Il nuovo cd di Bennato

Il cantautore napoletano ci racconta del suo 18° album «Pronti a salpare». Con il solito spirito battagliero e anticonformista.

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Ci siamo avvicinati a questo disco con un misto di cautela e scetticismo. Timorosi di venir delusi da chi, in passato, ci ha dato così tanto. Per esempio un album storico come Burattino senza fili (1977), che ci ha cambiato un po’ la vita. E, invece, ti ritrovi a sorridere ascoltando Pronti a salpare (Universal), l’ultimo cd di Edoardo Bennato, che alle soglie dei settant’anni (li compirà il prossimo 23 luglio) appare in gran forma. Capelli corvini, occhialini scuri, jeans e, soprattutto, il solito spirito battagliero e anticonformista.


Edoardo Bennato è nato a Napoli nel 1946.

Come sempre, Edo è un fiume in piena e, durante la nostra conversazione, salta di palo in frasca, mischiando presente, passato e futuro. Come fa, del resto, nell’album, che rimanda a memorie e situazioni di ieri senza però dimenticare l’attualità. E, infatti, Pronti a salpare, la suggestiva ballata folk-blues dedicata a Fabrizio De André, guarda alla nostra era di migrazioni: «Il titolo non si riferisce solo ai diseredati che fuggono dalle guerre, ma anche a noi privilegiati occidentali che dobbiamo esser pronti a un cambio di mentalità» spiega.

Una ballata per De André
Altrove il tono si fa più ironico, come nel boogie scanzonato di Al gran ballo della Leopolda, dove si citano vari politici italiani, da Pippo Civati ai «due Matteo» (Renzi e Salvini, ndr). E se gli fai notare che lo danno vicino ai Cinque Stelle, lui risponde piccato: «Sono amico di Grillo, ma il rock non ha bandiere. E poi neanche loro riuscirebbero a colmare il gap sociale fra Nord e Sud». Autobiografico è il blues «parlato» di A Napoli 55 è ‘a musica, dove racconta i suoi inizi. Ancora Napoli, in un ritratto agrodolce, ritroviamo in La mia città, mentre la notevole È una macchina ha sapori più scuri e inquieti nella descrizione di un futuro ipertecnologico.
Qua e là varie autocitazioni: dalla celebre «isola che non c’è», che anima il ritornello del singolo Io vorrei che per te, ballata sognante di presa immediata, fino al Raffaele di Venderò, che è rimasto sempre lo stesso e fa capolino nel brano che dà il titolo al disco. E c’è pure Lucignolo che oggi fa il PR in Il mio nome è Lucignolo, rock di stampo americano incluso nel musical dedicato a Pinocchio che l’anno prossimo debutterà a Roma. Altra vecchia passione è l’opera, qui presente in un paio di episodi: La calunnia è un venticello, che ricorda le vicissitudini umane Enzo Tortora e Mia Martini, e la conclusiva Non è bello ciò che è bello, originariamente scritta per Pavarotti.

Pavarotti e Rossini
«Amo molto Rossini e cerco di usare il suo linguaggio per affermare la mia italianità, quando spesso all’estero ci considerano dei patetici imitatori». E, ancora, ecco Niente da spartire, duro atto d’accusa verso ipocriti e opportunisti: «Io sono uno squilibrato, un provocatore, afflitto da frequenti manie di persecuzione» canta Edo, che però non vuole ergersi a giudice morale: «Racconto i fatti che mi vengono incontro, evitando buonismi e luoghi comuni. Faccio musica e non denuncia sociale, l’importante sono le buone vibrazioni».

Concerti nel 2016
E di buone vibrazioni ce ne sono tante in questo riuscito lavoro, ben prodotto da Brando, che ribadisce il classico stile Bennato fra rock e blues appena riverniciato di sonorità più attuali. E non finisce qui. Nel marzo 2016 partirà dalla Svizzera il nuovo tour: prima data, il 14 a Basilea, quindi Lucerna, Rubigen e Zurigo. Ma, chissà, potrebbe scapparci anche un concerto per i fan ticinesi.

Edoardo Bennato (Napoli 1946), laureato in architet-tura, debutta nella musica nel 1973 con «Non farti cadere le braccia». Raggiunge il grande successo qualche anno dopo con «Burattino senza fili» e «Sono solo canzonette». Nel 1990 canta con Gianna Nannini «Un’estate italiana», inno dei mondiali di calcio. Pronti a salpare è il suo 18° album di studio.

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Pubblicazione:
martedì 03.11.2015, ore 02:00


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