Una stanza in centro città per confrontarsi, aggregarsi, contaminarsi, riunirsi, ascoltare musica, leggere o semplicemente mettersi in contatto. (Foto: Massimo Pedrazzini)

«Così abbiamo creato il mondo in una stanza»

I giovani comunicano solo con i social media? A Locarno, ma non solo, i giovani condividono uno spazio camaleontico e reale. Si chiama Mono. — di KERI GONZATO

Complici la tecnologia e i ritmi di vita frenetici, viviamo in un mondo sempre più virtuale. Ma, passando di fronte alla vetrina dello spazio Mono di Locarno, molti si fermano incuriositi…. Ci sono magliette del Festival del film, cd di artisti locali in vendita, una console da dj, tavoli e sedie. Un mercoledì qualunque, appare una ragazza alle prese con lavori ricreativi per i bambini, qualche ora più tardi viene sostituita da 10 persone riunite per il comitato dei «giovani locarnesi» e infine, con il buio, lo spazio si riempie di giovani che suonano, con tanto di cuffie e luci psichedeliche. Un luogo di condivisione e scambio reale che invita a trascorrere un po’ di tempo in buona compagnia.

Come un’oasi
È uno spazio camaleontico che crea connessioni, nato da una conversazione, non tramite chat o sms, ma faccia a faccia…. «Una chiacchierata, a tarda notte, in mezzo alla strada, si parlò di subentrare nello spazio in città vecchia a Locarno, al posto della libreria Kon-tiki che avrebbe chiuso», racconta Andrea Minetti, cofondatore, neotrentenne, assieme ad Elisa Rusca e Giacomo Meschini. Proprio come un’oasi nel deserto, in breve tempo lo spazio si è riempito di proposte che vanno dai concerti acustici alle serate proiezione, passando dalla Notte Bianca al MonoFestival, quest’ultimo un piccolo festival acustico durante il Festival del film. Un luogo in continua evoluzione, infatti, esso è stato la casa dell’etichetta musicale Risonanza Rec, di una sarta e di un architetto, di una libreria, del progetto parallelo al Festival del film The Parders, così come di una collaborazione con la radio indipendente Radiogwen, con la trasmissione Musica per Camionisti«The Parders vuole essere una sorta di laboratorio sperimentale che, tramite incontri e spunti di riflessione, durante il Festival – dice Giacomo Meschini, insegnante delle scuole medie – partecipa al dibattito sulla cultura dell’immagine». E pensare che si tratta solo di una stanza nel cuore della città vecchia! «Ho iniziato ad usufruire di questo spazio la primavera scorsa, organizzandovi cinque pomeriggi di attività manuali, pittoriche e ludiche per bambini», afferma Nairobi Mariano. Da quel momento, Nairobi, che vuole diventare maestra elementare, ci va regolarmente per preparare il materiale per i doposcuola. «I mercoledì sono il mio momento preferito, il mio lavoro diventa puro piacere, mentre ascolto gli amici che provano pezzi musicali», conclude.

Riunioni e concerti
Anche Alice Mauri e i suoi amici si sono innamorati di questa stanza aperta…. «Ci ritroviamo qua per fare musica, per lavorare, cenare assieme e per riunioni di lavoro», spiega Alice. Per Giacomo, Matteo, Nairobi, Alice e molti altri, il Mono è diventato un luogo di lavoro e di vita accogliente. Da cosa nasce cosa ed ora, in questo spazio  vi è anche un bar… «Un bar sì, ma prima di tutto un luogo dove dare una «casa» stabile alle nostre attività, in special modo quelle legate ai concerti e alla musica», conclude Giacomo. Un’area multiuso,  dunque, dove ricominciare a valorizzare i contatti reali….

ALCUNE OPPORTUNITÀ

A Giubiasco
: «Associazione Velabianca»* ha come scopo quello di promuovere manifestazioni eticamente sostenibili in favore di giovani e adolescenti, senza fini di lucro. La domenica pomeriggio si offre uno spazio privilegiato di incontro e socializzazione per i giovani, tra i 12 e i 18 anni, residenti nel bellinzonese.

A Mendrisio: «Associazione Humus Dance»*, spazio espositivo e culturale posizionato vicino all’Accademia di architettura. Dedicato alla condivisione della creatività. Aperto a tutti. Disponibile per esporre, ma anche per incontrarsi tramite eventi, corsi e concerti.


A Lugano: «Spazio 1929»*. Officina creativa, luogo di lavoro condiviso e spazio aperto per eventi, mercatini, brunch estivi e altre occasioni d’incontro e condivisione per giovani e meno giovani. 

* L’utilizzo degli spazi può anche essere a pagamento.

Matteo Beltrami, educatore in ambito sociale.

Oggi, gli spazi di scambio reale sono ancora dei luoghi di incontro?
Tanti giovani si ritrovano negli spazi «reali» molto più di qualsiasi altra fascia di popolazione. Più di tutti li occupano, li utilizzano e li frequentano. I giovani siamo noi qualche anno fa, i giovani saranno noi fra alcuni anni, non posso fare a meno di vederla in questo modo. Pertanto non c’è da interrogarsi su quanto le persone più giovani frequentino gli spazi pubblici, ma piuttosto sul come, sulle modalità e sulle necessità sociali che le persone più adulte dovrebbero iniziare a vedere come prioritarie. 

Perché per una società è importante avere luoghi di incontro e di scambio reale?
È difficile rimpiazzare uno sguardo vero, una stretta di mano, un abbraccio, un odore o una conversazione durante la quale si può anche percepire la presenza totale dell’altra persona…. La vicinanza alle altre persone gioca un ruolo fondamentale, soprattutto durante le epoche di sviluppo come l’infanzia e l’adolescenza. Nella realtà «non» virtuale i canali di comunicazione sono più naturali e umani, quindi più gestibili e più riconoscibili.

I luoghi di condivisione hanno ancora un ruolo cruciale?
Socialmente parlando, luoghi di questo tipo danno la possibilità di offrire spazio fisico alle idee…. Lo spazio condiviso permette la costruzione di nuove reti sociali e nuove relazioni umane. Sempre parlando di comunità, uno spazio multifunzionale, con scopi culturali e di aggregazione, permette fisicamente la mescolanza e la contaminazione delle attività e delle esperienze. Da queste dinamiche nascono progetti capaci di ottimizzare le risorse del territorio e il passaggio di informazioni.




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Testo:  Elisabeth Alli

Pubblicazione:
giovedì 21.04.2016, ore 00:00