Il ragazzo che fa parlare i muri

Un tessuto urbano non violentato ma decorato, sull’onda imprevedibile della fantasia di Gioele Martinoli, un giovane che guarda al futuro con realismo. — SYLVA NOVA

Muri abbattuti per unire. Muri che si stanno costruendo per dividere. Muri invece che già ci sono e vengono abbelliti. Sono quelli che piacciono a Gioele Martinoli, di Losone, studente alla Supsi e appassionato di murales. Le sue creazioni non sono espressioni di protesta o di lotta sociale – come all’origine del muralismo – ma fantasiose rappresentazioni di un mondo suggestivo, irreale. «Fin da piccolo, alla scuola materna, dipingevo non stop con tutto ciò che trovavo: matite, pennarelli, tempere. Disegnavo solo città, sempre città con risultati anche sorprendenti in rudimentali 3D, quali strade, ponti, casette, palazzi. Alle elementari ho cominciato a inserire  lettere e insegne. La Coop era tra le mie preferite… e non è una sviolinatura; la collocavo però in città e luoghi che mi inventavo».

Dopo le medie e con qualche dote in tasca, si iscrive allo Csia (Centro scolastico industrie artistiche), dove ottiene la maturità artistica professionale. Ora, alla Supsi, frequenta la facoltà ambiente e design. «Una professione devo pur averla, anche se mi piacerebbe vivere di murales, la mia grande passione. Il territorio però qui è piccolo, sebbene enti e privati comincino a dimostrare interesse per quest’arte».

Dai murales ai graffiti
I murales, movimento pittorico scaturito dalla rivoluzione messicana conclusasi proprio cent’anni fa –  nato dunque come protesta – acquisisce negli anni sempre più valore estetico. Tra i muralisti, attualmente ricorre sovente il nome dell’inglese Bansky, forse più artista che contestatore, anche se ha lasciato una significativa impronta dissenziente nella giungla di Calais – con un suo dipinto su muro – in seguito allo smantellamento della baraccopoli. Per non dimenticare, sul piano puramente artistico, Keith Haring e il suo ultimo capolavoro pubblico alla fine degli anni Ottanta, sulla parete esterna  della chiesa di St. Antonio a Pisa, murales di circa 180 metri quadri. Se i murales  hanno una loro storia da raccontare, anche i graffiti (più astratti dei murales) parlano, denunciano. «Sì, i primi graffiti (lettere, scritte, firme che si sviluppano ingrandendosi) sono apparsi negli anni Settanta nei ghetti newyorkesi, graffiti che, se dipinti nell’illegalità, spesso hanno poco di artistico, ma vogliono solo marcare il territorio, lasciare un segno. Scatenare competizione tra un writer e l’altro».
L’atto di imbrattare i muri quale contesa con l’autorità non è in alcun senso paragonabile alla passione di Gioele Martinoli, che si muove solo nella legalità. «La sfida, eventualmente,  è con me stesso, nell’usare la bomboletta spray, nell’abbinare creatività con velocità di esecuzione, tecnica. Ho cominciato alle medie a elaborare le prime lettere astratte, poi ho ampliato il campo con l’illustrazione (fumetti, cartoon). Cerco di fondere l’astrattismo con il figurativismo. Così sono i miei murales».
In questa attività non è solo, ma in compagnia dell’amico Dario Gagliardi. Insieme hanno fondato l’ecruteam.  «Alcuni murales di grandi dimensioni li realizziamo in coppia, altri li suddividiamo tra sopra e sottoceneri. Dario opera soprattutto nel Mendrisiotto, io nel Locarnese».
La creazione dei murales viene accordata dal competente ufficio governativo, al quale va inoltrata richiesta. Una procedura che può durare alcuni mesi. Indipendentemente dalle domande di murales fatte da privati, che non necessitano di autorizzazioni, gli interventi invece sulle infrastrutture cantonali devono essere approvati dall’istanza cantonale,  anche se i  committenti sono le municipalità. «In generale parliamo con il cliente, annotiamo le sue aspettative, allestiamo un preventivo e una piccola bozza: progettino semplice, poiché il murales si sviluppa spruzzo su spruzzo, in totale libertà. Da quando siamo in due a dipingere le pareti, abbiamo aumentato la produzione su superfici ampie, anche se sono comunque  richieste discontinue».

40 metri d’arte
L’anno scorso Gioele, tra opere su pareti private e pubbliche, ha realizzato una cinquantina di murales.  «Il più impegnativo, voluto da un cittadino in valle Maggia, si è sviluppato su una lunghezza di 40 metri. È stato bellissimo, non riuscivo più a staccarmi». Da alcuni mesi, i muri dei sottoponti del fiume Maggia sono diventati le sue tele senza cavalletto, i suoi sogni di un tessuto urbano non violentato, ma decorato. «Da grande mi piacerebbe non distinguere la passione dal lavoro». Certo, a vent’anni, è ancora presto per sapere se trasformare un hobby in un mestiere o fare del proprio lavoro un hobby.

Foto: Massimo Pedrazzini

CLICCA QUI PER TORNARE ALL'HOMEPAGE
CLICCA QUI PER ANDARE ALLA RUBRICA «INCONTRI»

Commento (0)

Grazie per il vostro commento.

Questo commento ha un contenuto sgradevole?

Il testo sarà controllato ed eventualmente modificato o bloccato.

Il vostro commento

Non avete ancora scritto il commento.

Questo campo deve essere compilato. Grazie.

Campo obbligatorio
Questo campo deve essere compilato. Grazie.










Si prega di commentare nel rispetto della nostra netiquette e degli altri utenti.

LEGGI ANCHE…


L'appuntamento quindicinale

Le analisi di Ceroni su Cooperazione

Parliamo d'arte

La rubrica "Il quadro" di Cooperazione



Login con il profilo di Cooperazione

Chiudere
Fehlertext für Eingabe

Fehlertext für Eingabe

Dimenticato la password?