Il maschio di oggi? È sempre più femmina

Il 19 novembre è la Giornata internazionale dell’uomo. Un’occasione per riflettere sui cambiamenti identitari del maschio del nuovo secolo: fugge la passione, piange, cambia i pannolini. L’opinione degli esperti.

Non ci sono più le certezze rocciose di un tempo: le ideologie politiche, la dottrina della Chiesa, i ruoli definiti nella coppia e nella famiglia. Viviamo l’epoca delle identità fragili, porose, caratterizzate dall’io camaleontico e narciso. E il maschio è il soggetto che sta subendo più sofferenze e danni, smarrito e alla ricerca di una nuova collocazione. Il 19 novembre, Giornata internazionale dell’uomo, sostenuta dall’Onu, è l’occasione propizia per riflettere sul maschio 2.0.


Secondo lo psichiatra Graziano Martignoni, il maschio sta subendo una mutazione identitaria.
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Una scienziata studia da anni un mondo senza maschi»

Antonella Boralevi, scrittrice

«Gli uomini non sono più quelli di una volta» scrive lapidaria Antonella Boralevi nel suo brillante e stimolante libro Gli uomini e l’amore, uscito da poco per Bompiani. «Che fine ha fatto il maschio cinico e virile, lo sciupafemmine senza rimpianto, “l’uomo che non deve chiedere mai”? È forse un animale in via di estinzione?». La tesi, indulgente e acuta, della scrittrice è che il maschio di oggi è «stanco», terrorizzato dal conflitto, dalla pretesa d’amore femminile. E per questo fugge la passione, fa meno sesso (ma stupra, smanetta sui siti porno e si rivolge sempre più alle prostitute), usa profumi e creme, piange, esprime tenerezze e sentimenti.

Il maschio «periferico»
«Il maschio, che io chiamo “periferico”, sta vivendo un profondo malessere identitario e si pone le domande di fondo: “chi sono, qual è il mio valore?”, conferma lo psichiatra Graziano Martignoni. «Dal mio osservatorio, negli ultimi 40 anni, i miei pazienti maschi hanno superato le pazienti donne. Se un tempo avevo in cura 8 donne e 2 maschi, oggi è quasi il contrario». Come spiegare allora questo disorientamento esistenziale?


Roger Federer in lacrime
Per Martignoni, il maschio è sottoposto a un sottile processo di «femminizzazione». È sotto gli occhi di tutti che i due sessi si stanno omogeneizzando. Abbiamo visto in tv Federer singhiozzante di gioia e giocatori di calcio in lacrime per una finale persa. E che dire degli uomini che si affidano a cerette e persino alla chirurgia estetica? Cinquant’anni fa era impensabile. «Contemporaneamente – sottolinea lo psichiatra – il maschio è coinvolto anche in un processo di “maternalizzazione”: cambia i pannolini, porta il figlio nel marsupio, si occupa a volte del governo materiale della casa, stira, etc. Sono pratiche associate all’immaginario femminile, che stanno trasformando l’identità paterna». Alcuni eloquenti dati statistici a livello svizzero: il «mammo», l’uomo casalingo, è passato dallo 0,6% del 1992 al 4% del 2009. Le ore settimanali per i lavori domestici dei maschi, nel 1997-2013, è salito da 15,7 a 17,3, mentre è sceso per le donne da 31,4 a 27,5 ore. Certo, persistono delle zone d’ombra. Come la discriminazione salariale tra uomo e donna che svolgono la stessa professione. In generale, «non c’è ancora una simmetria: i mestieri femminili sono sempre svalorizzati e mal pagati», evidenzia la sociologa Isabelle Zinn, dell’Uni di Losanna. D’altra parte, però, i maschi lamentano una lacerante penalizzazione in materia di divorzio. Pagano assegni di mantenimento esorbitanti per l’ex moglie e i figli, con il rischio «povertà»; l’affidamento a entrambi i genitori dei figli, introdotto dalle Camere federali solo lo scorso anno, viene applicato con molte resistenze dai giudici; il congedo paterno per la nascita del figlio è ancora nelle sabbie mobili del dibattito politico. «I nostri supposti privilegi non li sentiamo» dichiara Markus Theunert, presidente dell’associazione svizzera Männer.ch. «Oggi, gli uomini si aspettano dei cambiamenti che diano loro una boccata d’ossigeno». Per Martignoni non ci sono dubbi: «Il maschio del nuovo secolo sta sul crinale di un passaggio antropologico, che lo confonde. Non ha ancora superato il ponte. E da qui nascono il suo mal di vivere e le sue angosce. Questa mutazione identitaria lo sta portando a una “confusione” dei ruoli e dei valori con le donne. Con un grande rischio: che vengano cancellate le differenze, fondamentali per definire e ridefinire l’identità».

