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I Gotthard fanno «Bang!»

Lunga chiacchierata con Leo Leoni nel suo grotto a Oggio, sopra Lugano. Al centro il nuovo album dei Gotthard, un lavoro potente e variegato, che mescola momenti aggressivi e dolci melodie. Nei testi la vita di tutti i giorni, fra gioia e dolore. GUARDA IL VIDEO

L’appuntamento è al solito posto. Il Grotthard di Leo Leoni, grotto rock in quel di Oggio. Mattinata di sole e colazione all’aperto, brioches e caffé. Passa il postino e Leo lo saluta cordialmente, in dialetto. Vita di tutti i giorni anche per una star come lui, chitarrista doc (e orgogliosamente autodidatta), che ci parla a ruota libera del nuovo cd dei suoi Gotthard, Bang!, ennesimo capitolo vincente della band ticinese.

Cooperazione: Partiamo proprio da Bang! Un titolo... esplosivo?
Leo Leoni: Come il nostro disco. Un’espressione energica, frizzante, che racchiude l’essenza del rock’n’roll e dello spirito dei Gotthard, che da più di vent’anni martellano i palchi di tutto il mondo. La speranza è che l’album sia un «Big Bang!».



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Le premesse ci sono. Il suono è tosto, potente. E variegato.
Volevamo così. Non è stato un lavoro facile. Dopo la scomparsa di Steve e l’arrivo di un altro cantante, Nic Maeder, abbiamo inciso Firebirth, che inquadrava il nostro momento particolare. Una nuova partenza, quasi un debutto. Ed è andato bene. Ora dovevamo confermarci. Credo che Bang! rappresenti perfettamente i Gotthard di oggi e di domani: anzi, forse è il nostro miglior disco.

Nic sembra sempre più uno di voi. Com’è stato il suo ingresso nel gruppo?
È entrato in punta di piedi, con grande rispetto, e ha lavorato sodo tutti i giorni. I risultati non si sono fatti attendere. I primi concerti, lo confesso, sono stati duri. Ti giravi e, invece di Steve, trovavi un’altra persona. Ma siamo dei professionisti e abbiamo tirato dritto. Una grossa mano ce l’hanno data i nostri fan, che ci hanno spinto ad andare avanti e hanno accolto Nic con calore. Non smetteremo mai di ringraziarli.


Infografico INTERATTIVO
Gotthard, 25 anni di successi

Con le schede critiche a cura di Diego Perugini

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Le sonorità guardano al passato, all’hard rock anni Settanta, ma con un’attitudine moderna.
È il nostro sound. Ci piacciono gli strumenti classici, le chitarre Gibson, l’organo Hammond. Ma senza dimenticare la melodia. Non a caso il disco che mi ha cambiato la vita è Let It Be dei Beatles. Al tempo stesso siamo legati all’attualità: una delle cose che più mi fa piacere è vedere come fra i nostri fan ci siano tanti giovanissimi.

Di cosa parlano i testi?
Della vita di tutti i giorni. Di quel che capita, cose belle e brutte, alti e bassi. C’est la vie, un pezzo lento, parla della voglia di cambiare il mondo, di non perdere la speranza e non cancellare i sogni. Anche se la realtà, magari, ti porta da un’altra parte. Maybe è più romantica: in un mondo pieno di «forse», l’unica certezza è l’amore. Spread Your Wings affronta un tema importante e delicato: una persona sul letto di morte, la sofferenza di chi va e di chi resta. La fine che diventa un sollievo.

Il singolo «Feel What I Feel», invece, è più leggero. Anche per l’ironico videoclip. Dove lei, Leo, viene rimbalzato da una bella ragazza...
È Anita Buri, ex miss Svizzera, che però nel video rivela un’identità... aliena. E Nic ne pagherà le conseguenze. È una ballata rock, che spero piacerà alle radio, dove non ci passano mai troppo volentieri. Ma niente compromessi, mica siamo Justin Bieber!

Il disco si chiude con «Thank You», una canzone davvero unica.
È un ringraziamento per mia madre, le cose che vorresti dire ma non trovi mai il tempo e il modo. Ho cominciato a scriverla quando lei era malata, se n’è andata prima che potesse ascoltare la versione definitiva. Allora ho voluto che fosse qualcosa di importante e ne è uscito un pezzo lungo undici minuti, pieno di variazioni, che richiede attenzione. Ti metti lì, ti prendi il tuo tempo, ti vedi il film della tua vita.

