Pierre Rusconi, Consigliere nazionale dell'Udc, e Marco Romano, Consigliere nazionale del Ppd

Politica di immigrazione
e ritorno ai contingenti

Il 9 febbraio alle urne per votare sull’iniziativa popolare «Contro l’immigrazione di massa», lanciata dall’UDC. Ecco gli argomenti pro e contro. Secondo Pierre Rusconi e Marco Romano.

Le domande & le risposte

In Svizzera ogni anno entrano mediamente 80mila stranieri. Si può parlare di «immigrazione di massa»?

Pierre Rusconi
PERCHÉ SÌ
Marco Romano
PERCHÉ NO
Massa è un termine relativo ma il numero di 80.000 persone che ogni anno si trasferisce nel nostro Paese è sicuramente elevato rispetto alla popolazione che già vi risiede. Siamo vicini agli 8 milioni di abitanti e aggiungervi ogni anno un numero così alto di nuovi arrivi equivale a creare una nuova grande Lugano. Non è pensabile di continuare a questi ritmi di crescita. Quando ci si getta con il paracadute prima o poi lo si deve aprire per non morire. Per l’UDC è giunto il momento di aprirlo per rallentare la caduta ed evitare il peggio. L’immigrazione è alta e nei Cantoni di frontiera il frontalierato sta mettendo sotto forte pressione il mercato del lavoro. Il Ticino è il Cantone che soffre maggiormente a causa della nostra posizione geografica e della profonda crisi che sta colpendo l’Italia. Le conseguenze principali sono il dumping salariale, la sostituzione di manodopera locale e molti problemi di mobilità. Si può quindi parlare di immigrazione di massa e occorre varare misure che proteggano il mercato interno. Attenzione però, la proposta dell’Udc non risolverà i problemi: anche con i contingenti potranno entrare 80 mila stranieri all’anno! Servono misure reali, non proposte alibi con conseguenze pericolose per tutto il Paese.



Quali sono i pro e contro dell’introduzione dei tetti massimi e dei contingenti annuali per l’immigrazione (stranieri, frontalieri e richiedenti l’asilo)?

Pierre Rusconi
PERCHÉ SÌ
Marco Romano
PERCHÉ NO
Porre dei limiti (contingenti) annuali serve principalmente a dare ordine, dando modo alla Svizzera di adeguare le proprie strutture all’impennata di nuovi residenti. Penso a scuole, ospedali, strade e servizi in genere. Contribuirebbe anche a stabilizzare il mondo del lavoro laddove l’effetto sostituzione è più marcato. Il residente non si troverebbe così confrontato con una concorrenza estera (frontalieri) disposta a condizioni di lavoro (salari) non accettabili per chi risiede in Svizzera, visti gli alti costi della vita che si devono sopportare. Certo, queste norme creeranno attriti con l’UE ma il problema si sta già manifestando in altri stati europei e il contingentamento si sta facendo strada anche in alcuni Paesi membri dell’UE, l’Inghilterra, per esempio.

I contingenti non sono una novità in Svizzera. Negli anni ’60, ’70 e ’90 del secolo scorso il numero di stranieri era paragonabile a quello odierno e l’afflusso era già regolato da contingenti. Perché l’Udc non lo dice? Anche con i contingenti l’economia e gli imprenditori potranno fare capo a manodopera estera. L’afflusso non sarà fermato. È una questione di responsabilità, non di burocrazia. Se l’Udc collaborasse maggiormente sarebbero possibili soluzioni molto più concrete, che rispettano gli accordi internazionali. Per curare un’infezione al ginocchio, non occorre amputare la gamba.



L’iniziativa, se approvata, violerebbe l’accordo con l’Ue sulla libera circolazione delle persone? Quali sarebbero le conseguenze per la Svizzera?

