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Nell’era delle carte di credito, il contante ha ancora una ragione d’essere? Il 12 aprile entra in circolazione la nuova serie di banconote. — di MIRKO STOPPA

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I contanti spariranno? Per alcuni assolutamente no. 

1907- 1925: banconote da 50, 100, 500 e 1000 franchi; fuori corso dal 1945.

1911-1958: banconote da 5, 10, 20, 40, 50, 100, 500 e 1000 franchi; i tagli da 10 e 40 franchi non sono mai entrati in circolazione; fuori corso dal 1978.

1938: banconote di emergenza da 50, 100, 500 e 1000 franchi, mai entrate in circolazione; la banconota da 500 non è mai stata stampata.

1957-1980: banconote da 10, 20, 50, 100, 500 e 1000 franchi; fuori corso dal 2000.

1978-2000: banconote da 10, 20, 50, 100, 500 e 1000 franchi; fuori corso dal 2020.

1998-2016: banconote da 10, 20, 50, 100, 200 e 1000 franchi. Fuori corso dal 2036.

2016: banconote da 10, 20, 50, 100, 500 e 1000 franchi che entreranno in circolazione a scadenze regolari fino al 2019.

Mentre la Banca centrale europea discute se sopprimere i biglietti da 500 euro, in Svizzera c’è chi chiede addirittura che siano stampate banconote da 5.000 franchi. Siccome il denaro contante è meno tracciabile, per lottare contro l’evasione fiscale, il riciclaggio o le transazioni illegali, il Governo federale ha deciso di inasprire le regole: dal primo gennaio 2016 a partire da 100mila franchi pagati in contanti, occorre fornire un documento d’identità. La tendenza in Europa è invece diversa.



La Danimarca, per esempio, sta valutando di abolire il denaro contante e puntare tutto su quello virtuale: carte di credito o smartphone. La Camera di commercio danese ha proposto al Parlamento di essere completamente libera dal contante. La Scandinavia è da sempre la regione al mondo con meno contanti. La Svezia è stata il precursore del «cash-free» e ne ha fatto un po’ il suo marchio distintivo: caffè, giornali, biglietti dell’autobus sono in vendita solo se si possiede una carta di credito. L’idea non ha sollevato opposizioni tra i consumatori o le aziende. In Danimarca il Dansk Supermarket, il più grande gruppo di supermercati del paese, propone già ai suoi clienti di pagare la spesa con lo smartphone, cosa che in Svizzera si registra, per esempio, da Coop con Twint (vedi pagina 19). Alla fine è sempre il consumatore a determinare il successo o la fine di questo o di quel sistema di pagamento.

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Con la carta di credito rintraccio i pagamenti »

Luigi Rezzonico, consulente finanziario

Con tutti i nuovi metodi di pagamento in forma elettronica, i contanti servono ancora oppure possiamo farne a meno? «È una questione culturale – afferma Luigi Rezzonico, consulente fiduciario a Lugano. – Quando ero negli Stati Uniti, era normale utilizzare le carte di credito per ogni acquisto; mi sono subito abituato, anche perché è facile e rapido saldare i pagamenti, è possibile rintracciarli, si circola senza troppi soldi in tasca e in caso di necessità si può disporre di importanti somme». E per la sicurezza? «È molto alta: posso verificare ogni operazione tramite il telefonino e bloccare i pagamenti al primo sospetto. Certo, ci sono anche i rischi: occorre essere estremamente cauti nell’utilizzare le carte di credito ed effettuare pagamenti online, soprattutto all’estero. Poi bisogna fare il passo secondo la gamba e non superare quanto c’è sul conto. Ma la praticità è assoluta: pensi che l’altro giorno ho pagato al chiosco con una carta di credito per un importo di 80 centesimi, come pure il parcheggio con il telefonino, perché non avevo con me la moneta…». 

Senza carte di credito
Di tutt’altro avviso è Monica Thaler, impiegata presso l’Interprofessione della vite e del vino ticinese: «Spendo i soldi che ho nel borsellino. Non giro con molto contante perché pianifico le mie spese, e se vedo qualcosa che mi interessa, lo faccio mettere da parte e ripasso il giorno dopo. Sono stata educata così: se hai i soldi li spendi, altrimenti…». Quindi si può vivere senza carta di credito, e-banking, telefonino con app per pagamenti? «Sì, certo, ma lo ammetto: ho una carta prepagata in euro, perché senza una carta di credito non mi è possibile effettuare, per esempio, una prenotazione di una camera d’albergo o acquistare qualcosa online. La mia è stata una resa pacifica, ma poi la carta la lascio a casa. Non la prendo neppure all’estero».

