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Punto a capo
ha scritto il 13.11.2017


I simboli del tatuaggio - Di Daniele Maggetti

Gli studiosi della Bibbia smentiscono la tradizione secondo la quale il libro del Levitico sarebbe opera di Mosé in persona. Oggi l’autore, chiunque sia, deve rivoltarsi nella tomba, se si considera questa sua ingiunzione: «Non vi farete incisioni nella carne, né vi farete tatuaggi addosso» (Le 19:28).

Negli ultimi vent’anni, nel mondo occidentale, il tatuaggio ha completamente cambiato statuto. Le legislazioni di quasi tutti i paesi proibiscono il tatuaggio di animali, mentre sul genere umano la sua pratica – a lungo tribale o clandestina, destinata a marcare dei gruppi sociali distinti, come marinai o prigionieri – è diventata segno individuale, prova di creatività, elemento da esibire.


Molteplici ragioni
Non staremo a disquisire sulle qualità artistiche dei vari disegni e motivi che non si possono non vedere, nè sul significato globale del fenomeno, già ampiamente commentato dai sociologi. Le ragioni che spingono qualcuno a farsi tatuare sono molteplici: voglia di imbellirsi, di sedurre, di provocare, di manifestare la propria originalità. Tutte sembrano comunque indissociabili dalla tendenza contemporanea all’individualismo – non senza qualcosa di paradossale, visto l’aspetto dilagante della moda (si vuol essere singolari, facendo come tutti…).

Il rapporto con il tempo
Dietro quest’evidenza, mi sembra però di percepire un sintomo del rapporto, per certi versi disperato, che abbiamo nei confronti del tempo e del suo flusso. L’incisione sulla pelle rivela il desiderio oscuro di arrestare il tempo, di rendere assoluto l’attimo presente, fissandolo in modo indelebile:
la cosa è palese quando il tatuaggio rimanda ad una relazione amorosa. Aspiriamo a durare, cercando di scordare quanto in realtà siamo provvisori, e quanto la discontinuità è la regola stessa dei nostri sentimenti. Quei segni d’inchiostro sono aneliti inconsci. C’è chi critica i tatuaggi perché li giudica incompatibili con l’avanzare nell’età, e poco estetici sulle epidermidi invecchiate. Guardati nell’ottica di cui sopra, appaiono invece come dei formidabili  stimoli di saggezza, proprio se ostentati su pelli raggrinzite: da simboli dell’esaltazione edonistica del corpo, eccoli trasformati in efficacissimi “memento mori”…


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