Folclore, identità in evoluzione

Costumi popolari: da noi ritenuti cimeli per musei, in Tirolo vivono un nuovo boom. Una questione di adattamento delle tradizioni ai gusti e ai tempi moderni? Sembrerebbe di sì. — Giorgia von Niederhäusern

Con l’arrivo in Ticino, a giugno, della Festa federale delle corali (vedi in fondo), i costumi tradizionali tornano tema d’attualità. Elementi legati al passato, nella Svizzera italiana gli abiti popolari sono considerati per lo più cimeli per musei.
Come ci spiega il professor Bernhard Tschofen, esperto di cultura popolare all’Università di Zurigo, «la Romania (il territorio di diffusione delle lingue romanze n.d.r.), quindi anche l’Europa italofona, è plasmata da una cultura urbana». Nella nostra regione, simboli campestri sono percepiti come obsoleti e di scarsa attrattività. Una questione, aggiunge lo studioso, che meriterebbe di essere ulteriormente approfondita in campo accademico.
Nel nostro paese, l’orgoglio per le radici popolari è invece più tangibile in cantoni come Appenzello e San Gallo. Basti pensare al successo della camicia tradizionale contadina (quella celeste ricamata con stelle alpine). Il costume folcloristico in queste zone è però per lo più circoscritto a cerimonie e feste religiose. A poche ore di tragitto dalla Svizzera nord-orientale, in Baviera e in Tirolo, il vestito tradizionale ha un ruolo ancora più centrale, anche nella vita quotidiana. Siamo andati a Innsbruck per osservare da vicino questo fenomeno.

Il boom
Laura ha sedici anni e lavora come cameriera in un rinomato albergo nel centro della capitale tirolese. Indossare il dirndl (il tipico vestito femminile portato anche in Baviera e diventato famoso dalle nostre parti soprattutto attraverso l’Oktoberfest, cfr. foto a pag. 78 e sopra) al lavoro, ci dice, ha sì lo scopo di attirare i turisti, ma non si limita a una mera funzione pubblicitaria. «A casa ne ho vari modelli. Li metto a feste familiari e grandi eventi», aggiunge. Battesimi, compleanni, matrimoni… Tutte occasioni in cui esibire i festosi capi. In occasione di feste religiose, i tirolesi sfoggiano inoltre elaborate (e costose) trachten, ovvero gli abiti popolari che, indossati secondo precise regole, distinguono gli abitanti delle varie valli della regione. Anche nell’abbigliamento di tutti i giorni, però, non mancano i rimandi al folclore.


Laura, camerriera di Innsbruck, in dirndl.

In particolare, le generazioni più giovani si stanno appropriando delle tradizioni reinterpretandole e stravolgendone alcuni aspetti. Anna, 28enne, ci confessa ad esempio che portare gonne per lei è una sofferenza. Ecco perché al dirndl preferisce la versione corta dei lederhosen (i tipici pantaloni in pelle con bretelle), fino a qualche tempo fa indossati solo e esclusivamente da uomini. La grande offerta di questi capi nelle boutique della città è indice dell’attuale boom. Una tendenza che ha avuto inizio con il nuovo millennio. Ne è testimone l’azienda Geiger, che dalla sua sede a Vomp ha portato giacchetti in lana (i cosiddetti janker) in tutto il mondo. Peter Geiger, direttore generale e erede dell’impero di famiglia, dichiara: «Nell’ultimo anno, solo in Austria, siamo cresciuti del 60%. Un record.  Il massimo potenziale di crescita attualmente è proprio nella regione delle Alpi».


La cantante Hannah Hofer in un dirndl di Manufaktur Herzblut.

