Ancora qualche giro e poi si potrà posizionare il tetto.

Iglù, e la casa la fai tu

Speciale Bio — Olio di gomito, seghe, pale e una corda. Ma soprattutto tanta neve. Siamo andati a Gstaad per imparare a costruire un iglù. Dopo due ore di lavoro, la ricompensa: una fondue nell’ accogliente cocoon di neve.

Siamo a Gstaad, in mezzo a sontuosi chalet, hotel di lusso e raffinati ristoranti. Ma non siamo venuti per seguire le tracce delle star o per soggiornare in uno dei numerosi alberghi cinque stelle della rinomata stazione di villeggiatura alpina. Siamo qui per imparare a costruire un iglù. Sono le 9:30 e alla stazione ci attende sorridente Volker Schweinbenz, che lavora come istruttore per l’Alpinzentrum di Gstaad, un’azienda specializzata in attività outdoor. Assieme a lui, cinque ragazzi armati di sorriso ed energia per affrontare questa sfida con noi. Sono della regione e mentre ci allontaniamo dal centro, ci mostrano le vette innevate del Col du Pillon e ci indicano le migliori stazioni sciistiche. In pochi minuti arriviamo a Gsteig, ai piedi delle imponenti cime che si stagliano tra i cantoni Berna, Vaud e Vallese. Il sole ancora non si vede, ma si appresta a fare capolino da dietro un tremila metri.

L’aria è frizzante ma le temperature sono miti per la stagione. E noi siamo pronti per iniziare, ascoltando le istruzioni di Volker, che costruisce «case di neve» da anni. «Ho imparato sin da giovanissimo a costruire iglù e ripari per bivaccare». «È importante avere un buon deposito di neve e preparare la base su cui si vuole costruire l’iglù». Volker posiziona una paletta e una corda lunga 1,5 metri con cui disegna una circonferenza. «Costruendo bisognerà seguire la corda: la costruzione deve avvenire in spirale in modo da ottenere una semi sfera» ci avvisa. Ci distribuisce delle seghe e ci mostra come si ricavano i «mattoni» dal deposito che ha preparato alla vigilia del nostro arrivo. Intagliamo dei  blocchi di neve di 40x50x15 cm. C’è chi taglia i blocchi, chi preferisce posizionarli. In modo naturale ci ripartiamo i compiti e procediamo spediti.

Ma nella foga, omettiamo di seguire alla lettera le direttive che Volker aveva impartito all’inizio e l’iglù sta diventando più alto di quanto dovrebbe. «Cerco d’intervenire il meno possibile per non scoraggiare i partecipanti. Altrimenti non prendono più l’iniziativa e non è questo lo scopo dell’attività» spiega. Ma tutto sommato ce la siamo cavata bene: sono da poco passate le 12 e il nostro iglù, anche se non proprio regolare, è terminato, con tanto di piccolo corridoio arcato all’entrata. È ora di pranzo e manca solo un tavolino su cui posare il caquelon.

È il momento della tanto meritata fondue all’interno della nostra effimera opera d’ingegneria. Ci sediamo su morbide pelli di pecora attorno a un caquelon fumante e a un bicchiere di vino posati su un cubo di neve, il nostro tavolo. Pur essendo nel bel mezzo di una struttura di neve, ci godiamo un piacevole tepore e osserviamo nuvolette di vapore che escono dall’ingresso. Capiamo meglio l’ingegno degli inuit: un iglù, nonostante sia di neve, può essere calorosamente accogliente. Le lingue si sciolgono, ci si conosce meglio, si racconta del più e del meno e si commenta il nostro lavoro. «Se avessimo proceduto più lentamente, l’avremmo costruito meglio, seguendo le proporzioni» fa notare qualcuno; qualcun altro osserva le pareti che si stanno «saldando» rendendo indistinguibili i blocchi di neve. Ma siamo a pochi chilometri da Gstaad ed è quindi inevitabile non accennare alle star che in questo periodo vengono qui a trascorrere qualche giorno di ferie. «Madonna sta vicino a casa mia. All’inizio non la si riconosceva perché non si conosceva la sua mise». «Io ieri invece ho visto Elton John. Girava tranquillamente per le vie di Gstaad» prosegue qualcun altro. Si parla di star che trascorrono qui giornate con tutti i comfort possibili e immaginabili. Ma oggi il vero lusso è stare all’interno di un iglù costruito con le nostre mani… e mangiarci una fondue.

Il «mezzo decalogo» dell’iglù perfetto

  1. Preparare un buon deposito di neve.

  2. Preparare una buona base piana su cui costruire l’iglù. Camminarci sopra con delle racchette da neve per pigiare e comprimere bene la neve.

  3. Mentre si costruisce, tenere d’occhio le dimensioni grazie alla corda fissata al centro della base, in modo da costruire una mezza sfera.

  4. Non costruire un iglù su una circonferenza troppo grande. Se si è in tanti, meglio costruirne diversi (che si possono poi anche collegare tra loro).

  5. Tagliare i blocchi di neve possibilmente nelle stesse dimensioni.



Dritte per attività invernali

Slittare
Sulla pista per slittini più lunga d’Europa

Il Big Pintenfritz è il percorso ideale per tutti gli amanti dello slittino. È notevole per lunghezza: la pista si snoda infatti per 15 km dal Faulhorn a 2.680 m s.l.m fino a Grindelwald. Ma è anche magnifica la cornice in cui si trova: è circondata da Eiger, Mönch e Jungfrau.
www.grindelwald.ch


Skijöring
La versione invernale dello sci nautico

Lo skijöring consiste nel farsi trascinare sugli sci da un cavallo. Questo sport è entrato a far parte delle discipline sportive olimpiche nel 1928 a San Moritz. Ma per praticarlo non è necessario essere degli atleti: l’importante è saper sciare, al cavallo ci pensa un fantino. Da praticare per esempio a Château-d’Oex, a pochi chilometri da Gstaad.
www.chateau-doex.ch/fr/hiver-sports/skijoring_fr


Alloggi
Per tutti i gusti

La Svizzera propone un’ampia offerta di possibilità di soggiorno su tutto l’arco alpino. Che cerchiate un soggiorno all’insegna del benessere, dell’adrenalina, del buon vivere o adatto alle famiglie, troverete 20 offerte alberghiere a prezzi allettanti nel supplemento a questo numero di Cooperazione e online su: www.cooperazione.ch/feriebianche

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Scarica anche il poster (in PDF) con i «bio-grafici» — Un miliardo oltre il bio

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Testo: Raffaela Brignoni
Foto: Pino Covino

Pubblicazione:
lunedì 03.02.2014, ore 09:34


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