I figli se ne vanno. I genitori restano «soli soletti». E ora? 

Il nido vuoto

Quando i figli «spiccano il volo», le madri, e spesso anche i padri, devono ridefinire i loro ruoli, come individui e come coppia. L'opinione e i consigli della psicoterapeuta Patrizia Montini Lirgg. — di GIORGIA VON NIEDERÄUSERN

Statistiche alla mano, in Svizzera, l’impegnativo lavoro di mamma e papà dura da quattro a cinque lustri fino a quando i figli, nutriti, accuditi e educati, conquistano l’indipendenza e escono da casa. L’«empty nest syndrome», la sindrome del nido vuoto, è il nome dato alla crisi che possono vivere i genitori durante questa fase. Ne abbiamo parlato con Patrizia Montini Lirgg, psicologa e psicoterapeuta FSP/ATP a Balerna.

Quali sono le difficoltà dei genitori nel vedere i figli uscire di casa?
La nuova fase incita i genitori a trovare un nuovo equilibrio e un nuovo orientamento sia individuale, sia nella coppia, sia nella famiglia. Questo può essere doloroso. Bisogna tenere conto che nella nostra società la fase postgenitoriale si situa tra i 40 e 60 anni. A questa età, i genitori sono confrontati con altri eventi significativi, come la menopausa o l’assistenza dei genitori anziani, avvenimenti che amplificano ulteriormente lo stress percepito. Tramite l’autonomia riacquisita è però possibile sviluppare una nuova identità.
 
È vero che le madri soffrono più dei padri?
Studi recenti hanno dimostrato che, in contrario al passato, la maggior parte delle madri accetta la nuova distanza dai figli e gode della ritrovata libertà. Le donne che sono state attive professionalmente durante la fase genitoriale hanno più facilità a vivere il distacco dai figli e il dolore dato dalla separazione svanirâ più in fretta.

E chi non ha avuto una carriera?
Per le madri casalinghe il dolore della separazione può essere più forte e durare più a lungo. Chi si è identificata unicamente nel ruolo di mamma corre il rischio di sviluppare problemi d’identità e di dover dare un nuovo senso alla vita.

Che consiglio si può dare alle mamme?
La capacità di vedere la nuova situazione come parte di uno sviluppo familiare e individuale aiuta ad affrontarla positivamente. Il cambiamento vuole uno sconvolgimento dei propri ruoli. Alle donne si presenta l’opportunità di riorientarsi. Questo è possibile lanciandosi in nuove attività (professionali e non) o aumentando il grado di occupazione.  

Quali invece le difficoltà per i padri?
Generalmente vivono il distacco in modo più razionale, ma anche per loro la nuova fase può essere difficile. Solitamente, durante i primi anni di vita dei figli, i papà sono molto impegnati sul lavoro. Quando i figli diventano adulti, i padri si trovano invece a fine carriera. Una fase in cui consacrano più tempo alla famiglia, sviluppando un bisogno di prossimità. Questa fase però coincide spesso con l’uscita di casa dei figli. Ecco che anche per loro si può innescare un senso d’abbandono. Inoltre, può nascere la sensazione di non aver vissuto sufficientemente il ruolo di padre. Una carenza che può essere compensata  più tardi, con l’accudimento dei nipotini.

Tutto ciò che effetto ha sulla coppia?
La mette alla prova: il vuoto che lasciano i figli deve essere riempito dalla relazione con il coniuge. Ma attenzione: l’«abbandono» dei figli è un catalizzatore delle difficoltà matrimoniali e non una sua conseguenza. Se la coppia funzionava unicamente come squadra genitoriale, allora il rischio di separazione è alto.

Come evitare allora crisi matrimoniali?
Anche il ruolo dela coppia deve essere ridefinito. Si tratta di trovare un nuova modalità di comunicazione costruttiva, che permetta lo scambio d’idee e opinioni e che di conseguenza ricrei prossimità, rispetto, tolleranza e affinità. I genitori, rimasti soli, devono porsi nuovi obiettivi e scoprire nuovi interessi. La libertà riconquistata può essere molto appagante: finalmente viaggi spontanei o sogni tenuti a lungo nel cassetto possono essere realizzati.

Come cambia la relazione con i figli?
Dopo la fase adolescenziale conflittuale, per i giovani adulti è importante sentirsi alla pari con i genitori. È importante che la loro autonomia sia rispettata. Se lo sarà si avvicineranno a mamma e papà per raccontare loro delle proprie esperienze. Il «nido vuoto» è spesso visto negativamente: abbandonato, diventa un simbolo del calore familiare passato e, di conseguenza, crea un lutto. In realtà questa fase non costituisce una separazione familiare, ma unicamente spaziale. Quando i genitori si rendono conto che non hanno perso i loro figli, ma hanno trovato più libertà e spazio, la fase postparentale porterà nuove gioie nella vita a due e verso i figli.

Fonti statistiche: Ufficio federale di statistica, Rapporto Giovani 2016 (Istituto Toniolo di Milano), Commissione federale di coordinamento per le questioni familiari («Pflegen, betreuen und bezahlen»).

Commento (0)

Grazie per il vostro commento.

Questo commento ha un contenuto sgradevole?

Il testo sarà controllato ed eventualmente modificato o bloccato.

Il vostro commento

Non avete ancora scritto il commento.

Questo campo deve essere compilato. Grazie.

Campo obbligatorio
Questo campo deve essere compilato. Grazie.










Si prega di commentare nel rispetto della nostra netiquette e degli altri utenti.


ARTICOLI IN EVIDENZA



Un operatore sociale
con la videocamera

Il documentarista luganese Olmo Cerri ci parla del suo particolarissimo lavoro di ricerca sull’immigrazione italiana in Ticino.


*****

Il figlio di Ivan Graziani
si fa strada

Ecco Sala Giochi, il secondo album di Filippo, 36enne che cerca di seguire le orme del papà. Con discreto successo.

*****



TESTO: GVN
ILLUSTRAZIONE, FOTO:  Alamy, mad.

Pubblicazione:
lunedì 02.05.2016, ore 00:00


Login con il profilo di Cooperazione

Chiudere
Fehlertext für Eingabe

Fehlertext für Eingabe

Dimenticato la password?