Il bio sotto la pelle

Il biologico non smette di progredire in Svizzera come in Europa. Le norme di Bio Suisse sono le più severe. Il punto della situazione. — SOPHIE DÜRENMATT

CONSULTA LA TABELLA


Bio: che cosa si nasconde dietro queste tre lettere? Norme a volte difficili da comprendere da parte del consumatore. Infatti è urgentemente necessario fare il punto sul biologico, tanto più che sul tema si afferma tutto e il contrario di tutto, ad esempio che alcuni paesi non sono soggetti agli stessi obblighi dei loro vicini, e che nello stesso paese – come la Svizzera – le norme federali in materia di prodotti biologici sono meno severe delle norme di organizzazioni private come Bio Suisse con il suo marchio, la Gemma. Per farla breve: si rischia veramente di perdersi. Allora come districarsi in questa selva? Si può ad esempio andare a vedere le realtà sul terreno e interrogare i professionisti del settore biologico, senza i quali niente sarebbe possibile. Occorre ricordare che la Gemma è il marchio di più di 6.000 imprese agricole e ortofrutticole svizzere che producono seguendo la normativa di Bio Suisse, una federazione fondata nel 1981. Più di 850 imprese agroalimentari e commerciali producono o lavorano derrate alimentari con il marchio della Gemma (per esempio per Naturaplan e i marchi bio di Coop). Quali sono le differenze rispetto all’Unione europea (Ue)? Lo jogurt alla fragola è un buon esempio. Partiamo in direzione di Möriken-Wildegg (AG), dove Alois Huber si prende cura delle sue circa 70 vacche da latte ai piedi del castello di Wildegg. Huber produce circa 450.000 litri di latte bio all’anno con il marchio della Gemma. Circa tre quarti sono destinati a Emmi. L’agricoltore ci riserva un’accoglienza calorosa, malgrado la giornata per lui sia già cominciata alle cinque con la prima mungitura; la seconda sarà alle 17: «È molto importante osservare un intervallo di dodici ore tra una mungitura e l’altra. In questo modo è possibile evitare che le mammelle si affatichino eccessivamente, con tutte le tensioni per l’animale che questo può comportare». Si tratta di un dettaglio fondamentale, dato che lo stress costituisce un importante fattore patologico. In un’azienda bio della Gemma, non è permesso utilizzare nessun antibiotico, se non sulla base di una deroga specifica da parte del veterinario se si tratta di una urgenza. «La prevenzione naturale fa parte delle quotidianità, a cominciare dall’alimentazione degli animali, basata su quanto producono i nostri pascoli e in particolare su fieno, granoturco e barbabietole».

Vivere e pensare bio
Presso le aziende con la Gemma almeno il 90% del foraggio deve essere grezzo; il mangime concentrato che permette un aumento delle rese della produzione di latte è poco utilizzato. Già in questo le differenze sono grandi tra le norme bio e quelle dei vicini paesi europei. Da loro la percentuale di mangime naturale deve raggiungere il 60%: «Non conosco la normativa Ue – precisa l’agricoltore –. Quello che posso dirvi è che le norme di Bio Suisse sono molto severe». Le aziende della Gemma si attengono rigorosamente al principio dell’insieme dell’azienda: agricoltura, allevamento del bestiame, colture permanenti… sono bio e non solo alcuni ambiti di produzione, ciò che ammettono i nostri vicini europei. l’Ue non richiede, per esempio, e al contrario del nostro paese, la presenza di una superficie di compensazione ecologica nelle aziende agricole. Bio Suisse, da parte sua, impone che almeno il 7% della superficie agricola sia composto da superfici di compensazione ecologica. Inoltre, i contadini della Gemma devono implementare ulteriori crirteri di biodiversità.

