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A destra e a sinistra il Po, al centro, una lingua di terra.

La pesca: attività molto fiorente a Comacchio.

La casa dei Pescatori a Comacchio.

Valle Fattibello (Comacchio): protagonisti gli uccelli.

Groviglio di bici a Ferrara, dove tutti pedalano.

Il Po in bici: delta, lagune, valli e mare

Il fiume d’Italia: 164 chilometri di ciclopista, da Ferrara, attraverso il Delta del parco del Po, fino a Ravenna. Un’escursione per tutta la famiglia, esplorata per noi da un cicloturista appassionato.

Tornerò. Così avevo pensato dopo aver raggiunto quella volta Ferrara in bicicletta partendo da Mantova. Erano stati 101 km su ciclopista perfetta, prima il Mincio e in seguito il Po, con le ruote che giravano con deliziosa scorrevolezza. Ferrara l’avevo gustata come premio per la mia fatica sui pedali, usufruendo di tutte le facilitazioni disseminate nella città per rendere i ciclisti felici. Avevo però lasciato in sospeso l’ultima parte di fiume, quella fino a Goro. Dovevo completare il percorso prima o poi. Così in questi giorni di inizio estate sono partito.

Sorpresa: gli amministratori non sono rimasti in surplace, ma hanno aggiunto altri itinerari irresistibili per sedurre gli amanti della bici. Ho scelto quello che mi ha permesso di proseguire per Ravenna, perché due città sul podio Unesco, unite da una ciclopista, sono una combinazione imperdibile.
Peccato lasciare subito  Ferrara. Merita di essere assaporata con la giusta dose di indolenza. È gradevole e rilassante pedalare un po’ a caso, senza dimenticare però la cerchia delle mura che formano un percorso ininterrotto di nove chilometri, ideale per una sgambata. Poi si è pronti per la prima tappa. Partenza dal Castello Estense e subito compare il cartello Destra Po riservato ai cicloturisti. Si lascia la città sul magnifico Corso Ercole d’Este, arteria principale del quartiere rinascimentale, con un’alternanza di palazzi carichi di storia e aree verdi. Oltre le mura si transita poi davanti a un’azienda agricola, ideale per un rifornimento di frutta appena raccolta dall’albero. Sono passato nel periodo delle ciliegie: nei momenti più duri, i duroni mi hanno rinvigorito. Infine un leggerissimo rilievo: l’argine del fiume. Da qui si pedala in automatico a tu per tu con il Po, in modo intimo.

Comacchio e le anguille
È una ciclopista segnalata in modo meticoloso, impossibile sbagliare strada. Compaiono pure le deviazioni per le piccole località nelle vicinanze, invero non particolarmente attraenti. È così fino a Mesola, dove finalmente ci si ritrova in un comune dall’aspetto vigoroso, con la sua bella piazza appena sistemata e il castello fondato dagli Este per le battute di caccia. È visitabile, a condizione di non arrivarci di lunedì, giorno di chiusura, come è capitato a chi scrive.
Ancora un’oretta e si è a Goro, sede di tappa. Non è un centro turistico, qui più di un migliaio di persone vive della raccolta delle vongole. Un’occhiata al porto la sera e non sfugge la moltitudine di barchini ormeggiati.

A Goro si saluta il Po nel senso del fiume e si è pronti per il delta e le sue valli. È la seconda tappa, più variata, che ha il pregio di attraversare paesaggi diversificati: si costeggia la laguna, si entra in pineta, ci si ritrova all’interno di aree di parco oltrepassando cancellate, si sfiorano località turistiche sul mare in cui un’edilizia aggressiva e disordinata ha fatto non pochi danni e finalmente si è a Comacchio: 13 isolette intersecate da canali che ricordano un po’ Venezia. È una deliziosa località in cui ritemprarsi. In quest’area ha il proprio habitat l’anguilla, presenza costante in tutti i menu dei ristoranti.  Terza tappa per Ravenna. Dopo pochi chilometri su strada poco trafficata, il tratto più emozionante: una lingua di terra di una decina di chilometri, con una traccia sterrata da seguire, acqua a destra, acqua a sinistra. Si è nel paradiso dell’ornitologo. Bisognerebbe tornarci, magari in compagnia, magari con una guida per riconoscere le specie e certamente con un binocolo e del tempo a disposizione.

Due ore in assoluta solitudine
La traversata delle acque si conclude su uno stradone. Qualche macchina, un camion ogni tanto. In sostanza si pedala per un paio d’ore in assoluta solitudine, per cui quando si è al traghetto che permetterà di attraversare il fiume Reno si è felici di poter scambiare qualche parola con l’addetto all’imbarcazione. Al di là, il paese di San Michele: troverò alcuni bar e parecchie botteghe, mi garantisce. Sarà così.

A questo punto la ciclopista allunga il percorso verso Ravenna per raggiungere nuovamente il mare. Decido che accorciare si può. Controllo la mappa e chiedo conferma a un’anziana ciclista. Mi incoraggia, nulla da temere. Sono una dozzina di chilometri rettilinei a traffico ridotto, ma incrocio parecchi trattori con giganteschi carichi.

Procedo veloce senza distrazioni, una periferia poco accogliente e infine sono nel centro della città che nel 2014 ha conquistato il primo posto quanto a qualità di vita tra le province italiane.
La conclusione perfetta non può che prevedere la visita ai mosaici del mausoleo di Galla Placidia con le sue tessere blu, il colore dominante di questo itinerario tra Po, delta, lagune, valli e mare. Peccato lasciare subito Ravenna.

Dettagli tappe:

Ferrara – Goro: 88 km
Goro – Comacchio: 32 km
Comacchio – Ravenna: 44 km (con scorciatoia senza ciclopista). Percorso segnalato in modo impeccabile, nessuna salita.

La prima tappa è risultata lunga e fin troppo uniforme: se ritornassi, pernotterei a Mesola, in cui vi è un albergo. Si tolgono 14 km alla prima tappa, da aggiungere senza problemi alla seconda.

Logistica
Ferrara: pernottamento albergo Carlton, in centro, eccellente rapporto qualità-prezzo.
Ristoranti: Cusina e Butega, vicino al duomo, cucina del territorio; le Nuvole, più discosto, raffinato e di assoluta qualità.
Goro: Ristorante Ferrari.Cucina convincente, camera scarsa.
Comacchio: Locanda Comacina. Fantastica. Si mangia e si dorme in modo impeccabile.
Ravenna: albergo Centrale Byron. Nel cuore della città.

Bicicletta
Tre varianti: ci si porta la bici da casa sull’auto; la si noleggia a Ferrara. La terza, la più complessa: bici propria e treni regionali. Opzione economica e ecologica, ma occorre tempo e pazienza. Negli uffici del turismo mappe aggiornate e precise a disposizione dei ciclisti. Inoltre consultare il sito: www.ferrarabike.com (percorsi mappati, scaricabili gratuitamente).

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Testo: Giuseppe Valli

Foto: Provincia di Ferrara / Luca Beretta, Caspar Diederik; Giuseppe Valli

Pubblicazione:
lunedì 03.08.2015, ore 00:00


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