Emanuele Augugliaro si dedica con grande entusiasmo al suo mestiere.

La storia del viandante
che si fermò in Ticino

Il ritratto — Oggi è carpentiere, ma per tre anni ha solcato — da artigiano «nomade» — tutta l’Europa. Emanuele Augugliaro da Winterthur si è trasferito a Mendrisio, dove dal 2005 è titolare di una piccola azienda.

Ho saputo fin dalla nascita che ero portato per il lavoro di carpentiere. Mi diverto a lavorare con le mani, costruire qualcosa e vederne il risultato. Usare la circolare, tagliare travi, montare, e alla fine vedere il lavoro ultimato è una grande soddisfazione». Sin da giovane, Emanuele Augugliaro era sicuro del mestiere che avrebbe svolto, a differenza di tanti coetanei più disorientati sul proprio futuro e sulla propria identità professionale. Non fu un caso che gli piacque molto lavorare per tre anni come apprendista: fu una gioia imparare questo mestiere antico e poi cimentarsi a migliorarne le tecniche. L’apprendistato confermò a Emanuele che sarebbe stato carpentiere.

Non ha dunque avuto incertezze professionali, ed è stato altrettanto granitico nella scelta di vivere e lavorare nel Mendrisiotto. «Sono finito dove volevo finire! Sono innamorato di questa zona. La gente è aperta, il clima piacevole, così come il paesaggio. Nel 2004, quando lavorai per tre mesi qui in Ticino a Stabio, vidi anche molte possibilità professionali. Mi sono trasferito da Winterthur a Mendrisio dai primi mesi del 2005, e ne sono contentissimo. Mi sento a casa».

«

Ho saputo fin dalla nascita 
che ero portato al lavoro di carpentiere!»

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Eppure di città e paesi Emanuele ne ha conosciuti tanti in una lunga peregrinazione durata tre anni e mezzo, quella di chi vuole far parte della «Verein Fremder Freiheitsschacht», un’associazione, nata a Berna, che riunisce artigiani viandanti da quasi 100 anni. Chi entra in questa congrega deve mettersi in viaggio per almeno tre anni e un giorno, non avvicinarsi mai a meno di 50 chilometri dal luogo di residenza (la cosiddetta zona proibita), avere un diploma in arti e mestieri (per esempio di scalpellino, muratore, falegname, carpentiere), non avere più di 30 anni, non avere moglie o figli o debiti, ed essere pronto all’avventura. Si deve viaggiare a piedi o in autostop, quindi con un bagaglio limitato che comprende il bel vestito tradizionale, un sacco a pelo e, ovviamente, gli abiti e gli attrezzi da lavoro. Non è una vacanza, ma un modo di fare esperienza rimanendo al massimo tre mesi presso ogni diverso datore di lavoro. 

Emanuele, ancora apprendista, era venuto a sapere di questo viaggio dai racconti di altri artigiani che l’avevano compiuto, e aveva cominciato a pensarci e ad accarezzare l’idea di cimentarsi in questa prova. Durante il terzo anno di apprendistato nel 2001, iniziò a organizzarsi partecipando a una riunione in Germania. Era affascinato da questa possibilità e convinto che l’avrebbe intrapresa e portata a termine. Così come poi è effettivamente successo. «È stata un’esperienza importante – precisa Emanuele –  basata sull’onore e la parola data, la solidarietà e il rigore. Altri, che erano entrati nella congrega prima di me, mi hanno insegnato come comportarmi e come chiedere il lavoro secondo il modo tradizionale che prevede alcune frasi precise. Ho incontrato gente interessante con la quale ho avuto l’opportunità di dialogare. Mi ricordo, per esempio, un artigiano di Ginevra che aveva fatto il suo viaggio quarant’anni prima».

Nel primo anno, Emanuele si è spostato soprattutto in Paesi di lingua tedesca (Germania, Austria e Svizzera) per imparare a comportarsi nel modo più opportuno. «Bisogna saper accettare quello che arriva e – aggiunge Emanuele – riuscire ad arrangiarsi in ogni stagione, sia quando è estate e tutto sembra più semplice, sia in inverno, quando si arriva al freddo in una nuova città e bisogna cercare vitto e alloggio senza avere molti soldi». Negli anni successivi è stato in Francia, Spagna, Inghilterra, Scozia, Italia e Cecoslovacchia, e in ogni città ha fatto timbrare dal Comune il suo libretto di viaggio che riporta anche le «pagelline» dei datori di lavoro. È rimasto particolarmente legato a Potsdam: «Mi sono trovato benissimo – ricorda Emanuele – e là ho ancora molti amici». In tanti non possono dimenticare questo ragazzo alto e dall’aspetto quasi vichingo, dall’accento svizzero tedesco e vestito con il pittoresco abito tradizionale. L’abito è nero per chi lavora il legno e abbinato a un cappello che non è un berretto normale, ma un cilindro, una bombetta o il classico copricapo da carpentiere a larghe tese. Il colletto della camicia è girato all’interno e i pantaloni sono a zampa d’elefante: son due stratagemmi per proteggere l’artigiano dai resti della lavorazione del legno.

Si riconosce allora subito Emanuele Augugliaro, non solo per l’abito, ma anche per l’entusiasmo con cui parla del suo mestiere. Da otto anni non stacca dal lavoro per almeno una
settimana. «Mi concedo – ammette – solo qualche weekend lungo». Ma, dal suo sorriso, non sembra pesargli così tanto!

In pillole

Emanuele Augugliaro

È nato a Winterthur il 30 giugno 1982. La mamma Maya è infermiera. Il papà Vito, nato in Sicilia, è maestro industriale. Alessandro, suo fratello più piccolo, è falegname. Emanuele ha fatto un apprendistato da carpentiere per tre anni. Dopo il diploma, è partito per il Viaggio Tradizionale degli Artigiani che è durato tre anni e mezzo. È titolare di una carpenteria a Mendrisio dal 2005. Oltre a lui, ci lavorano dieci persone. Adora il Mendrisiotto con i suoi paesini (Meride, Tremona, Arzo). Gli piace il mare e stare con gli amici. Ama gli animali, ma al momento non ne tiene perché non sarebbe in grado di accudirli come necessario. Ascolta volentieri musica punk-rock, e il suo gruppo preferito è quello dei Social Distortion.



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Testo: Barbara Brevi
Foto: Annick Romanski

Pubblicazione:
lunedì 07.04.2014, ore 10:30


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