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In locomotiva col macchinista

Le FFS propongono fino a dicembre 2016 un viaggio nella cabina di guida lungo la linea del San Gottardo. La nostra esperienza. — MÉLANIE HAAB

VINCI I SACCHI DA VIAGGIO VICTORINOX

Hans Kern spinge lentamente una leva con la mano destra e il treno si mette in moto. Abbandoniamo Arth-Goldau all’interno di una locomotiva Re 460 di 84 tonnellate in direzione di Locarno. Dietro di noi abbiamo un convoglio di 200 metri, otto vagoni e 379 tonnellate.
«Un peso piuma per questo tipo di motrice che può trascinare fino a 700 tonnellate», osserva Paul Jauch, che ha lavorato per 40 anni come macchinista e che oggi accompagna i clienti nella cabina (vedi box). Il viaggio è commentato da uno degli appassionati, mentre il macchinista si concentra sui binari. Ma a vedere il suo sorriso, si capisce che non perde nulla della nostra conversazione.

Un mondo a sè
Le due ore e mezza del tragitto non danno un attimo di requie. Qui un monumento di ingegneria, là un edificio storico, un poco oltre una catastrofe naturale che ha separato il Nord dal Sud del Paese per diversi giorni. «Questa linea è un mondo a sé, ci si prende il tempo, con velocità massime di 125 km/h in galleria e 80 km/h in salita», racconta Jauch. Quando chiediamo quale versante del massiccio è il più bello, l’urano se la cava elegantemente: «Il più bello è guidare di notte in inverno con la luna piena».
Scorgiamo già diritta davanti a noi la chiesa di Wassen, prima di affrontare la prima delle sette gallerie elicoidali (cinque a 360°, due a 180°). Il raggio delle spirali è di almeno di 300 metri, così che i treni possono viaggiare a 80 km/h. Questa volta la chiesa di Wassen resta sulla destra, più o meno alla nostra altezza. Dopo mezzo giro nel ventre della montagna, eccola ricomparire sotto di noi alla nostra sinistra.
Il treno si ferma a Göschenen, il traforo del Gottardo si trova proprio di fronte a noi. È stato inaugurato nel 1882, esattamente il 1° giugno, che sarà anche il giorno dell’inaugurazione della galleria di base. «Originariamente la galleria è stata costruita per un solo binario, ma larga abbastanza per ospitarne due» spiega Jauch. Al chilometro 10 si trova la frontiera cantonale e una statua di Santa Barbara». È così piccola che il macchinista non ha il tempo di scorgerla. Durante il suo ultimo tragitto prima della pensione, l’urano si è preso la libertà di fermare il suo treno in mezzo alla galleria e di andare a pulire il vetro protettivo della statua. Ha reso omaggio a Santa Barbara e le ha scattato una foto.
Dal lato ticinese ci attende pioggia e nebbia fitta. Il treno slitta e il rischio di aquaplaning è reale. Ecco perché il macchinista usa il metodo «a denti di sega»: lascia raggiungere al treno la velocità massima, prima di frenare fino alla velocità minima e così di seguito. «Non è autorizzato a utilizzare a fondo i freni elettrici», ci spiega Jauch.  Sotto Ambrì, una doppia galleria elicoidale parte prima a sinistra e poi a destra. «Gli ingegneri di allora non avevano i mezzi per fare dei sondaggi della montagna così approfonditi come oggi, ma avevano indovinato che questo tipo di roccia non avrebbe supportato due gallerie sovrapposte», conclude ammirato Paul Jauch.

Offerta esclusiva per i nostri lettori

Sperimentate la celebre tratta ferroviaria del San Gottardo (o quella del Giura, del Vallese o della Svizzera orientale) dalla cabina di guida approfittando di uno sconto speciale del 30%. L’offerta speciale per i lettori di Cooperazione vale dal 2 maggio al 2 giugno 2016, per un viaggio entro il 10.12.2016. Indicate perciò: azione speciale Coop, codice Coop2016. Info: www.ffs.ch/coop2016. Prenotazioni anche presso le stazioni con sportello di biglietti per eventi, Rail Service 0900 300 300 (fr. 1.19/min) e Ticketcorner.

Vescovo — San Gottardo di Hildesheim (960-1038)

«Proteggo due passi»


Com’è avvenuto che io, San Gottardo di Hildesheim (960-1038), vescovo della Bassa Sassonia, nella Germania settentrionale, sia diventato una montagna svizzera? Sono stato un monaco benedettino, nominato vescovo a 62 anni, la cui reputazione in vita non ha pressoché oltrepassato i confini della mia regione. Sono divenuto celebre solo dopo la morte: i ciechi che si recavano sulla mia tomba riacquistavano la vista, i paralitici, l’uso delle gambe! I miei miracoli post portem hanno fatto un tale scalpore, che nel 1131 il papa decide di farmi santo. Sono venerato dalla Croazia alla Scandinavia, con particolare devozione a Est della Germania e a Nord dell’Italia. Nel XIII secolo sono divenuto il patrono di due importati assi commerciali: il passo del San Gottardo e quello del Sempione. Mi festeggiano il 5 maggio.
Verso la fine del Medioevo, gli abitanti della regione del San Gottardo hanno inventato delle leggende sul mio conto per appropriarsi delle mie origini germaniche. Mi presentano come un eremita della loro montagna e mi attribuiscono miracoli per proteggere i viaggiatori da valanghe e da altri pericoli.

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Pubblicazione:
lunedì 02.05.2016, ore 00:00