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Suor Maria-Anna del convento del Santissimo Nome di Gesù di Soletta seleziona le ostie manualmente, scartando quelle danneggiate.

Suor Therese alla macchina per la produzione delle ostie: ogni foglio viene pressato e scaldato singolarmente.

Suor Priska sistema le sfoglie a umidità naturale per farle ammorbidire, in modo che non si frantumino durante il taglio.

Macchina trancia-ostie.

Dopo un’attenta selezione, Suor Gertrud riempie i sacchi di ostie.

Confezioni di ostie pronte per essere inviate per posta.

Il nostro pane quotidiano

Nella religione cristiana il pane è un simbolo carico di significato che trova la sua manifestazione nell’ostia eucaristica. Visita al convento del Santissimo Nome di Gesù di Soletta durante la preparazione delle ostie.   

Nel convento femminile del Santissimo Nome di Gesù di Soletta l’aria è pervasa dal profumo di crêpes appena sfornate. Quelle che però la panetteria del convento sta preparando non sono crêpes, ma ostie. Suor Priska, suor Maria-Anna, suor Gertrud, suor Therese e suor Maria-Theresia sono immerse nel vivo della preparazione. Ogni martedì le religiose si ritrovano per preparare con estrema dovizia le ostie, una parte delle quali resterà al convento e l’altra venduta a circa 220 acquirenti in Svizzera.

«Preparare le ostie è come guidare: non bisogna distrarsi mai!» spiega suor Therese. Oggi tocca a lei «pilotare» la macchina per la produzione delle ostie. «Quando resto seduta a lungo alla macchina mi sento vicina a tutte quelle persone costrette a lavorare una vita intera in catena di montaggio, ripetendo sempre gli stessi monotoni gesti».Non ancora pienamente soddisfatta delle ostie ottenute, la sorella chiede aiuto a suor Maria-Theresia. Per riempire, pulire e rimuovere correttamente le cialde dalla macchina servono quattro mani. Accanto alla macchina si trova un grande recipiente con 15 kg di farina miscelati a 21 litri di acqua. La pasta oggi presenta una consistenza troppo dura, diversa dal solito. Suor Maria-Theresia non sa spiegarsi il perché. Per rimediare al problema le sorelle aggiungono all’impasto un goccio d’acqua e della pasta un po’ più liquida. Ora il risultato è perfetto.
Questi piccoli imprevisti sono all’ordine del giorno visto che le poche operazioni necessarie alla preparazione delle ostie avvengono quasi esclusivamente meccanicamente. L’impasto viene versato su una superficie di cottura per poi essere pressato da due piastre riscaldate a 200 °C e, nel giro di pochi secondi, trasformato in sottilissime cialde semitrasparenti.

Suor Priska sistema una a una le sfoglie quadrate in condizioni di umidità naturale per farle ammorbidire, in modo che non si frantumino durante il taglio. La suora si serve quindi di una fustella trancia-ostia per ottenere tante pile di cialde. Suor Maria-Anna le seleziona manualmente una a una, scartando quelle danneggiate. Solo le cialde perfettamente integre saranno vendute e utilizzate per la celebrazione eucaristica. I resti o le ostie difettose saranno consegnate ai contadini che le utilizzeranno come cibo per gli animali o regalate ai bambini in visita al convento per prepararsi alla seconda domenica di Pasqua.
Se questo convento femminile del XVI secolo riesce a sopravvivere lo deve proprio alle entrate derivanti dalla vendita di ostie. Le religiose dedicano anima e corpo a questa attività che richiede loro uno sforzo fisico non indifferente.

Il significato del pane nella Bibbia
Nella religione cristiana le ostie simboleggiano il pane. Ma qual è esattamente il significato del pane nella Bibbia? Durante l’Ultima Cena Gesù spezza il pane per condividerlo con i discepoli. La Chiesa cattolica è concorde nell’affermare che questo pane rappresenti anche il sacrificio di Gesù Cristo per la redenzione dell’umanità. Ma non lo è invece necessariamente sul modo in cui il concetto di «sacrificio» dovrebbe essere interpretato e vissuto in termini religiosi dai suoi fedeli. Questo non è l’unico passo della Bibbia sul quale sussistono ancora oggi diverse interpretazioni da parte dei praticanti.

Per suor Priska una cosa è certa: l’Ultima Cena simboleggia in primo luogo l’aspetto della convivialità e l’esperienza della comunione e solo in secondo luogo l’idea del sacrificio. Un’interpretazione che si avvicina alla fazione più progressista della sua comunità religiosa.
Nel Nuovo e nel Vecchio Testamento pane e cibo sono spesso al centro del dibattito. Il famoso «Dacci oggi il nostro pane quotidiano» tratto dal Padre Nostro è un passaggio che tutti conoscono, anche chi è lontano dalla religione. Gesù utilizza il pane come simbolo di alimento di base. Con ogni boccone di pane facciamo nostro anche un pezzo di storia della religione.

Nel Nuovo Testamento Gesù dice: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame». Con questa epica frase egli ricorre alla figura del pane come simbolo in grado di assicurare esistenza e cibo. Un’esistenza intesa non solo in senso meramente materiale. Il pane simboleggia al tempo stesso anche la spiritualità. Per una vita felice non basta una completezza materiale; servono ideali, fede. È questo che Gesù intende quando dice: «Chi crede in me non avrà sete, mai!». Ma non è tutto: il pane, e quindi l’ostia, sono il corpo di Cristo. Per suor Priska l’ostia crea una vicinanza con Gesù: è come se, tramite l’ostia, potessimo tenere fisicamente Gesù tra le mani: «Egli dice: ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine dell’età presente».
Molti degli antefatti religiosi legati al pane sono andati perduti, anche se il nostro quotidiano ne è letteralmente infarcito. Una delle scelte sicuramente più azzeccate della religione cristiana è l’aver scelto per la propria simbologia oggetti del quotidiano in grado di evocare in ciascuno di noi associazioni immediate e per mezzo dei quali la religione è riuscita a raggiungere milioni di persone. Brezel, bagel, trecce di Pasqua: per chi le sa cogliere, le allusioni religiose nei nostri prodotti di panetteria si incontrano ancora oggi un po’ ovunque. 

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Testo: Bettina Ullmann
Foto: Heiner H.Schmitt
Pubblicazione:
lunedì 30.03.2015, ore 00:00


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