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Punto a capo
ha scritto il 18.04.2017


Il Paese degli orologi

Quando ci si dirige al lavoro, a volte, nel paese degli orologi, si ha la sensazione che i propri passi siano scanditi dal ticchettare proveniente dalle tante vetrine delle orologerie.

Lì, fra le teche, campeggia l’impareggiabile, elvetica, produzione dei nostri celebri “conta-tempo”.

Regole sempre più ferree
Pare che questo settore sia entrato in crisi con l’avvento di smartphone e derivati. Anche se l’orologio ancora non tramonta, ed è da sempre simbolo dell’efficienza che ha reso celebre il nostro Paese, ora il suo splendore sembra un poco svanire. Si avvertono provenire gli echi di questo cedimento dalle fondamenta stesse del tempo poiché quest’epoca, per molti, è diventata insostenibile: il lavoro divora i nostri giorni e un bisogno smodato di produttività, che impartisce regole sempre più ferree, domina le dinamiche aziendali e di mercato. Stress ed esaurimenti sono dovuti da una forte pressione che pesa sulle esistenze, sulle ore spese rincorrendo qualcosa che sempre ci sfugge. Quindi, l’equazione tempo uguale denaro è, nella maggior parte dei casi, quella che regola le nostre vite sciupate: svendiamo la nostra “ricchezza temporale” per comprare altro tempo in forma di svaghi, vacanze e quant’altro (tutte cose che, paradossalmente,
sembrano essere frutto di un ulteriore “abuso sul tempo”).

La qualità della vita peggiora
Ebbene, quanto vale il nostro tempo? Come mai nascono oggi anche corsi di gestione dello stesso? Non siamo più capaci di viverlo? Se queste domande sorgono spontanee ogni volta che suona la sveglia o quando si è chiamati al dovere non è certo per lassismo, ma perché la qualità della vita peggiora. Anche se abitiamo in uno dei Paesi più ricchi del mondo, siamo a corto di tempo e viviamo con l’ossessione di avere un altro tempo da vivere appieno. Ma tutto ciò non può che incupirci e spingerci, sulla strada di casa, di fronte a quelle belle vetrine in cui sembra aver luogo un grottesco conto alla rovescia.


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