Iggy Pop: un gran bel
finale di carriera?

Dicono che questo potrebbe essere il suo ultimo disco. Fosse così, sarebbe un gran bel finale di carriera per Iggy Pop, pioniere del punk e icona di certo rock trasgressivo.  — DIEGO PERUGINI

A 68 anni «l’Iguana» sfodera un (capo)lavoro crudo e tagliente, Post Pop Depression (Caroline), con l’aiuto di un altro rocker doc come Josh Homme, più giovane ma dall’esperienza importante con Queens of the Stone Age ed Eagles of Death Metal. Nove i brani in scaletta, con momenti orecchiabili come Gardenia, la ruvidezza acustica di Vultures, l’intensità elettrica di German Days, il ritmo vivace di Sunday. A tratti, nella voce e nelle sonorità, torna in mente la collaborazione con l’amico-collega Bowie negli anni Settanta. Ed è un toccante sentire. Il meglio arriva alla fine, nell’invettiva sarcastica di Paraguay, dove in un crescendo rabbioso Iggy immagina di andarsene lontano per cambiar vita, mandando a quel paese (un eufemismo) l’eccesso di informazione e tecnologia dei nostri tempi moderni. Come dargli torto?



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