Brindisi ufficiale a Ginevra, in occasione della visita di Winston Churchill nel 1946.

In alto i calici,
si brinda

Il momento in cui i bicchieri tintinnano è forse quello più atteso a ogni Capodanno. Viaggio alla scoperta di un gesto semplice ma ricco di aneddoti tra storia e tradizioni.

Nessuno deve farsi trovare impreparato. La sera del 31 dicembre, allo scoccare della mezzanotte, è d’obbligo avere un calice o un bicchiere in mano e brindare al nuovo anno con le persone vicine. Ma quali sono le origini di questo gesto che si ripete ogni giorno dell’anno, in occasione di cene e ricorrenze?

L’etimologia della parola stessa esprime vicinanza, rispetto e comunione: «brindisi» deriva infatti dall’espressione tedesca «bring dir’s», cioè «porto (questo bicchiere) a te». Il rituale ha sempre avuto come obiettivo quello di celebrare una o più persone, augurando loro felicità e prosperità. «Le radici di questo costume risalgono all’antichità, se non alla preistoria – ricorda il giornalista e storico Paul Dickson in un libro (Toasts) dedicato all’argomento, – e ne troviamo traccia già nell’«Odissea», quando Ulisse beve alla salute di Achille». Anche l’abitudine di far tintinnare i bicchieri scontrandoli uno contro l’altro (il classico «cin cin»), seppur più recente, nasconde delle ragioni emblematiche. «Secondo alcuni il gesto è dovuto all’esigenza di coinvolgere tutti e cinque i sensi, quindi includendo anche la sfera uditiva. Per altri, il tintinnio ricorderebbe il suono delle campane, così da allontanare il diavolo».


«Il brindisi» in un quadro del danese Peder Severin Kroyer, dipinto attorno al 1888.


Ogni Paese ha prodotto le proprie usanze e terminologie di celebrazione, dal portoghese «saúde» all’inglese «cheers» passando per lo scandinavo «skål». «Un nome dalle origini macabre – ricorda Dickson –, perché deriverebbe dall’abitudine nordeuropea medievale di brindare alla vittoria bevendo idromele o birra direttamente dal teschiodi un nemico, detto per l’appunto “skoal” in lingua norrena. Nel XVII secolo in Scoziasi registrò un’altra strana abitudine: incidersi il braccio e mischiare il proprio sangue col vino prima di brindare alla propria amata». L’epoca d’oro del brindisi risale invece ai decenni compresi tra il 1880 e il 1920, quando il gesto veniva spesso accompagnato da un discorso o una dedica elaborata. «Si svilupparono così frasi o discorsi adatti a ogni ricorrenza: matrimoni, incontri diplomatici, vittorie sportive, funerali e quant’altro». Gli anni del Proibizionismo sforzarono questa creatività, portando la tradizione al declino.

«L’abitudine oggi si è ridotta a dediche formali come “Agli sposi!” o a parole abitudinarie come “Prosit!”: un vero peccato, se si considera che il brindisi è parte della nostra eredità letteraria». E per celebrarla al meglio, Dickson ha raccolto nel suo volume oltre 1.500 formule suddivise per tema. Un esempio su tutti? Il sorprendente motto irlandese da dedicare a un parente o un amico: «Brindiamo alla tua bara. Che possa essere costruita col legno di una quercia centenario che pianteremo domani». Salute.

Il club dei maestri di oratoria

Fondata nel 1924 in California, l’associazione Toastmasters International non si rivolge solo a chi presiede un brindisi (in inglese «toastmaster»), ma anche a chi vuole migliorare oratoria e doti comunicative. Sono oltre 14.300 i club sparpagliati in 122 nazioni e in Svizzera si contano 23 sezioni: due in lingua francese (a Losanna e Ginevra), sette in tedesco e quattordici in inglese. In Ticino non vi è ancora nessun club, ma il sodalizio internazionale è aperto a eventuali proposte di fondazione.

www.toastmasters.ch

Alla ricerca del brindisi perfetto

Ogni brindisi rappresenta un’ottima occasione per onorare una persona o una situazione con un breve discorso. Ecco cinque consigli per comportarsi nel migliore dei modi:
Evitate l’acqua. Secondo una credenza della Marina statunitense, brindare con l’acqua condannerebbe il commensale a morire affogato.
Alzatevi in piedi. Se l’occasione lo permette, alzatevi in piedi prima di pronunciare il vostro brindisi. Il bicchiere va sollevato più o meno all’altezza della spalla.
Seguite la regola del KISS. «Keep it short and simple», ovvero siate brevi e semplici. La durata ideale di un discorso è di 60-150 secondi. Concludete in crescendo. È buona norma concludere il discorso con una nota positiva, così da coinvolgere gli altri a brindare con voi.
Non brindate a voi stessi. Se siete i destinatari del brindisi, non bevete dal bicchiere ma limitatevi a ringraziare. Sarebbe come applaudire a voi stessi.

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Testo: Mattia Bertoldi

Foto: ANG Image, Keystone

Pubblicazione:
sabato 28.12.2013, ore 09:08


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