L'album esce anche in vinile, come ai vecchi tempi. Ma lei che rapporto ha con internet, i social network e la tecnologia?
Non seguo Facebook, non vado in chat, non sono cose per me. Per la musica internet è stato una rivoluzione, nel bene e nel male: con un clic oggi ti possono ascoltare in ogni parte del mondo, è un fantastico mezzo di comunicazione e promozione. Peccato si sia diffusa la consuetudine di scaricare la musica gratis, che non aiuta gli artisti, ma danneggia anche tutto il sistema che gravita intorno. Dai negozi di dischi a chi fa le grafiche di copertina. Oggi le band sopravvivono per lo più coi concerti, è un po' la legge della giungla: se sei bravo, bene, altrimenti fai una brutta fine. Noi Gotthard, per fortuna, sappiamo come stare sul palco.

A proposito: a quando un tour?
L'8 e il 9 aprile ci scalderemo con un paio di spettacoli in Olanda e Belgio. L'11 al Volkshaus di Zurigo ci sarà la presentazione ufficiale del disco, più avanti suoneremo in alcuni festival estivi. In autunno partirà il tour vero e proprio, con anche due date in Italia: il 15 ottobre a Roma e il 16 a Milano. Intanto il 4 aprile, giorno dell'uscita del cd, ci sarà una sorpresina dell'ultima ora per i fan ticinesi.

I Gotthard sono sulla scena da tanti anni: qual è il segreto della vostra longevità?
Il rispetto reciproco, la voglia di lavorare assieme e di confrontarsi. A volte anche trovando dei compromessi, senza irrigidirsi. Il nostro motto è: "C'è un problema? Lo risolviamo".

I Gotthard sono sulla scena da tanti anni: qual è il segreto della vostra longevità?
Il rispetto reciproco, la voglia di lavorare assieme e di confrontarsi. A volte anche trovando dei compromessi, senza irrigidirsi. Il nostro motto è: «C’è un problema? Lo risolviamo».

Ma lei si vede a settant’anni ancora sul palco, come Paul McCartney o i Rolling Stones?
Ho iniziato a suonare da ragazzino, la musica è la compagna della mia vita. Quindi credo sarà con me fino alla fine dei miei giorni. Sulla scena o dietro le quinte, questo si vedrà. Ma è un po’ presto per pensarci, no?

Un cd... esplosivo

«Bang!», il nuovo sontuoso ed eclettico album dei Gotthard. E «Thank You» la canzone che spicca di più, un capolavoro.

Leo lo considera uno dei migliori dischi dei Gotthard. Anzi, forse il migliore. Potrebbe sembrare una dichiarazione di prammatica, vista l’imminente uscita di Bang!, invece l’ascolto attento di questo album sontuoso ed eclettico conferma la «sparata» del chitarrista ticinese. Nelle tredici tracce in scaletta c’è un po’ di tutto, con sorprese sparse lungo i solchi. Si parte con la «title-track», esplosiva come esplicita il titolo, con un bel riff anni Settanta e un organo che rimanda alla lezione del grande Jon Lord dei Deep Purple («L’ho conosciuto bene. Mi ha insegnato a lottare per raggiungere il sogno» ci dice Leo). Il singolo Feel What I Feel è orecchiabile e accattivante, ai confini del pop, ma senza svendersi.

Grande dolcezza con C’est la vie, ballata esistenziale con fisarmonica in evidenza, mentre Spread Your Wings e I Won’t Look Down mescolano sapori «seventies» e sensibilità moderna. Ancora dolcezza in Maybe, venata di romanticismo, fra tocchi di pianoforte, violino e il duetto vocale fra Nic e Melody Tibbits, con un suggestivo finale corale, quasi gospel. What You Get, dalle intriganti orchestrazioni, e Mr. Ticket Man sono robuste sferzate hard, che ci conducono al capolavoro Thank You. Una toccante suite di quasi undici minuti, che spazia fra atmosfere diverse, con dispiego d’archi, momenti acustici e vigorosi crescendo, e ricorda i migliori Guns N’Roses (stile «November Rain»). Nic e Leo qui danno il meglio, fra voce calda e assoli pirotecnici. Un gioiello.


I Gotthard presentano ufficialmente il disco l’11 aprile al Volkshaus di Zurigo, ma il 4, giorno dell’uscita, grande festa proprio al Grotthard Cafè di Oggio. Più avanti suoneranno in alcuni festival estivi. E in autunno parte il tour vero e proprio.

www.gotthard.com

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Testo: Diego Perugini

Foto: Sandro Mahler/Martin Häusler (Mad)

Pubblicazione:
lunedì 31.03.2014, ore 16:10


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