La via di mezzo
David Delcò, soccorritore e formatore CRS di Piazzogna, preferisce la via di mezzo: «la maggior parte dei pagamenti li faccio via e-banking, raramente vado allo sportello, mentre per gli acqusiti di tutti i giorni uso sia le carte di credito, sia il contante. Trovo sicuro l’uso della carta Maestro, anche per le piccole spese, ma si deve essere disciplinati e controllare quanto si spende per non andare in negativo. Anche in internet sono cauto, ma utilizzando PayPal ho tutte le sicurezze che mi garantiscono che i soldi vadano a buon fine. Inoltre, posso effettuare i miei pagamenti comodamente seduto in casa e non vado in giro con troppo contante; altro vantaggio è quello di poter spostare da un conto all’altro gli importi che mi servono per saldare gli acquisti». Pericoli? «Attivando tutti i controlli di sicurezza, aggiornando continuamente l’antivirus e facendo attenzione a chi e quali dati dò via internet, mi sento tranquillo. Inoltre, ricevo un messaggio per ogni pagamento fatto in forma elettronica, ma mi annoto tutte le entrate e le uscite, per non sforare». 

Una media di 63 franchi
E nel quotidiano? «Ho poco contante con me e se faccio shopping, cerco di pianificare le spese, al limite prelevo quanto mi serve al bancomat». Pagare con lo smartphone? «Ci sto arrivando; il sistema è interessante: a Bellinzona si può già pagare il parcheggio…». Negli acquisti effettuati nei negozi Coop si registra che oggi il 50% è fatto con carte elettroniche: «I nostri clienti preferiscono usare le carte, indipendentemente dal montante: se nel 1991 la media della spesa pagata con una carta elettronica era di 120 franchi, nel 2014 questa cifra è scesa a 63 franchi. Parallelamente sono aumentate le casse che accettano le carte: dalle 25 del 1991 alle 2.284 del 2014» afferma Beat Leuthardt, responsabile delle finanze per Coop. La tendenza è confermata dai dati riferiti agli anni 2005-14 dell’Associazione svizzera per i pagamenti elettronici. Oltre alle carte di credito e agli smart-phone, in estate sarà messo sul mercato svizzero il primo orologio che permetterà pagamenti di importi fino a 40 franchi: basterà semplicemente appoggiarlo sull’apposito apparecchio e, senza introdurre un codice personale, effettuare il pagamento della merce acquistata. Con questi nuovi sistemi di pagamento elettronici sparirà il contante dalle casse dei negozi Coop? «Certamente no, almeno a breve termine, e in Svizzera – afferma ridendo Leuthardt – avremo sempre bisogno del contante, soprattutto delle monete, perché la metà dei nostri clienti paga volentieri con le banconote e noi dobbiamo restituire loro il resto».

Banconote deteriorate

Le banconote deteriorate o rotte possono essere sostituite direttamente alla Banca nazionale o inviate per posta all’istituto d’emissione. In linea di principio il cambio è gratuito. La banconota deve essere autentica (o possibile l’accertamento). Se la banconota è rotta, il frammento intero da inviare deve essere più grande della metà della banconota e il numero di serie riconoscibile per intero; se è spezzata in due, entrambi i frammenti interi devono essere complessivamente più grandi della metà della banconota, sui quali il medesimo numero di serie è riconoscibile per intero. Se la banconota è macchiata in modo inavvertito, sono fatturati i costi di produzione, cioè 30 cts a banconota, a meno che non si tratti di biglietti già difettosi o scaduti (privi di valore) prima dell’incidente. Per l’invio postale occorre dapprima riempire il modulo «Richiesta per il rimborso di banconote e monete deteriorate», che trovate sul sito della Banca nazionale svizzera.

«Il contante? Resisterà»

Il contante è destinato a sparire?
No, ma sarà molto ridotto e per due motivi. Da un lato, i pagamenti di importi modesti saranno svolti sempre più spesso da applicazioni informatiche per cellulari. Dall’altro, i pagamenti di somme considerevoli dovranno essere effettuati con un versamento bancario, perché le banconote di grosso taglio, come quelle da mille franchi svizzeri, saranno tolte dalla circolazione per lottare contro la sottrazione di imposta e ridurre il numero di transazioni illegali. Inoltre, il commercio elettronico sarà sempre più diffuso, riducendo ulteriormente l’uso del contante. 

Quali i pericoli e vantaggi di una società senza contanti?
Due sono i pericoli principali: i pagamenti mediante dispositivi mobili non garantiscono la sicurezza informatica e possono essere impediti da problemi tecnici di varia natura. È inoltre più facile indebitarsi e ritrovarsi poi incapaci di pagare i debiti, dato che non sarà più necessario disporre di contanti per acquistare dei beni o servizi di ogni tipo. Ci sono però anche dei vantaggi evidenti, come la possibilità di svolgere dei pagamenti senza la necessità di prelevare del contante dal proprio conto in banca, oppure la facilità di avere a disposizione dei prodotti prima di guadagnare il reddito necessario per acquistarli.

Si può vivere la quotidianità senza contante?
A breve termine l’assenza di contante può apparire una liberazione dalla necessità di un plico di banconote, dunque di un reddito, per acquistare beni e servizi di uso quotidiano. Ma a lungo termine, passata l’euforia iniziale, si capirà che il denaro contante è il mezzo migliore e più sicuro per pagare comodamente importi modesti, senza l’assillo di essere vittima di qualche reato o problema informatico o di ritrovarsi sovraindebitati perché ci si lascia tentare dalla possibilità di acquistare degli oggetti a credito. Molto dipenderà in fin dei conti dal grado di alfabetizzazione finanziaria di ciascuna persona.

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