Un latte estremamente prezioso
Dopo l’incontro con il produttore, andiamo a vedere che cosa succede a livello di trasformazione. Ogni due giorni un autocarro Emmi passa a ritirare il latte prodotto dall’azienda di Alois.  Dei 2.000 produttori di latte che riforniscono l’azienda svizzera, circa 60 portano il marchio della Gemma bio. Emmi, con circa 10.000 tonnellate all’anno, di cui circa l’80% per la linea Naturaplan di Coop, è il più grande produttore svizzero di jogurt bio. «Prima di scaricare le cisterne degli autocarri, sono effettuati dei test , tra i quali anche quelli per individuare eventuali tracce di antibiotici» spiega Thomas Arnold, responsabile della sede di Emmen (LU). All’interno dell’azienda ci si attiene a precise procedure per il trattamento del latte bio: per esempio non deve in nessun caso essere avvicinato al latte convenzionale. Organismi bio indipendenti effettuano regolarmente controlli sorpresa su mandato di Bio Suisse». Occorre tenere conto anche di quanto è corrisposto per litro di latte. Nel 2015 Emmi pagava mediamente 57 centesimi per litro di latte convenzionale e 81 centesimi per litro di latte bio del marchio della Gemma.

Oggi il latte del produttore argoviese è destinato allo jogurt bio alla fragola Naturaplan. È importante, perché negli jogurt Naturaplan non siamo autorizzati a utilizzare coloranti o aromi, nemmeno se naturali. Non è possibile aggiungervi succo di barbabietola per colorarli, come si fa in Europa. Di fatto uno jogurt bio, per garantire che abbia abbastanza gusto, contiene il 10% in più di frutti di uno jogurt classico. «La produzione di fragole bio in Svizzera non è sufficiente per coprire il fabbisogno richiesto, tanto a livello di frutta fresca che di frutta utilizzata per la composizione di prodotti trasformati» sottolinea Christian Waffenschmidt, responsabile del progetto Coop Naturaplan. Ma anche tutti i prodotti importati per la lavorazione sottostanno alle rigide norme di Bio Suisse valide nel nostro Paese.



Tra una mungitura e l’altra trascorrono dodici ore.


Nel 2015, Emmi paga 81 centesimi ogni litro di latte biologico.




Ogni fase della lavorazione del latte bio è controllata.

Le norme di Bio Suisse devono seguire anche le leggi sulle derrate alimentari, che non sempre sono rispettose dell’ambiente.


Il consumatore è cosciente che non tutto il bio è bio?
La maggior parte no. Per il consumatore è davvero complicato ritrovarsi, poiché ci sono così tanti marchi differenti. Pochi si danno la pena di informarsi via internet.

Che cosa fa Bio Suisse per cambiare questa situazione?
Informiamo ogni volta che i requisiti della Gemma di Bio Suisse sono molto più severi delle prescrizioni di legge. Si tratta di proteggere l’ambiente in maniera globale.

Perché tante differenze tra i requisiti di Bio Suisse e l’ordinanza sull’agricoltura bio?
L’ordinanza federale è stata adottata nel 1997. Le direttive di Bio Suisse risalgono invece già al 1981. Berna intendeva introdurre uno standard di base credibile. In pratica in Svizzera non sono trattate materie prime bio che non rispondono alle direttive della Gemma. Oggi il 93% delle aziende agricole bio seguono le direttive di Bio Suisse.

Quali sono le principali differenze tra i requisiti della Gemma e la regole Ue?
La principale differenza è senz’altro costituita dal principio della globalità aziendale. Secondo questo principio, l’intera azienda agricola deve essere gestita in base alle direttive di Bio Suisse, che contemplano anche la concimazione, la protezione delle piante e la rotazione, garantire superfici di compensazione ecologica, come ad esempio siepi o pascoli poco utilizzati. E promuoviamo infine l’equità, definendo requisiti sociali per i collaboratori.

Perché alcuni prodotti bio sono venduti nella plastica?
La legge prescrive che i prodotti biologici e quelli convenzionali siano chiaramente distinguibili. Se per alcuni prodotti basta un adesivo, altri devono essere confezionati. Così abbiamo introdotto prescrizioni severe sulle confezioni, che ad esempio devono essere prive di PVC. l  NH

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