Gran voglia di vincere

L’attaccante ticinese Antonio Marchesano ha un conto aperto con la sfortuna. Ora vuole riportare lo Zurigo in serie A. — di PATRICK MANCINI          

«Ho imparato che non bisogna dare nulla per scontato». Lo può dire forte Antonio Marchesano, classe 1991, attaccante dello Zurigo. Il 25enne ticinese, nonostante le indiscusse qualità tecniche, negli ultimi anni è stato perseguitato dalla sfortuna. «E ora ho tanta voglia di rivincite. Voglio contribuire a riportare lo Zurigo in Super League».

Dapprima il fallimento del Bellinzona, società in cui è cresciuto. Poi il passaggio al Sion che sfuma. Due anni a Winterthur con una serie di infortuni. La rinascita sportiva al Bienne, che però annega nei guai finanziari. Nel frattempo la firma con lo Zurigo. E il sogno della serie A che sembra avverarsi. «Invece lo Zurigo a maggio è retrocesso in B. Clamorosamente. All’inizio ci sono rimasto malissimo. Adesso però la vedo come una grande sfida. Ci credo. E poi giocheremo anche in Europa League, sarà affascinante».

Antonio, ragazzo semplice e tranquillo, amante della playstation e della musica commerciale, vive in un villaggio zurighese lontano dal centro. Ad agosto lo raggiungerà la sua ragazza. «Il club è dotato di un’alta professionalità. Anche se è in serie B, resta tra i più importanti in Svizzera». Infine si parla dell’allenatore, Uli Forte. «Continua a ripeterci che se non avremo la giusta umiltà, non otterremo risultati. Il calcio va velocissimo, ti porta dalla stelle alle stalle in poco tempo. È un mondo in cui ti devi guadagnare tutto».

Le previsioni per Rio

Ralph Stöcki era un eccellente giocatore di curling. A volte un po’ timido. Altre un po’ impreciso, come quando alle Olimpiadi di Vancouver 2010 alcuni suoi errori negarono alla Svizzera qualcosa in più rispetto al bronzo conquistato. Nel frattempo Stöckli, smessi i panni del giocatore, è diventato il capo delegazione della truppa rossocrociata in partenza per le Olimpiadi di Rio. E rimane fedele a se stesso. Prudente all’eccesso, gli andrebbero bene cinque medaglie e perciò, si spera, anche in fallo. Più corretto e coerente sarebbe parlare di una decina di medaglie. Esagero? No. Guardo e analizzo i risultati degli ultimi anni. Faccio confronti e penso che solo tra tennis e ciclismo a 5 già ci si arriva. Aggiungo scherma, equitazione, triathlon, canottaggio, ginnastica e bruscolini di sorpresa e non vedo come non si possa arrivare più su. Non vedo come si possa dimenticare che dopo anni di sport per tutti, anche in Svizzera si è iniziato ad investire nello sport professionistico. Una semina che inizia a dare frutti gustosi. Così come è importante ricordare che i controlli antidoping sono sempre più veri e gli atleti svizzeri, che storicamente mai hanno avuto la cultura dell’imbroglio farmacologico, come d’incanto sono diventati più forti.

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Testo: Patrick Mancini

Foto: Massimo Pedrazzini

Pubblicazione:
lunedì 25.07.2016, ore 00:00


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