Il momento magico di Fiorella

Intervista esclusiva alla Mannoia. La cantante italiana alla vigilia del suo live ticinese (26 maggio). Un dialogo a cuore aperto fra musica, impegno, social network, Sanremo e… la Svizzera. — DIEGO PERUGINI

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È un momento magico per Fiorella Mannoia. Lo senti dal tono della sua voce, energico e vivace. E lo capisci dai tanti “tutto esaurito” del suo “Combattente il tour”, in arrivo il 26 maggio al Palazzo dei Congressi di Lugano. La rintracciamo al telefono, in un breve momento di pausa dal palcoscenico. «È vero, è un periodo bellissimo per me – conferma l’artista italiana – Molto lavoro, ma anche molte soddisfazioni. Dopo tanti anni non pensavo che la mia carriera avrebbe avuto una simile impennata. E invece...».

Invece eccola alle prese con le buone vendite dell’album Combattente, uscito l’anno scorso, che continua a sfornare singoli, l’ultimo dei quali è Siamo ancora qui, un gioioso e ballabile elettropop dal testo pieno di speranza. Mentre alla lista dei concerti si aggiungono repliche a grande richiesta. «Credo che alla base di tutto ci siano le canzoni. La gente ha voglia di ascoltare belle canzoni, con spunti di riflessione e parole di incoraggiamento. A maggior ragione in questi tempi difficili, dove ci sentiamo tutti soli e pieni di paura. Noi artisti dobbiamo dare l’esempio, portare una voce di speranza anche quando la vita ti mette a dura prova. E, per quanto mi riguarda, se riesco ad essere d’aiuto a qualcuno, ho salvato il mondo». Un successo a cui ha contribuito anche la partecipazione all’ultimo festival di Sanremo con Che sia benedetta. Dove Fiorella, grande favorita, è arrivata “solo” seconda. «Lì per lì ci sono rimasta male, ma la delusione è durata un attimo. Perché ho capito subito che la canzone era arrivata. E i fatti mi hanno dato ragione. Non avevo bisogno di andare a Sanremo, anzi poteva essere un rischio, ma credevo in questo pezzo, che parla di un argomento a me molto caro: l’essenza e l’importanza della vita. Sempre e comunque». Artista eclettica e battagliera, Mannoia ha spesso trattato nelle sue canzoni temi sociali come l’immigrazione, la violenza sulle donne, l’indifferenza e il disagio dei nostri tempi. Usando i social network in una maniera particolare.

«Sulla mia pagina Facebook più che le mie iniziative promozionali, metto notizie, denunce e fatti significativi, magari fuori dai soliti canali, per riflettere e sollecitare un dibattito. E i risultati sono sorprendenti, con migliaia e migliaia di visualizzazioni. Capitano anche cose paradossali: giorni fa, per esempio, a Napoli un signore mi ha fermato non per chiedermi un selfie o parlare di musica, ma per ringraziarmi di tenerlo informato su quel che succede nel mondo».


Il concerto di Lugano mescolerà passato e presente in un live dalle forti emozioni, con al centro una voce forte e ispirata. E titoli dalle firme illustri, da Enrico Ruggeri a Ivano Fossati, come Quello che le donne non dicono e I treni a vapore. In più cover a sorpresa e ripescaggi dal suo primo repertorio. «Ma ci saranno anche quasi tutti i brani di Combattente, un disco a cui tengo molto. Combattenti siamo un po’ tutti noi, chi lotta per il lavoro, chi per la salute, chi per un’idea, chi contro un’ingiustizia. Nei miei live si balla, si canta, si piange e si riflette, ci trovi tutte le sfaccettature dello spettacolo». E la Svizzera? «Ci ho cantato diverse volte. E ci torno sempre volentieri. Ogni volta, varcando il confine, mi colpiscono pulizia, tranquillità e civiltà. E penso alla mia Italia, che amo alla follia, ma vorrei tanto avesse anche solo il 10% dell’organizzazione della Svizzera. Si vivrebbe molto meglio».

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