La colomba può arricchirsi di cucchiaiate deliziose. Vi suggeriamo tre ricette veloci. (Foto: Alain Intraina)

I segreti per farcire la colomba

Il soffice dolce, tra valore simbolico e offerta golosa, mette tutti d’accordo. Una sorpresa in più? Farcirla con una crema fatta in casa. — di NATALIA FERRONI

«

L’artigianalità fa ancora la differenza»

Umberto Baio, panificio Coop di Castione

La colomba è simbolo di pace dal giorno in cui, secondo la Bibbia, è tornata sull’arca di Noè. Aveva un ramoscello di ulivo nel becco per annunciare che il diluvio universale era giunto a termine e che sarebbe tornata la pace. Il delizioso dessert che, per tradizione, chiude il pranzo di Pasqua, giorno di pace per eccellenza, non poteva quindi avere forma più opportuna.

Origini incerte 
Vi sono leggende che fanno risalire questo dolce pasquale all’epoca longobarda, attorno al V secolo. Durante l’assedio di Pavia, il re longobardo Alboino si era
visto offrire da un fornaio pavese un pane dolce a forma di colomba, in segno di pace. L’iniziativa aveva calmato il sovrano tanto, da decidere di non mettere a fuoco e fiamme la città. Secondo un’altra leggenda, invece, l’origine della colomba risalirebbe al 1176, alla battaglia di Legnano. I combattenti, alle prese con Federico Barbarossa, avevano commissionato un pane speciale a forma di colomba dopo averne viste due 
posarsi sulle insegne lombarde. Comunque sia, da allora quella torta particolare ha trovato sempre più ammiratori, è diventata famosa e si è diffusa in tutta Italia, fino a entrare nella tradizione pasquale anche oltre confine. Le prime colombe erano probabilmente dei semplici pani zuccherati. In seguito, l’estro dei maestri pasticcieri le ha arricchite di mandorle, canditi e granella di zucchero. La colomba classica, come la conosciamo oggi, risale ai primi del Novecento, quando il pastificio Motta decise di mettere in commercio un dolce simile al panettone natalizio, con la caratteristica glassa arricchita da mandorle, ma senza uvetta. 

Il dolce che sa di primavera
«Colomba pasquale Motta, il dolce che sa di primavera»: era il 1934 e nel bel manifesto due colombe – l’uccello bianco e il dolce – si soprapponevano in un fazzoletto di cielo azzurro. Un esempio raffinato di marketing alimentare, perfetta coincidenza di produzione industriale e sentimento popolare. Da allora, la colomba non ha più smesso di essere identificata con la celebrazione gastronomica di Pasqua e avere il posto d’onore al termine del pasto festivo. 

Farcia e fantasia
Una colomba fatta in casa non è cosa da cuochi inesperti. In questo caso, meglio affidarsi alle proposte offerte dai professionisti. Il gusto personale indirizzerà la scelta. Quello che invece possiamo preparare a casa, per dare un tocco personale, sono una farcia che rende più sfiziosa la colomba. Perché il tradizionale dessert pasquale può arricchirsi di cucchiaiate deliziose. Crema pasticciera o chantilly? Ve ne suggeriamo tre, compresa una salsa di frutta, variante light. Insomma, diversi modi per dire Pasqua con dolcezza. E che cosa bere con questo dolce? Un passito o un moscato spumante dai profumi freschi, soprattutto se abbinato alla farcia di frutta. Se la colomba è al cioccolato, niente di meglio che un buon rum.

---------------------------------------------------------------
 
NUOVO: COLOMBINE DA 100 GRAMMI - Da oltre 35 anni, il panificio Coop di Castione sforna uno dei dolci pasquali più tipici della nostra tradizione.
 

La colomba pasquale è uno dei fiori all’occhiello della produzione del moderno panificio Coop di Castione (nella foto TiPress): «Già negli anni ’80, a Genestrerio, realizzavamo oltre 100mila unità a stagione» ricorda il responsabile della produzione, Umberto Baio. Oggi, tra colombe e colombine, i pezzi sfornati sono invece tra i 170 e i 200mila. «Si tratta di uno degli ambasciatori più amati del patrimonio culturale alimentare ticinese e finisce sugli scaffali di tutte le filiali Coop della Svizzera» precisa Gabriele Manenti, responsabile del panificio. Ogni anno, tra febbraio e marzo, sono una quindicina i collaboratori che si dedicano alla produzione di questo amato dolce. «Nelle settimane che precedono la Pasqua lavoriamo intensamente alla preparazione della colomba, organizzati su due turni: uno di produzione e cottura e l’altro d’imballaggio». Praticamente, per quasi due mesi, due linee produttive su quattro sono impegnate a tempo pieno. «Parliamo di un lavoro impegnativo, che richiede ancora una buona dose di manualità» sottolinea Baio. La ricetta è quella originale e rispecchia i canoni della più antica arte dolciaria del canton Ticino. «È stata sviluppata negli anni dai panettieri pasticcieri di Coop e tramandata in azienda di generazione in generazione» spiega Baio. Le materie prime della colomba Coop Qualité&Prix sono di primissima scelta e principalmente di provenienza locale e Svizzera, come, per esempio, le uova o il burro. Le quantità sono impressionanti: «Basti pensare che nell’impasto, in una sola stagione, solo di arancini canditi della Sandro Vanini di Rivera ne impieghiamo oltre otto tonnellate!». Dal preimpasto all’imballaggio, fino alla consegna del prodotto fatto e finito nei punti di vendita, passano al massimo tre giorni. «In questo modo la freschezza è garantita al 100%». La novità? La colomba in mini formato da 100 grammi. Luca Corti 

 

TORNA AL MENU «REPORTAGE»
VAI ALLA SEZIONE «A TAVOLA»
TORNA ALL'HOMEPAGE

Commento (1)

Grazie per il vostro commento.

Questo commento ha un contenuto sgradevole?

Il testo sarà controllato ed eventualmente modificato o bloccato.

Il vostro commento

Non avete ancora scritto il commento.

Questo campo deve essere compilato. Grazie.

Campo obbligatorio
Questo campo deve essere compilato. Grazie.










Si prega di commentare nel rispetto della nostra netiquette e degli altri utenti.


ARTICOLI IN EVIDENZA



Jamiroquai, un ritorno
a tutto funky

Sette anni. Tanto è passato dall’ultimo cd dei Jamiroquai, tornati ora con Automaton (Universal).


*****

L'arte di osservare
gli uccelli

Munitevi di binocolo e taccuino. È in arrivo una singolare iniziativa promossa da Birdlife Svizzera.

*****


A caccia di asteroidi

L’astrofisica Carrie Nugent spiega perché è nostra responsabilità continuare a scrutare i cieli.

*****




Login con il profilo di Cooperazione

Chiudere
Fehlertext für Eingabe

Fehlertext für Eingabe

Dimenticato la password?