Il fascino irresistibile
della vecchia cascina

Il restyling dell’alpe Pian Nara è un progetto forte, che valorizza l’agricoltura di montagna ed è attrattivo sia per l’economia, sia per il turismo della regione. È sostenuto anche dal Padrinato Coop per le regioni di montagna.

Un restyling completo, che permetterà tuttavia di conservare i dettagli tipici del mondo rurale. Alla cascina dell’alpe Pian Nara, a 1.800 metri di altezza, è partito il conto alla rovescia. A primavera, infatti, l’edificio di proprietà del patriziato di Prugiasco sarà completamente restaurato. «Ed è giusto che sia così – spiega Flavio Jemini, gestore dell’alpeggio – visto che questo posto è diventato un punto di riferimento per gli agricoltori della zona». «Ogni estate – aggiunge il giovane pastore Celeste Pedroni – i contadini ci affidano le loro manze e i loro vitelli. In totale ne teniamo un centinaio».

L’investimento dovrebbe ammontare a circa 440mila franchi e ha un obiettivo prioritario. Lo sottolinea Norberto Mandioni, vice presidente del patriziato e progettista: «Attualmente la cascina è ancora come 70 anni fa. Manca l’acqua calda, il gabinetto è all’esterno, non c’è la doccia e siamo costretti a “rubare” la corrente elettrica ai vicini impianti sciistici. L’idea è di rendere il tutto più abitabile per il pastore. E di fare in modo che anche turisti o gente del posto possano fare tappa in capanna». I sussidi cantonali e federali coprono circa la metà dei costi. Per il resto ci si basa sulle entrate del patriziato e sul contributo del padrinato Coop per le regioni di montagna. «Sosteniamo circa 20 progetti all’anno in Ticino, 150 in Svizzera – dice Raffaele Sartori, membro del consiglio di amministrazione del Padrinato –. Quello del Nara è un progetto forte, che valorizza l’agricoltura di montagna ed è attrattivo sia per l’economia, sia per il turismo della regione».

Vedere Celeste al pascolo in compagnia del cane Taffero è uno spettacolo. Lui, professore di scuola media, si dichiara letteralmente innamorato dell’alpe Pian Nara. «Ci vengo ogni estate da cinque anni. E trovo molte affinità con il mio lavoro. In fondo anche le manze e i vitelli sono degli adolescenti. È un po’ come essere a scuola». Il rapporto con Flavio è schietto, diretto. “In tutto questo tempo non abbiamo mai avuto uno screzio – assicura Flavio –, con Celeste ci si capisce al volo. Al sabato, mi manda un sms e io gli porto la spesa per la settimana successiva».

È uno che si accontenta, Celeste. Di poche pretese. Un tipo solitario e profondo allo stesso tempo. Le serate in capanna le trascorre leggendo libri di fianco al camino. «Una volta al giorno dò un’occhiata ai giornali online sul telefonino. Per il resto ho pochi contatti con il mondo esterno. Anche perché sono parecchio impegnato qui, il territorio in cui gli animali pascolano è vasto, 3 milioni di metri quadrati in totale».

Celeste e Flavio sono euforici di fronte al progetto cartaceo di Norberto. «Faremo una grande porta d’entrata – anticipa il progettista – e poi sfrutteremo anche la mansarda, creando una camera per gli ospiti. Ci saranno, inoltre, una cucina e un bagno, e le finestre avranno la necessaria isolazione. Il tetto in piode, anziché le attuali lamiere, rappresenterà la ciliegina sulla torta». Celeste ha solo un desiderio. E lo esprime col sorriso: «Non toglietemi il caminetto. Mi è di grande compagnia…».

La missione: tenere puliti i terreni

A colloquio con Dario Frusetta, presidente del patriziato di Prugiasco.

Cooperazione: Stando al progetto su carta, la cascina all’alpe Pian Nara diventerà presto un gioiellino. Qual è la tempistica?
Dario Frusetta: Appena la ne­ve si sarà sciolta inizieranno i lavori e si protrarranno per tutta la stagione. Nel 2014 la cascina sarà inutilizzabile e il pastore alloggerà in una sistemazione provvisoria a pochi chilometri. Vogliamo dare un futuro a una struttura importante per la nostra economia. E valorizzare anche l’incredibile vista di cui si gode una volta arrivati all’alpe, con l’Adula proprio di fronte.  

Che ruolo ha un’istituzione come il patriziato nella tutela di terreni come quello dell’alpe Pian Nara?
Fondamentale. Questi sono i terreni della collettività, dei patrizi. Noi abbiamo la missione di tenerli puliti, di valorizzarli, di dare continuità al loro ruolo per l’economia del posto. L’iter per questo progetto è partito già tre anni fa.

In generale come vede il futuro del concetto di patriziato in Ticino?
È un po’ un’incognita. Mancano i giovani e, in generale, nella nostra società non ci si vuole più mettere a disposizione gratuitamente per una causa. Forse la strada giusta è quella di collaborare tra più patriziati vicini. Ma non sempre è evidente.

Che valore ha un sostegno come quello del Padrinato Coop in questo progetto?
Cruciale. Confederazione e Cantone ci aiutano a coprire circa il 50% dei costi. Per il resto dobbiamo arrangiarci. Abbiamo circa 8mila franchi di entrate all’anno, tra l’affitto dell’alpe, la vendita di legname e le tasse patriziali. Il padrinato Coop ci permette di non lasciare debiti.

Jona Pixel Mantovan

Redattore

Testo: Patrick Mancini

Foto: Annick Romanski


Pubblicazione:
lunedì 18.11.2013, ore 11:41