Pierre Rusconi
PERCHÉ SÌ
Marco Romano
PERCHÉ NO
Sono 10 anni che questo accordo è in vigore e malgrado le ipotesi ottimistiche al momento della firma (il Consiglio federale stimava 10.000 nuovi residenti all’anno), la situazione sta divenendo ingestibile. La crisi economica mondiale è stata un detonatore. La piccola Svizzera non è in grado di reggere socialmente ed economicamente le conseguenze di questo scenario. Nemmeno l’Europa potrà negare l’evidenza di questa deriva migratoria. La famosa «clausola ghigliottina» dovrebbe far decadere altri 6 accordi stipulati in contemporanea con la libera circolazione, ma sarà più conveniente all’UE che a noi mantenerli in vita. La loro decadenza non è un buon affare per nessuno. Si rinegozierà quindi su altre basi la libera circolazione. Violare l’accordo sulla libera circolazione significa spezzare tutti gli accordi bilaterali che ci relazionano con l’Unione europea. Essi sono infatti vincolati tra di loro per mezzo della «clausola ghigliottina» (se cade un accordo, cadono anche gli altri). Questa è la vera posta in gioco. Uno scenario del genere riporterebbe la Svizzera al dicembre del 1992, con la differenza che di accordi bilaterali non se ne farebbero più. Vivere senza contatti è utopia, entrare nell’UE, in crisi totale, è una follia. La nostra posizione odierna è privilegiata e, se nel contesto internazionale «stiamo bene», dobbiamo evitare di gettare al vento la via bilaterale. Gli effetti negativi della libera circolazione vanno risolti in Svizzera.



I contingenti dell’iniziativa includono anche i frontalieri. Quali effetti economici e sociali provocherebbe in Ticino il sì all’iniziativa?

Pierre Rusconi
PERCHÉ SÌ
Marco Romano
PERCHÉ NO
Il «Sì» all’iniziativa permetterebbe di limitare l’invasione frontalieria dovuta a salari appetibili e alla richiesta da parte di ditte che pensano più ai loro benefici che al Paese, che ha consentito loro di prosperare. La clausola che dà la precedenza indigena obbligherebbe a cercare prima in Svizzera, e solo non avendo trovato il personale in loco di rivolgersi all’estero. Buono per l’occupazione e buono per i salari che ne deriverebbero. Siamo in una situazione che necessita di correttivi e quelli adottati sinora non hanno dato i risultati sperati. Si deve cambiare e per il Ticino il modo per farlo è di dire «Sì» a questa iniziativa che tutela la Svizzera e il suo mondo del lavoro. Per qualche mese si creerebbe l’illusione di aver risolto il «problema frontalieri». Ma una volta implementati i contingenti, per le aziende comincerebbe la lunga trafila burocratica per accedere al numero di frontalieri necessario per la ditta. Chi vorrà abusare – sostituendo il personale locale o abbassando i salari – troverà la scappatoia. Abbiamo un’economia che cresce, abbiamo bisogno di frontalieri (per l’industria, gli ospedali, la ristorazione) perché non abbiamo sufficiente manodopera locale o  il personale formato per le professioni in cui vi è carenza. Per dare un posto alle oltre 12.000 persone senza lavoro in Ticino non servono i contingenti, ma misure di sostegno, formazione, controllo e sanzione, spesso osteggiate proprio dall’Udc.

Udc sola contro tutti

L’iniziativa popolare «Contro l’immigrazione di massa», lanciata dall’UDC, chiede la reintroduzione di contingenti per stranieri, frontalieri e richiedenti l’asilo. Contrari il Consiglio federale e la maggioranza del Parlamento (104 voti contro 54 e un astenuto al Consiglio nazionale; 37 contro 5 al Consiglio agli Stati). Alla fine del 2012, in Svizzera risiedevano 1.870.000 stranieri, pari al 23,3% della popolazione. Inoltre, si registravano 270.000 frontalieri. Dal 2002, con l’entrata in vigore dell’accordo con l’UE sulla libera circolazione delle persone, la presenza degli stranieri in Svizzera è aumentata di un quarto (+393.000).

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Foto: MAD

Pubblicazione:
venerdì 10.01.2014, ore 16:11


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