Negli Stati Uniti, ogni secondo di ogni giorno sono mangiati 450 «hot dog».

Hot dog d'America

Alla base del panino d’asporto più noto vi è il wienerli, una salsiccia che ha girato il mondo.

L’hot dog è il panino più diffuso in America, quasi ogni film ambientato tra i grattacieli della Grande Mela ha una scena in cui i manager in completo fanno la fila di fronte a un fumante baracchino. Le note salsicce di manzo e suino hanno raggiunto la metropoli del Nuovo Mondo alla fine dell’Ottocento. A quell’epoca la maggior parte degli emigranti europei sbarcava a New York e così fece anche un tale Charles Feltman. Ci arrivò dalla Germania all’età di 15 anni, nel 1856.

In quel periodo le città americane si stavano popolando di venditori ambulanti che offrivano salsicce chiamate «dachshund» (bassotto) oppure «frankfurter», di Francoforte, in onore della loro terra d’origine. Inizialmente i wienerli erano venduti caldissimi, da soli oppure insieme a dei guanti che raramente i clienti restituivano e il pane non era compreso nell’offerta.

Il giovane Feltman seguì il trend dei connazionali emigrati e si mise a cuocere e vendere pietanze d’asporto a New York. Divenne un uomo e, con la piccola fortuna guadagnata, nel 1871 aprì a Coney Island un ristorante la cui insegna recitava «Red-hot dachshund sausages» e stava a indicare le rosse, bollenti salsicce vendute a pochi cents l’una dentro un involucro di pane.

Divenne famoso e gli fu attribuita l’invenzione di proporli in questo modo, ma tante altre storie sono nate parallelamente alla sua. Quaunque sia l’origine, il sistema con panino ebbe un successo strepitoso tra le strade e nei luoghi di svago. Il nome «hot dog» è probabilmente dovuto a una semplice abbreviazione. Però è più simpatico credere a chi narra che fu coniato nel 1906 dal cartonista Tad Dorgan. Egli realizzò un fumetto (peraltro mai trovato) ambientato vicino a uno stadio di baseball, nel quale la famigerata salsiccia era sostituita da un cane bassotto ricoperto di senape e lo chiamò «hot dog», cane caldo.

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Foto: Alain Intraina

Pubblicazione:
venerdì 10.01.2014, ore 09:41


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