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Armando Ceroni
ha scritto il 05.02.2018


Il talento costa

La Svizzera che forma giovani atleti sta cambiando pelle, anche se ancora non siamo al livello
di altri paesi.

Là, a sostegno dei talenti in erba, c’è abbondante semina di soldi e strutture. Qui
è solo nell’ultimo decennio che si è iniziato a colmare un solco che stava diventando troppo profondo. Mica perché abbiamo neve, montagne e passione, che i campioni potevano continuare a sbocciare in modo naturale come era capitato per anni. Senza aiuti veri da parte dello Stato. Che nelle ultime stagioni ha messo su diversi centri federali e regionali. Tre dedicati
al mondo dello sci. A Davos hanno plasmato Dario Cologna, tre ori olimpici nello sci di fondo. A Briga Fanny Smith, più volte iridata
e campionessa olimpica uscente nello skicross. A Engelberg la popolarissima Dominique Gisin.
E da qui partiranno per i prossimi giochi coreani ben quattro atleti: Denise Feirabend, Fabian Bösch
e la più nota Michelle Gisin con
il fratello Marc. Tutti nati, cresciuti e formati a due passi da casa, con costi e impatto psicologico inferiore rispetto a coloro che arrivano da fuori. Ergo. Nonostante il crescente sostegno governativo,
ballano comunque circa 20mila franchi all’anno a carico delle famiglie. Tanti. Troppi. Un sacrificio enorme senza nessuna certezza.


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