Non c'è niente di meglio che procedere spediti su un sentiero dalla tipica vegetazione mediterranea.

Il lungo cammino
degli uomini del sale

Sulle dune — Tra Eritrea, Etiopia e Gibuti si estende la Dancalia. Da secoli, i suoi abitanti, gli Afar, estraggono il sale da un’immensa piana e con le loro carovane lo trasportano attraverso l’altipiano etiopico.

Ci sono posti sulla Terra che hanno un significato particolare: sono luoghi dove l’energia interna del nostro Pianeta, manifestandosi in maniera intensa in superficie, plasma in modo estremo e spettacolare la geografia del paesaggio. Come la regione dell’Afar, la Dancalia, nell’Africa orientale, tra il Mar Rosso, l’Eritrea, l’Etiopia e l’imboccatura del Golfo di Aden a Gibuti, dove convergono tre grandi fratture della crosta terrestre. Poche zone sulla Terra riuniscono una così straordinaria quantità di motivi d’interesse. È una regione di difficile accesso, dal clima estremo, dove si raggiungono le temperature più alte del pianeta. Per secoli l’unico collegamento con il resto del mondo è avvenuto attraverso le carovane di dromedari che trasportavano blocchi di sale sull’altopiano etiopico. Eppure questa è anche la terra degli Afar, un popolo nomade, enigmatico, ruvido, che ha conservato ritmi e costumi invariati da secoli.




Gli operai sollevano la crosta con dei bastoni.



Fatima, una ragazza Afar; sullo sfondo, le prime luci dell’alba con migliaia di cammelli e asini che si dirigono verso la Piana del Sale per caricare le preziose mattonelle.



A Nord dell’Erta Ale (vedi articolo «I luoghi» nel tab qui sopra), si trova la Piana del Sale, un grande bacino che si estende per oltre duecento chilometri e raggiunge la sua massima depressione, 116 metri sotto il livello del mare, in corrispondenza del lago salato Assale. È in questa piana che le popolazioni locali estraggono il sale che viene poi trasportato, attraverso lunghe carovane di dromedari, verso gli insediamenti dell’altopiano etiope. La carovana del sale che attraversa il deserto della Dancalia è la più lunga e spettacolare del mondo. Ogni giorno, dall’autunno alla primavera, centinaia tra dromedari e asini trasportano le mattonelle di sale estratte dalla piana salina verso l’altopiano. L’estrazione e la lavorazione delle lastre di sale viene effettuata dagli Afar, che lavorano fianco a fianco con i Tigrini, le popolazioni provenienti dall’altopiano, in una collaborazione non sempre facile, imposta dal governo federale etiope.

È infatti compito dei Tigrini rompere la crosta di sale e sollevare, con l’aiuto di lunghe pertiche, le lastre che saranno poi lavorate dagli Afar. Servendosi di una spatola, gli Afar squadrano i lastroni di sale, creando delle mattonelle quadrate e, nonostante non si servano di strumenti di misurazione, riescono a realizzare mattonelle uguali tra loro. La loro abilità è frutto di insegnamenti che si tramandano di padre in figlio e di una manualità acquisita con molta fatica. Il lavoro degli Afar è perciò durissimo: ogni giorno percorrono ore di cammino per arrivare alla piana dove si estrae il sale. Lavorano per sette ore, sotto il sole, estraendo nel complesso sino a 300 tonnellate di sale al giorno. Una volta squadrate, le mattonelle vengono legate e caricate sui dromedari, fino a 500 chili per ogni animale. E da qui, come in una scena biblica, poco prima del tramonto si formano le carovane, e inizia il viaggio verso l’altopiano.

Nella Piana del sale – ci racconta Fatima, una ragazza Afar – musulmani e cristiani lavorano insieme, condividono abilità e capacità, hanno bisogno gli uni degli altri per vivere e per conservare un’identità e una tradizione che resiste da millenni. In un paese dove niente fa pensare a un equilibrio, musulmani e cristiani riescono a convivere con un obiettivo comune: il commercio del sale, che da tempi immemorabili fa vivere migliaia di famiglie. Oggi – ci spiega Fatima – gli Afar cercano di mantenere intatto il loro bisogno di libertà assoluta, spesso refrattaria alle leggi dello Stato etiope, ma la costruzione di strade e la moderna industria mineraria sono ormai alle porte. Poco lontano dalla Piana del sale le compagnie minerarie hanno iniziato ad estrarre il potassio per farne dei fertilizzanti, un business enorme in confronto a quello dei lavoratori tradizionali Afar. Mentre le imprese cinesi a ritmi impressionanti stanno asfaltando le antiche piste dei nomadi Afar per permettere l’accesso ai camion. A colpi di sfruttamento minerario si sta rendendo schiavo un paese; presto la più lunga e spettacolare carovana del mondo scomparirà cancellando gli antichi percorsi del sale e una cultura di commerci millenari. Una libertà, quella dei nomadi Afar messa in pericolo, e la sola dimensione possibile tra queste desolazioni.

Dallol — Il monte degli spiriti

All’estremità nord della piana (nella foto) sorge Dallol, il «Monte degli Spiriti», che emerge quasi come un fantasma dal deserto di sale. Sembra un luogo magico: all’interno del cratere sono presenti sorgenti geyseriane di colore bianco, giallo, rosso ocra e arancione che emettono esalazioni di sali di cloruro di potassio, magnesio e sodio, dando vita a infinite sfumature, rendendo questa porzione di deserto un luogo unico al mondo. I colori surreali di queste pozze sono determinati dai vari strati minerali che l’acqua calda (tra gli 80 e i 100°C) incontra durante la risalita. Durante l’evaporazione dell’acqua, le pozze assumono il caratteristico colore verde, che diventa molto più intenso e brillante con l’aumentare della soluzione salina. Quando l’acqua si raffredda a contatto con l’aria, i minerali cristallizzano, creando delle particolari concrezioni che possono assumere forme diverse, tra cui le più comuni sono quelle dette a «fungo», a «fiore» a «spugna», a «camino delle fate».







Erta Ale – La porta dell’inferno

Sul bordo del cratere del vulcano, camminando tra i gas che riempiono la gola di un sapore caustico e il calore inquietante, si ha l’impressione di trovarsi sulla soglia dell’inferno, si avverte curiosità e timore per questo luogo abitato – ci spiega Johar, una delle guardie Afar che ci accompagna – da entità malvagie. Lo scenario è impressionante, completamente primordiale. La lava solidificata attorno alla caldera disegna infiniti intrecci circondati da un orizzonte infinito di pietre nere basaltiche. Di notte la crosta scura che ricopre il lago di lava sembra spezzarsi, lasciando intravedere la parte interna del vulcano. L’Erta Ale è, infatti, uno dei pochi vulcani al mondo a regalare lo s pettacolo di un lago di lava ed è anche l’unico attivo dell’omonima catena di vulcani che attraversa l’intera regione della Dancalia, estendendosi su una superficie di oltre duemila chilometri quadrati. Qui inizia la Rift Valley, la grande spaccatura che scende fino in Mozambico e che, tra qualche milione di anni, separerà questa parte d’Africa dal resto del continente.

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Foto: Alessandra Meniconzi
Testo: Viviana Viri
Pubblicazione:
lunedì 14.04.2014, ore 00:00


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