Dopo aver ottenuto il diploma di maestra delle scuole dell’infanzia, Sofia Pawlowski sta facendo un anno sabbatico e trascorre alcuni mesi nel Burkina Faso.

I sogni di Sofia
dal Burkina Faso

Sofia Pawlowski è passata dal palcoscenico teatrale di Quartino al Burkina Faso: un’esperienza non come le altre alla scoperta di un modo diverso.

Incontro per la prima volta Sofia a Ouagadougou. Era atterrata da poche ore. Città dal nome che incuriosisce, la capitale del Burkina Faso, uno dei paesi più poveri al mondo. Un insieme di suoni che molti sbagliano nel pronunciarne il nome. Forse per questo tutti la chiamano più semplicemente Ouaga. «Per me è il primo viaggio in Africa e per di più da sola» ci dice, senza però denunciare timori o insicurezze. Forse anche perché fin dall’arrivo all’aeroporto era stata accolta da Mariam. Una donna tutta energie che presiede Zoodo, un’associazione non governativa locale di sostegno alla promozione sociale e culturale delle donne. Terminata la formazione di maestra d’asilo lo scorso mese di giugno, Sofia ha voluto prendersi un anno di riflessione personale. «Mi sono annunciata per delle supplenze così da poter capire meglio che tipo di maestra vorrò diventare». Poi il progetto di lavorare per alcuni mesi in una scuola dell’infanzia africana. «Un sogno che ho potuto realizzare attraverso Beogo, una Ong ticinese che da anni realizza progetti di vario genere nel Burkina».

Ritrovo una settimana più tardi Sofia a Ouahigouya. Cittadina a quasi duecento chilometri a Nord della capitale. Tra le due città, una sterminata pianura dove si contrappongono il giallo oro dell’erba secca, il color ocra e grigio della terra e il verde degli alberi, che man mano che si avanza diventano sempre più  radi. «Spesso ho l’impressione di perdermi nel nulla» commenta seduta sulla poltrona della casa di Mariam che la ospiterà per i prossimi due mesi. «A volte mi sento veramente sola, cosa alla quale non ero abituata. Ma forse è forse proprio quanto cercavo…». In fondo Sofia è sempre stata in mezzo alla gente. «All’età di due anni mia mamma mi ha portata per la prima volta su un palcoscenico». Marinella, sua madre è attrice autodidatta, regista, realizzatrice di testi teatrali. Negli anni ’90 ha creato il Teatro azzurro, una scuola di teatro per bambini. «Il primo anno è dedicato alla formazione. Poi durante l’estate mia mamma scrive un testo fatto su misura per i ragazzi della compagnia. Dall’autunno prove e in primavera gli spettacoli pubblici». Sofia ha molti ricordi. Per molto tempo con la mamma e la sorellina Lucia ha portato in scena una rivisitazione della storia di Cappuccetto rosso. «Poi durante gli ultimi tre anni sono stata troppo impegnata con gli studi, ma da poco abbiamo ripreso a presentare lo spettacolo mia mamma ed io…».

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Quando sono sul palcoscenico sono un'altra persona»

A Sofia luccicano gli occhi mentre parla delle sue esperienze teatrali. «Quando sono sul palcoscenico mi sento un’altra persona. È come meditare; entro in altro mondo…». Ridendo ricorda il primissimo spettacolo, quando all’età di due anni entrava in scena a cavallo di un’ape. «C’era una parte che mi piaceva moltissimo: a un certo momento, quando incontravo il signore del tempo che era attorniato da tantissimi orologi, dovevo mangiarmi uno zwieback con la Nutella. A casa ne mangiavamo molto raramente…». Una passione per il teatro che però non è andata oltre al puro livello amatoriale. «Non ho mai pensato di farne una professione. Fin dalla seconda media, dopo un’esperienze estiva di baby-siter, avevo deciso che sarei diventata maestra della prima infanzia e da allora non ho cambiato idea». Il teatro però le sarà utile nella sue attività con i bambini «Il palcoscenico mi ha fatta diventare più sciolta nel parlare agli altri, so raccontare bene delle storie e mi piace tantissimo dare vita a dei personaggi». Qualità che certamente potrà proporre anche ai bambini del Burkina, aggiungiamo.

«Per i momento sono ancora nella fase di approccio con i bambini e soprattutto con le colleghe. Mi hanno accolta benissimo, ma sento che non è facile entrare in sintonia. Probabilmente è una questione di timidezza loro. Ma sono certa che ce la farò…». Non ci sono problemi invece con i bambini «Come sono arrivata mi sono corsi incontro per salutarmi. Molti mi toccavano la pelle delle braccia, mi tiravano chi da una parte, chi dall’altra». Poi ci sarà l’inevitabile confronto tra i metodi educativi del posto e quelli praticati da noi. «Certo ci sono molte differenze nel modo di organizzare la giornata dei bambini, ma anche nell’atteggiamento che gli adulti hanno nei loro confronti. Ma io sono qui per imparare, per conoscere una cultura diversa dalla nostra. Spero di riuscire a dare anche un mio contributo, ma sono perfettamente consapevole che tra due mesi me ne tornerò a casa e le maestre invece continueranno a lavorare con questi bambini».

Intanto dalla finestra si sente la voce del muezzin che annuncia che è giunta l’ora della preghiera serale. Un richiamo che si mescola con la musica del baretto appena fuori di casa e che si prolungherà fino a tardi nella notte. «Ecco perché fino adesso non ho mai acceso il mio iPod portato da casa».

In pillole

Sofia Pawlowski

Ha 22 anni e «un cognome che regolarmente tutti storpiano», portato dal nonno venuto in Svizzera dalla Polonia durante la seconda guerra mondiale e sposatosi poi con una losonese. Uno dei sogni famigliari è di poter andare una volta in Polonia per incontrare i parenti.  
Famiglia: padre Gian Pietro, bibliotecario; madre Marinella, attrice, regista e autrice teatrale; due sorelle: Alice, docente di visiva alle scuole medie, la maggiore, e Lucia, la sorellina, studentessa alla CSIA. «A Natale ci siamo fatte tatuare tutte e tre sull’avambraccio destro la scritta “donin”, il modo con cui la mamma ci chiamava da piccole».
Letture: storie vere, racconti di altri paesi. «E molti suggerimenti sui libri da leggere vengono dal papà…»
Film: possibilmente romantici e non guasta se strappalacrime.
Carattere: tendenzialmente pessimista «ma per il 2014 ho il fermo proposito di voler imparare a pensare positivo; so che questo permette di vivere meglio».
Motto: «con i bambini non si sbaglia mai!».

www.zoodo.org

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Testo: Fredy Franzoni
Foto: Alfonso Zirpoli

Pubblicazione:
venerdì 21.02.2014, ore 09:59


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