I motivi disegnati a matita vengono ricalcati con cera fusa in modo da essere colorati con diverse tonalità.

Il batik dell'isola delle Mangrovie

Indonesia: un gruppo di donne ha scoperto le qualità nascoste dei semi di mangrovia e crea tessuti sorprendenti. — JACOPO PASOTTI

È il giorno della festa nazionale indonesiana. I bambini di Mangunharjo, il  villaggio di pescatori sulla costa dell’isola di Giava, percorrono le vie del paese a suon di tamburi e trombe. Sono vestiti di bianco e di verde, la divisa della scuola a fianco della moschea, anch’essa bianca e verde.



Il villaggio è addobbato da una infinità di bandiere e stendardi bianco-rossi, i colori nazionali. I pescatori non lavorano, chi supera la foresta di mangrovie per raggiungere l’oceano lo fa per godere dell’orizzonte marino. Tra un festeggiamento e l’altro Nur Chayati, che ci ospita con la sua famiglia, ci invita a visitare il suo laboratorio di batik. Un progetto nato dalla scoperta che la corteccia e i semi delle mangrovie erano in grado di tingere i tessuti. Una riscoperta, in realtà, perché l’impiego della mangrovia come tintura era nota dall’antichità, ma in questo, come in altri villaggi, la memoria della tradizione era andata persa. La riscoperta della proprietà della mangrovia ha rivelato a Chayati una opportunità inattesa: disegnare e produrre creazioni in batik con motivi che richiamano l’ecosistema delle mangrovie. Un ecosistema che rischia di sparire completamente dalle coste dell’isola di Giava a causa della deforestazione, ma da cui dipendono decine di migliaia di famiglie dell’arcipelago indonesiano.


Lo strumento usato per colare la cera fusa è un pennino a forma di pipa.


La nascita del laboratorio

«Lo abbiamo notato per caso, osservando che semi e cortecce di mangrovie macchiavano i vestiti», racconta la donna, avvolta in una ampia tunica e il caratteristico velo islamico. «Poi abbiamo invitato alcuni artisti esperti di batik, abbiamo imparato la tecnica, trovato un laboratorio, e ci siamo messe a lavorare», spiega. Chayati è una donna pratica, si riconosce al primo sguardo. Prima del nostro arrivo ha avvertito altre donne del laboratorio e le abbiamo trovate nella ampia e ombrosa stanza, immerse nella lavorazione di alcune tele. Un grosso ventilatore regala un po’ di sollievo nell’afa tropicale del villaggio. Con lei lavorano altre 14 donne del paese. Se si unisce al suo un secondo laboratorio in cui operano altre 8 donne, il risultato è quello di un progetto artistico e produttivo che fornisce nuove possibilità di lavoro per le donne del villaggio, e una entrata economica che le rende indipendenti.


Alcune mangrovie nel parco nazionale di Way Kambas. 

Il batik, ci spiega Chayati, è una tecnica complessa. Bisogna innanzitutto coprire alcune aree che non verranno tinte, secondo il motivo che si vuole creare. Per farlo le donne impiegano una particolare pipetta che disegna il soggetto con la cera. Terminato il disegno sulla stoffa, questa viene immersa e poi asciugata fino a 15 volte nel colorante estratto dalla mangrovia. Al termine, la cera viene rimossa dal telo.

Un ecosistema importante

Molti dei disegni delle artigiane si ispirano alle mangrovie, gli animali che vivono tra le loro radici o sulle loro fronde, spiega Chayati. Ci sono pesci, gamberetti, granchi, e poi uccelli, rane, ma a dominare il disegno sono foglie di svariate forme e dimensioni, e fiori tropicali. Il tutto in motivi dolci e geometrici, frutto della creatività e precisione delle donne. E certamente di lunghe giornate passate insieme, intorno al fornelletto che scalda la cera per generare il disegno sulla tela. Ad un certo punto, su una stoffa, in un motivo di foglie, osservo qualche pallone da calcio.


Veduta della zona costiera del villaggio di Sawah Luhur, Banten, Giava.

«E questi?», chiedo. «Ogni tanto introduciamo dei motivi interessanti anche per i giovani», spiega sorridendo Chayati. Le mangrovie sono importanti non solo per le artigiane del laboratorio di batik. Sono una difesa dai rischi naturali, un ecosistema fondamentale per pesci e uccelli costieri. Ma vengono abbattute ad un ritmo insostenibile, soprattutto per far spazio alla aquacultura dei gamberetti, un mercato che non finisce e non finirà di crescere, ma che richiede uno sforzo internazionale per essere condotto in maniera sostenibile.


Un batik finito con disegni ispirati alla natura e alla vita nel villaggio.

Chayati spiega che, dopo un periodo di taglio intenso, la costa aveva cominciato ad essere erosa dall’azione dell’oceano, tanto che il villaggio cominciava a essere minacciato dal mare che avanzava nell’entroterra. Ma in molti, sotto la guida di Pak Saruri, marito di Chayati, si impegnarono nel piantare alberi di mangrovie e il paese si era salvato. Per gli abitanti di Mangunharjo questa è stata una riscoperta ed ora la mangrovia è rispettata. Anzi, intorno al paese sono sorte piantagioni di mangrovie e la piantumazione dei propagoli, insomma le piantine della pianta, vengono distribuiti anche in altri paesi, minacciati dalla erosione marina. Le donne spiegano che con i frutti si possono fare dei dolci prelibati. Le foglie si mangiano in insalata o fritte. Sempre dai semi si producono sapone, rimedi naturali contro alcune malattie. Un omaggio alla mangrovia, insomma, il lavoro di Chayati e delle donne del laboratorio batik di  Mangunharjo. Per ora, per poterlo ammirare è richiesto un viaggio in un villaggio appena accennato sulle carte dell’immenso arcipelago indonesiano.


Nur Chayati, la seconda da sinistra, siede con alcune delle donne con cui ha formato un gruppo per la produzione di tessuti batik artigianali.

Viaggio nella natura selvaggia
Raggiungere Mangunharjo non è facile. Ma se si vogliono conoscere e visitare alcune foreste di mangrovie, il punto di partenza è senz’altro il Parco Nazionale Way Kambas, situata nella seconda grande isola del Paese: Sumatra. Nel parco si trovano gli ultimi rinoceronti, elefanti, e tigri di un’isola dove il taglio delle foreste procede ad un ritmo serrato, troppo serrato. Si può perfino compiere la visita in giornata da Giacarta, capitale dell’Indonesia. Le mangrovie, tra le più belle e rigogliose del Paese sono meglio visitate in canoa, attraverso percorsi nel dedalo di canali delle foreste. Giacarta si raggiunge comodamente con diverse linee aeree, tra cui la Emirates e la Singapore Airlines.

(Foto: Elisabetta Zavoli)

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Pubblicazione:
lunedì 03.04.2017, ore 00:00


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