Il noce, l'albero
delle streghe

INFOGRAFICO— Nascono su una pianta maestosa del genere «Juglans», il cui nome latino deriva da «Iovis glans», frutto di Giove.

Noci «alla toscana»

Una crema di fegatini al Porto caramellata, pappardelle al ragù di cinghiale con olive di Ferrandina, ed ecco uno spezzatino di cervo accompagnato con puré di patate, castagne glassate e uva scottata. Il gran finale: una crème brulée al limone… e un pizzico di salvia. Dove siamo mai andati a mettere le gambe sotto il tavolo? Nonostante le apparenze non ci siamo mossi dal Ticino, anzi, siamo in uno dei luoghi-cartolina del nostro cantone: a Gandria, più precisamente alle Bucce. E qui, si mangia toscano. Non i piatti-manifesto come la costata, la chianina, il pane sciocco, la finocchiona: no, qui si va nella terra di Dante con passo raffinato, con interpretazioni interessanti e stuzzicanti. Del resto, i piatti da noi gustati e citati la dicono tutta. Certo, non mancano i cantucci con vin santo e, a dipendenza della stagione, un qualche piatto della tradizione arriva. Ma quel che ci piace qui ribadire è che è l’aria che si respira nella piccola boite di Gandria a rendere toscano… anche il Ceresio lì sotto. Non sono i proclami a fare la differenza ma gli accenti. E qui «i bischeri ci si beccan tutti…» perché alle Bucce per «pochi lilleri si lallera».

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Testo: Elisa Pedrazzini
Foto:
Alain intraina

Pubblicazione:
lunedì 20.10.2014, ore 00:00


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