Johannes Ullrich (docente di psicosociologia all’Uni di Zurigo): «Il regalo non deve mettere in imbarazzo chi lo riceve»

Regali – La psicologia del dono

LA COPERTINA — Ricevere un regalo può rendere felici. O anche no. Gli esperti di psicologia affermano che si tratta di un gesto interessato.

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In un’epoca come la nostra il regalo è visto con sospetto, evocando una forma primitiva di baratto, pertanto ci si chiede se il regalo ricevuto a Natale sia il frutto di un atto disinteressato. Ovviamente sarebbe inopportuno ammettere che il gesto è legato a un’attesa. Ma allora perché ci facciamo regali? Per Johannes Ullrich, professore di sociopsicologia all’università di Zurigo, la questione è chiara: «Regaliamo perché ci aspettiamo regali dagli altri». Il gesto riveste in tal senso una funzione sociale. Con l’atto del regalare dimostriamo di pensare alla persona che rendiamo felice con il nostro dono. Il regalo impegnativo presume invece una manifestazione di stima nei confronti di chi lo riceve. Il regalare non è un atto disinteressato e fine a se stesso. «Nel migliore dei casi siamo felici che il regalo sia stato apprezzato dal ricevente, perché anche noi sperimentiamo una sorta di appagamento», spiega Johannes Ullrich.

La faccenda si fa più complessa quando un regalo genera una certa pressione su chi lo riceve. Supponiamo per esempio che un uomo regali alla compagna un capo di biancheria intima sexy. La donna potrebbe associare questo regalo a determinate aspettative del partner. I problemi sorgono – sia per lei che per lui – se lei non intende esaudirle. La stessa cosa accade con regali impegnativi, tanto che chi li riceve non è in grado di contraccambiarli adeguatamente.

«In questo tipo di atteggiamento potremmo ravvisare uno stratagemma per esercitare potere su una persona. Un approccio comune a tutte le epoche e a tutte le culture», spiega Marc-Olivier Gonseth, direttore del museo etnografico di Neuchâtel, alludendo all’usanza del «Potlatch», una cerimonia che si svolge tra alcune tribù di Nativi americani della costa nordoccidentale del Pacifico degli Stati Uniti, durante la quale ai propri rivali si offrono regali il cui valore è così elevato da non poter essere contraccambiato. Colui che riceve il regalo perde la propria faccia e una gran parte del proprio potere simbolico.

Ambiguità
Al di là delle dimostrazioni di potere, nell’atto del regalare intervengono sottili meccanismi tra chi fa il regalo e chi lo riceve. Quando facciamo un dono ci attendiamo che il ricevente abbia una reazione di soddisfazione. E questa si misura anche dalle aspettative del ricevente, specifica Ullrich: «Colui che riceve il regalo si rispecchia in esso e pensa: “Ah! Allora l’altro mi pensa”. Se le aspettative sono soddisfatte, la situazione è perfetta».

In un modo o nell’altro, il regalo riveste una funzione relazionale che va oltre il gesto del dare e del ricevere. In questo ambito, non è facile rispondere con certezza alla domanda se le donne – alle quali è riconosciuta una maggior competenza sociale rispetto agli uomini – siano avvantaggiate nel donare. Secondo Ullrich questo aspetto non è ancora stato oggetto di sufficienti studi. Un’eventuale competenza nel regalare potrebbe però essere neutralizzata dalla tendenza della donna a porsi più domande sul perché le è stato fatto un regalo. Questo potrebbe a sua volta diventare motivo di conflitto e causare litigi, che sono comuni sotto il periodo natalizio. Per lo psicologo sociale è fuori discussione che, in un’epoca nella quale possediamo tutto, i regali di Natale abbiano ancora un senso. La loro funzione sociale è indiscussa. Che però debbano essere materiali è tutto da vedere, spiega Ullrich. In determinate occasioni, i rituali impongono che il regalo sia un oggetto fisico o un buono, una consuetudine legata più che altro alla tradizione.

L’usanza di farsi regali costosi e opulenti per le feste di Natale non è così antica come crediamo, conclude l’etnologo Marc-Olivier Gonseth: «La versione moderna dei regali di Natale è legata all’invenzione in America di Babbo Natale, agli inizi del XIX secolo, che diverse aziende americane hanno utilizzato per la loro pubblicità a partire dagli anni Venti».

Alcuni dei doni più pazzi nella storia

100 chili di banconote alla sposa


8 milioni 888mila e 888 yuan (1,1 milioni di euro) è la somma che una sposa cinese ha ricevuto in dono dallo sposo. Il denaro è stato donato in 17 canestri di vimini foderati di rosso (il colore del matrimonio in Cina). L’8 in Cina porta fortuna.



Ti regalerei la luna


Nel 2008, in piena crisi finanziaria, Roman Abramovic ha regalato 100 acri di luna alla fidanzata, cui aveva promesso di convolare a nozze entro la fine dell’anno. Se il vostro amato promette di  regalarvi la luna prendetelo sul serio.



Il mito dell’uovo


Memoria di Azov (vedi foto) risale al 1891 ed è uno delle uova imperiali Fabergé che il penultimo zar di Russia Alessandro III donava a Pasqua alla zarina e moglie Marija Fëderova. Al suo interno è riprodotto l’incrociatore corazzato russo Pamiat Azova.

Testo: Stefan Fehlmann, Jean Pinesi
Foto: Heiner H. Schmitt, fotolia, AFP, mad
Pubblicazione:
lunedì 22.12.2014, ore 10:00