Michel Masa:«È uno sport che ti fa sorridere».

Gran divertimento

Michel Masa, capitano del Ticino Unihockey, ci parla di questa disciplina che non promette denaro, ma grandi piaceri.

Fuori dai playoff per un solo punto. Quanta rabbia se ci ripenso. No, stavolta non deve più capitare». Pensieri a ruota libera di Michel Masa, 27 anni, neocapitano del Ticino Unihockey. Il riferimento è alla beffa sportiva della scorsa stagione, quando la squadra-faro ticinese fece harakiri nell’ultima giornata della regular season di Lega nazionale B, finendo ai playout per un soffio. Quest’anno però le cose sembrano essere cambiate: «Il gruppo è più compatto. Abbiamo imparato molto da quella disavventura».

Sogna in grande, il Ticino Unihockey. Al terzo anno di cadetteria, la squadra rossoblu vuole assaporare il brivido di entrare tra le migliori sei del torneo. «L’entusiasmo non manca – dice Michel –. Nei momenti difficili si rema davvero tutti nella stessa direzione. La favorita per la promozione in A? Lo Zugo». Cresciuto a Golino, pittore di professione, capitan Michel, di ruolo ala, vede nell’unihockey soprattutto una fonte di divertimento. «Sia per il pubblico, sia per chi lo pratica. Quest’anno, alla palestra Arti e Mestieri abbiamo raggiunto anche 250 spettatori a partita. Niente male. L’unihockey è uno sport che ti fa sorridere. Tante azioni spettacolari, tanti gol, parate imprevedibili, rapidi capovolgimenti di fronte. Per quale motivo credete che i bambini giochino tanto a unihockey sui piazzali delle scuole o nei cortili? Perché è qualcosa che trasmette gioia». D’altra parte praticarlo per soldi è difficile, se non impossibile.

«Solo nei Paesi nordici c’è qualcuno che può vantarsi di essere semiprofessionista. Da noi è dilettantismo allo stato puro. Nonostante questo, la Svizzera è stata capace di agguantare un terzo posto ai mondiali maschili del 2012, alle spalle solo delle superpotenze Svezia e Finlandia. Questo fa capire tante cose».

Michel è un ragazzo semplice. Un grande lavoratore, stando a chi lo conosce. Ci racconta dei suoi esordi, a 12 anni, con i colori del Golino (in seguito diventato BrissaGolino), della prima volta con il Ticino Unihockey, a 19 anni, dell’importanza di fare ambiente nello spogliatoio. «Forse questa è la squadra più completa e attrezzata con cui ho avuto la fortuna di giocare. L’arrivo di tre giovani svedesi ci ha regalato velocità e visione di gioco. Devo dire, tuttavia, che anche i giocatori nostrani fanno la loro parte. Il Ticino, in fatto di talenti, non è l’ultimo arrivato».

www.ticinounihockey.ch

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Testo: Patrick Mancini

Foto: Nicola Demaldi

Pubblicazione:
venerdì 29.11.2013, ore 08:48


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