La cantina di Marchesi Antinori nel Chianti Classico, inaugurata nel 2012.

Nella pancia della collina
c'è un gioiello dell'enologia

La famiglia Antinori si occupa di vino dal 1385. Con l’ultima generazione, l’azienda è stata affidata anche a mani femminili.

Ci troviamo nel bel mezzo della Toscana, a metà strada tra Firenze e Siena. È l’inizio del Chianti Classico, con lo scenario di colline vitate e macchie di bosco, strade serpeggianti, ville e casolari. Incastonata in mezzo al verde vi è la cantina Antinori nel Chianti Classico, una delle più importanti realtà vitivinicole italiane.

All’avanguardia
Da 26 generazioni, questa casata fiorentina ha saputo far conoscere l’eccellenza dei vini italiani all’estero e ha rivoluzionato l’enologia nazionale, lanciando il Tignanello - precursore dei barricati di qualità - e poi Solaia, solo per citarne alcuni. Inarrestabili nella loro creatività, il 25 ottobre 2012 hanno inaugurato la nuova cantina nel Chianti Classico, un gioiello architettonico, con una capacità produttiva di 2,5 milioni di bottiglie, uffici per un’ottantina di persone, un’area museale e un ristorante. Il tutto integrato nella «pancia» della collina.

Il tetto della cantina coperto di vigneti.


Dentro la collina
Al bistrot «Rinuccio 1180», tra i turisti che si rifocillano dopo la visita all’azienda, ci aspetta Allegra Antinori (41), una delle tre figlie del marchese Piero Antinori, che ci racconta com’è nato questo grande progetto: «La cantina di San Casciano in Val di Pesa, a pochi chilometri da qui, che è stata la nostra sede per più di 100 anni, non era più adatta alle esigenze dell’azienda. Così, si è scelto un terreno e si è aperto un concorso per realizzare una cantina su misura. Volevamo che si inserisse nel paesaggio, fosse accessibile al pubblico, parlasse della storia, ma che fosse anche rivolta al futuro. L’architetto Marco Casamonti ci ha conquistato con uno schizzo nel quale si intravvedeva una linea in mezzo agli alberi». Il disegno si è così tradotto in un matrimonio di curve, geometrie severe, terracotta di Impruneta (località toscana nota per la sua produzione), metallo e vegetazione tutt’attorno. L’edificio si inserisce perfettamente nel paesaggio rurale, fino quasi a scomparire, grazie ai giovani vigneti piantati sul suo tetto. «Abbiamo dovuto spostare 55.000 metri cubi di terreno, l’enologo ha perso 10 anni di vita, ma il risultato è ciò che desideravamo» racconta con una punta di ironia.

Tre sorelle
Allegra Antinori si occupa principalmente dell’accoglienza e dell’ospitalità. Scandisce il suo tempo tra viaggi di lavoro, degustazioni... «e tanto sport: corsa, ciclismo, cavallo. È la mia valvola di sfogo» confessa. Lei è uno dei cardini dell’azienda, ma non è l’unica figura femminile di spicco presso Marchesi Antinori. La sorella maggiore Albiera (49), tra le varie mansioni, si occupa di comunicazione e marketing, mentre Alessia (40), la minore, oltre ad essere enologa, ha scelto di dedicarsi al mecenatismo, arricchendo la collezione di famiglia con le opere di artisti contemporanei.


La forza delle donne
Anche in cantina, a dirigere le operazioni di vinificazione è una donna: l’enologa Sara Pontremolesi (29). Ha studiato viticoltura ed enologia all’Università di Firenze e Udine, poi è tornata nel Chianti Classico dove è nata e cresciuta. Ora gestisce la vinificazione di Sangiovese dalle colline circostanti, con il supporto dell’enologo e amministratore delegato di Marchesi Antinori, Renzo Cotarella (61). Troviamo Sara Pontremolesi nella fresca oscurità della barricaia, 15 metri sotto il ristorante. All’esterno sono trenta gradi, qui poco meno di venti. «La cantina è stata studiata per ridurre al minimo gli interventi dell’uomo. La posizione sotto terra, gli spazi tra le mattonelle in terracotta e le pareti a volta, favoriscono il mantenimento della temperatura. Negli uffici, vi sono vari lucernai ovunque per sfruttare il più possibile l’illuminazione naturale; in cantina è il contrario, visto gli effetti nefasti della luce sul vino», ci spiega l’enologa. Con il suo fare tranquillo, gestisce una cantina da circa 15.000 ettolitri l’anno e ad ottobre verrà imbottigliato il primo Chianti Classico Riserva che ha seguito fin dalla vendemmia.


Longevità
Marchesi Antinori è un’azienda che ha saputo cogliere la forza di un territorio e ha saputo valorizzarlo, innovandosi ma senza trascurare il passato. E le donne, in questo settore storicamente androcentrico, stanno guadagnando posti sempre più di rilievo.



Maggiori informazioni su:
www.mondovino.ch/antinori

Più sardo non si può

Un vino di qualità racconta sempre la sua terra di provenienza e la cantina che lo produce. Tipico è il caso del Cannonau di Sardegna DOC Costera della famiglia Argiolas. È a Serdiana, zona di vigne e oliveti a circa 20 km da Cagliari, che inizia ai primi del ‘900 la loro avventura enologica. In un paesaggio ondulato e costellato da tante piccole chiesette medievali, il cannonau, coltivato in vigne ad alberello, può godere di tanto sole e vento mitigato dall’influsso marino. Il vino che ne deriva è di un color rosso rubino con sfumature granata che al naso rivela accanto agli aromi vinosi tipici di queste uve un bouquet fruttato di more e ciliegie. Caldo e rotondo, ha una buona struttura che lo lega a un maialino o a un agnello arrosto.






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