Scenari fantascientifici
Ma come andrà a finire con questo uomo «periferico» e «stanco»? Se maschio/padre non si nasce, ma è una costruzione culturale, non c’è il rischio che diventi irrilevante, inutile? Dilemmi per un oracolo o un futurologo. Ma alcuni segni premonitori sono già visibili. Nella generazione dei giovani fino a 30 anni, tra molte donne si fa strada l’idea di poter fare a meno dei maschi. Di più, Antonella Boralevi racconta con inquietudine nel suo libro che «una cattivissima scienziata americana studia da decenni l’ipotesi di un mondo senza maschi, dove le donne partoriscano, per via ingegneristica, soltanto embrioni femmina». Infine, lo psichiatra Martignoni mette in guardia dalla prospettiva «dell’ibridazione tra uomo e macchina, tra uomo e animale. Che renderà superate le differenze di genere, fabbricando a scelta pseudo-maschi e pseudo-femmine, veri e propri cyborg senza età e senza sesso». Sono solo scenari fantascientifici?

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LE STORIE DI MARCO, SALVATORE ED ELIA: TRE "MASCHI 2.0"


L'estetista Marco Maranzana ha sempre avuto la passione per il bello.

L'estetista - Marco Maranzana
«Fin da giovane ho avuto la passione per il bello, per la cura del corpo. Fondamentale è stata poi la mia inclinazione al contatto semplice e diretto con le persone. Sono un professionista indipendente e mi occupo di trattamenti estetici e di massaggi. Quando 20 anni fa ho intrapreso la formazione ho sentito un certo pregiudizio. Negli anni ‘90 si stava affermando la figura del maschio truccatore, ma quella dell’estetista era una professione femminile e rivolta esclusivamente al gentil sesso. Il maschio che praticava questa attività veniva subito associato ai gay. Io sono eterosessuale e sposato con due figli. All’inizio le donne venivano da me soprattutto per curiosità. Negli ultimi anni il mio ruolo di estetista non suscita più resistenze psicologiche e pregiudizi. Anche perché, nel frattempo, i maschi utilizzano sempre più profumi, creme, e si affidano a cerette e depilazioni. Da questo mestiere ho imparato anche l’arte di sapere ascoltare con discrezione le confidenze di tante clienti. Che hanno arricchito la mia vita interiore».


Salvatore Andali assiste e cura anziani e persone bisognose a domicilio.

L'assistente di anziani - Salvatore Andali
«Assisto e curo a domicilio persone bisognose, soprattutto anziane. Dall’igiene personale alla somministrazione dei medicamenti, fino anche a pulire la casa e a preparare i pasti. La mia è una vocazione. Ho un’attitudine ad essere empatico, altruista. Quando dopo le medie ho seguito uno stage in una casa per anziani, ho scoperto che mi piaceva essere d’aiuto, utile. Non ho mai sentito questa prefessione come “femminile” e discriminante. E non sono una mosca bianca. Durante la formazione in classe eravamo 5 maschi e 13 donne. Noi giovani crediamo di essere immortali, che la vecchiaia non ci riguardi. Questo lavoro mi insegna che cosa significa essere anziani. Imparo a costruire con loro un rapporto di fiducia, soprattutto con le donne. All’inizio mi guardano con diffidenza, mi considerano un nipotino. Sono felice quando riconoscono la mia disponibilità, in particolare se i ringraziamenti arrivano dai loro parenti. È la prova che il mio lavoro ha anche un valore morale».


Il maestro d'asilo Elia Pagani nella sua aula.

Il docente di scuola dell'infanzia - Elia Pagani
«È stato uno stage presso la scuola d’infanzia a Stabio, durante la mia formazione all’Alta scuola pedagogica, a convincermi che il mio sogno professionale era quello di fare il maestro d’asilo. La bellezza di questo lavoro è che mi sento libero di programmare l’insegnamento e di cogliere gli stimoli dei bambini per trasformarli in progetti didattici. La mia gioia, la mia soddisfazione è vedere che i miei allievi scherzano e vengono volentieri a scuola. In Ticino, su circa 400 docenti delle scuole d’infanzia, i maschi si contano sulle dita di una mano. Ma non ho mai avvertito pregiudizi nei miei confronti, nemmeno dai genitori. Anzi, questi apprezzano il docente maschio perché, anche a causa di tanti divorzi, supplisce l’evanescenza del padre. Il mio non è solo un mestiere. Devo imparare a capire bambini di 3-6 anni, ad ascoltarli e a conoscere il loro vissuto famigliare. Il 60% di loro sono stranieri. Ho quindi una sfida supplementare molto stimolante: riuscire a far dialogare le varie identità culturali».

Hanni Rützler, ricercatrice di tendenze alimentari

Gli uomini e l’amore, di Antonella Boralevi, ed. Bompiani;
Il gesto di Ettore, di Luigi Zoja, ed. Bollati Boringhieri;
Nel cuore degli uomini, di Serge Hefez, ed. Marco Tropea;
Cosa resta del padre?, di Massimo Recalcati, ed. Raffaello Cortina.la gastronomia.
 

Testi: Rocco Notarangelo
Foto: Heiner H.Schmitt, Sandro Mahler, mad 
Styling: Denise Wohlgemuth

Pubblicazione:
lunedì 02.11.2015, ore 00:00