Giovanni Carmine è nel suo elemento in mezzo a installazioni artistiche.

Il mestiere
più giovane al mondo

Giovanni Carmine vive della sua passione: l’arte contemporanea. Ha iniziato giovanissimo a organizzare mostre. Oggi è curatore d’arte e direttore della Kunst Halle di San Gallo.

È una giornata grigia e uggiosa. Ma appena varcata la soglia della Kunst Halle di San Gallo si viene accolti dalla luce di colorate sculture al neon. Siamo entrati in un altro mondo ed è Giovanni Carmine, curatore d’arte d’origine bellinzonese che dal 2007 ne è il direttore. «Qualcuno ha detto che quello del curatore è il mestiere più giovane del mondo – scherza Giovanni dandoci il benvenuto nelle ampie sale del centro –. Io fungo da interfaccia tra varie istanze, tra il pubblico e l’artista. Collaboro con gli artisti per realizzare delle mostre, si tratta anche di una collaborazione a livello d’idee. Poi interviene la mediazione verso il pubblico. È un mestiere complesso ed intenso, soprattutto perché è molto variegato: si passa dal lavoro amministrativo a quello concettuale».

Qui a San Gallo, Giovanni è responsabile di un team di 9 persone. «Non lavoro per me stesso come ho fatto in passato, ma per un’istituzione. Da lupo solitario che ero, ho dovuto imparare a lavorare in un team». E il compito sembra riuscirgli bene. La Kunst Halle di San Gallo, nata nel 1985, propone dalle 4 alle 5 esposizioni d’arte contemporanea l’anno e nel 2014 sarà ospite della Liste a Basilea, la fiera d’arte dedicata alle giovani gallerie d’arte e ai giovani artisti, che ogni anno invita un museo svizzero a presentarsi; un’occasione per dare visibilità a questa istituzione culturale sangallese. Oltre al suo lavoro come direttore della Kunst Halle, Giovanni è impegnato in diversi altri progetti, fa parte della commissione federale d’arte e recentemente ha lavorato alla biennale di Venezia per la seconda volta. «Due anni fa ho collaborato con Bice Curiger alla realizzazione di ILLUMInations, la mostra principale della 54ma edizione della Biennale. Quest’anno invece sono stato il curatore della mostra di Valentin Carron al Padiglione svizzero. È stata una grande soddisfazione anche perché è stato l’artista a scegliere me e non l’inverso. Vuol dire che il mio lavoro è apprezzato» ci confida con una modestia che stride con un certo cliché del critico e curatore d’arte spocchioso e arrogante.

«

Serve curiosità e un po’ di pazienza per imparare ad apprezzare l’arte contemporanea»

La passione per l’arte è germogliata presto in Giovanni. «Ho scoperto l’arte durante il liceo, e ho seguito questa passione adolescenziale studiando storia dell’arte. Ho capito presto cosa volevo fare: organizzare mostre e lavorare con artisti viventi. La mia carriera si è sempre sviluppata in modo naturale e positivo. Ho avuto molta fortuna, ma c’è dietro molto lavoro, a volte anche ingrato…» sorride Giovanni. E non si può dire che non si sia dato da fare. Dopo un primo anno di studi a Losanna, Giovanni si trasferisce a Zurigo (dove risiede tuttora). «Negli anni universitari mi sono integrato nella comunità zurighese. Non ho fatto l’errore che commettono molti ticinesi, che restano unicamente tra loro. Nel 1998 ho iniziato a organizzare le prime mostre, e ho conosciuto molta gente. In quegli anni c’erano tanti spazi liberi e un grande fervore nella scena underground. Ho avuto modo di conoscere la Svizzera e di imparare le lingue. Essere ticinese è un vantaggio: almeno ai miei tempi ti obbligava a uscire dai confini del cantone. Oggi intrattengo un rapporto di amore-odio con il Ticino. È una terra bellissima e dal grosso potenziale, ma questo non viene sempre sfruttato, perdendosi nei provincialismi. Vedo però segnali incoraggianti, come per esempio il Lac di Lugano».

Il mondo di Giovanni, quello dell’arte contemporanea, ha ancora la fama di essere destinato a pochi eletti. «Va abbattuta la diffidenza verso l’arte contemporanea. Ma forse questo scetticismo è più un mito che una realtà. I musei sono sempre più frequentati. È vero che l’arte contemporanea si esprime in un linguaggio molto specializzato e non sempre facilmente comprensibile. Serve curiosità e un po’ di pazienza per imparare ad apprezzarla. Sta però a noi operatori creare l’accesso e stabilire un dialogo vero con il pubblico. Quello che personalmente mi dà soddisfazione nell’arte contemporanea – ci spiega Giovanni – è che si è confrontati con il mondo attuale. Offre sempre l’occasione per pensare al proprio rapporto con la realtà e col mondo esterno ai musei. E poi, molti artisti sono dei veri geek: dalle loro opere si imparano sempre cose nuove e nascono nuove idee».

Intanto qualche visitatore si appresta a scoprire l’esposizione,
seguendo le luci e i suoni delle installazioni. Forse stanno cercando anche loro rifugio dal grigiore esterno e qualche chiave di lettura per capire meglio cosa succede là fuori. C’è chi viene per passione e chi resta per professione, come Giovanni: «Ho la fortuna sfacciata di poter vivere facendo quello che mi piace fare» conclude offrendoci dei pin con il simpatico logo della Kunst Halle. Un bratwurst sorridente. «Non ha accolto solo consensi. C’è chi si è offeso protestando che a San Gallo oltre al bratwurst c’è di più. Ma che volete? Non bisogna prendersi troppo sul serio». Nell’arte contemporanea ma non solo...

In pillole

Giovanni Carmine nasce il 14 aprile 1975 e vive a Bellinzona fino al termine del liceo. Nel 1994 si iscrive a storia dell’arte a Losanna, un anno più tardi prosegue gli studi a Zurigo, dove inizia a organizzare esposizioni. Risiede tuttora nella città sulla Limmat con la compagna Sandra e il loro figlio Ettore di 3 anni. Fa una vita da pendolare tra Zurigo e San Gallo: «Sono un pendolare formattato. Il mattino leggo il giornale, la sera un libro e, nei dieci minuti di tempo in cui aspetto la coincidenza, faccio la spesa». Un luogo del cuore: «Il Cairo. Ci sono stato molte volte, l’ultima nella primavera del 2012. Ora immagino che la situazione sia più complessa. Una città sempre irrequieta, dove convivono caos e bellezza». Dove andrebbe in vacanza: «In un posto in cui non sono mai stato». Film preferito: «Bianca e in generale i film di Nanni Moretti».




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Testo: Raffaela Brignoni

Foto: Pino Covino

Pubblicazione:
venerdì 13.12.2013, ore 11:22


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