Dai nazi alla comunità gay

Secondo Reinhard Bodner, etnologo attivo all’Università di Innsbruck e ricercatore sull’uso dei costumi nel XX e XXI secolo, «uno dei fattori che ha favorito questa tendenza è la rinnovata voglia di regionalizzazione in un mondo sempre più frenetico e globalizzato». In tal modo, la tradizione, riscoperta e adattata al gusto moderno, diventa cool. «Non è sempre stato così – spiega Bodner –. Negli anni Settanta, ad esempio, pochi avrebbero fatto uso di questo tipo di abbigliamento». Nel corso dei secoli i costumi tirolesi sono stati rispolverati a più riprese e sulla base di intenzioni e ideologie completamente diverse tra loro. Dapprima semplici abiti della classe medio-bassa campagnola e uniformi dei cacciatori, nel XIX secolo furono portati in auge da personalità come l’arciduca Giovanni d’Asburgo-Lorena e l’imperatore Francesco Giuseppe I d’Austria, che influenzarono il gusto della classe agiata nei centri urbani. Nella prima metà del Novecento divennero invece materiale di propaganda nazista. Fu proprio a Innsbruck che Gertrud Pesendorfer, responsabile della Direzione generale della tracht tedesca, fondata sotto il Terzo Reich, dettò le regole di costume per il popolo tedesco. I suoi manuali di stile sono tuttora considerati caposaldi della «nuova moda tradizionale».
Ancora oggi, i partiti politici di destra austriaci amano presentarsi a occasioni formali in giacche in loden (il tessuto di lana tipico della regione) con bottoni di corno. Lo stesso si può dire anche per gruppi ben lontani da un’ideologia conservatrice. Ne è un buon esempio la comunità gay. Come ci spiega Karl Berger, direttore del Tiroler Volkskunstmuseum (il museo dedicato all’arte popolare tirolese) di Innsbruck: «Ciò che un tempo era sinonimo di destra estremista è rimasto simbolo di un certo orgoglio patriottico, di fiera appartenenza alla regione. Oggi però è declinato secondo le intenzioni individuali della persona o del gruppo che lo indossa. La moda tradizionale, anche nella versione più moderna e trasgressiva, è un simbolo che indica “queste sono le mie radici e questa è la mia identità”. Identità in parte molto diverse fra loro».


Karl Berger, direttore del Tiroler Volkskunstmuseum. In vetrina: il manichino rappresentante Gertrud Pesendorfer.

Pizzo, loden e rock’n’roll
Markus Spatzier è un giovane designer. Nel suo atelier a Schwaz, a mezz’ora di viaggio dalla capitale del Tirolo settentrionale, alla tradizione sartoriale regionale viene accostato uno stile gotico e rock. «Patriottismo è una parola usata spesso male. Con le mie creazioni voglio sì esprimere il mio orgoglio tirolese. Questo però non vuol dire essere né razzisti, né chiusi o ottusi». Il giovane proprietario del marchio Manufaktur Herzblut è lo stilista personale di Hannah Hofer (in arte Hannah). Chioma rosa, borchie e tatuaggi, dalle nostre parti questo peperino sarebbe il perfetto prototipo di diva rock. In realtà è una delle più acclamate cantanti austriache di musica popolare. Anche la musica «folk», qui, riflette i gusti contemporanei. Come sottolinea Spatzier, «in una società in costante cambiamento, la moda, anche se popolare, dovrebbe evidenziarne l’evoluzione».

«

Patriottismo non deve essere sinonimo di chiusura e ottusità»

Markus Spatzier, stilista e proprietario di Manufaktur Herzblut.

Moda alpina dalla Cina
E di evoluzione (o involuzione che dir si voglia), si tratta anche quando si affronta il tema «globalizzazione», che non ha condonato nemmeno i costumi austriaci. Si sa: là dove ci sono buoni affari giunge anche la produzione di massa. Daniela Wagneder, direttrice del consorzio Tiroler Heimatwerk, che dà lavoro a artigiani e sarti della regione, parla di moda «usa e getta». Nel suo negozio, inserito nel centro di Innsbruck, una tracht può costare fino a 7.000 euro. Nulla a che vedere con i dirndl in poliestere «made in China» in vendita a meno di 100 euro in altre boutique della città. Che sia in fondo un male necessario per la diffusione, e quindi la sopravvivenza, se non della cultura, almeno del gusto locale?

Dal 10 al 12 giugno, il Ticino ospiterà per la prima volta la Festa federale delle corali in costume. Sarà Lugano a fare da palco ai 62 gruppi folcloristici partecipanti, provenienti da tutta la Svizzera. Oltre al concorso corale, il programma prevede varie animazioni e una vasta gamma di appuntamenti con la cucina tradizionale e l’artigianato.

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Testo: Giorgia von Niederhäusern

Infografici: Niki von Almen. Fonti: Bain&Comapny e Atwerp Diamond Centre, «The Global Diamond Industry»; Andrew Francis e Hugo M. Mialon, Emory University, Atlanta, «A Diamond is Forever» and Other Fairy Tales: The Relationship between Wedding Expenses and Marriage Duration»; testimonianze delle gioiellerie Galli di Zurigo, Sutter di Winterthur e Les Ambassadeur di Lugano