Se anche in inverno e in mezzo alla neve vi imbattete in un ciclista in valle Morobbia, è probabile che si tratti di Giancarlo Ostini.

In sella con il «Pantani»
della valle Morobbia

Giancarlo Ostini nutre una passione sfrenata per il ciclismo: ogni giorno pedala da Bellinzona a Carena. L’ha fatto più di 3.500 volte, ora punta a quota 4.000.


Se anche in inverno e in mezzo alla neve vi imbattete in un ciclista in valle Morobbia, è probabile che si tratti di Giancarlo Ostini.

Ha trascorso 22 anni nei cantieri navali del Sudafrica, è andato dal Ticino a Londra in bicicletta per fare visita a sua figlia, e sempre sulle due ruote ogni santo giorno percorre la tratta che va da casa sua, a Bellinzona, fino a Carena, in cima alla valle Morobbia. Storie e aneddoti di Giancarlo Ostini, 66 anni, fabbro in pensione con la passionaccia per la bicicletta. «Mi chiamano “il Pantani della Morobbia” – dice Giancarlo, nato a Mendrisio ma cresciuto a Giubiasco –, perché sono sempre in sella e ho la testa pelata».

Giancarlo ci apre le porte del suo appartamento di Bellinzona e subito notiamo il calendario appeso al mobile della cucina: «Vi annoto tutte le mie peripezie e pure i nomi delle persone che mi accompagnano». In particolare tiene il conto delle uscite a Carena. «Tra andata e ritorno sono 28 chilometri. E io li ho già percorsi 3.500 volte, mi hanno pure dato un premio quando sono arrivato a quota mille. È una tratta in cui posso allenarmi, a due passi da casa. Una volta in cima, di solito vado alla fontana e riempio d’acqua una bottiglia da due litri. L’acqua di Carena è impareggiabile».

Un orecchino sul lobo sinistro, braccia e gambe depilate, la fronte alta e quell’inconfondibile parlata in dialetto. Giancarlo è un uomo che non passa inosservato. Con un filo di romanticismo ci presenta Shui, sua moglie, di origini sudafricane. «Con lei parlo diverse lingue – fa notare il ciclista –, italiano, inglese, dialetto. Un po’ come con i miei figli. Shui ed io siamo sposati da 31 anni, ci siamo conosciuti a Città del Capo, durante una serata di beneficenza. Io ero già in Sudafrica da qualche tempo. Ero partito nel 1975 un po’ all’avventura, in cerca di fortuna».

«

Quando c'è da affrontare una nuova salita, io non mi indietro»

Il primo impatto con il Sudafrica è molto difficile per il ticinese. «Non masticavo una parola d’inglese, ho dovuto studiare molto. Poi ho anche avuto la fortuna di incontrare qualche italiano che mi ha aiutato a integrarmi…». In Sudafrica Giancarlo matura la sua passione per le due ruote. «Sono sempre stato un tipo sportivo, mi piacevano il calcio e le escursioni in montagna. Ma la bicicletta è un’altra cosa. Ti dà un grande senso di libertà. A Città del Capo mi piaceva pedalare nella zona della Table Mountain, la montagna piatta famosa in tutto il mondo». Sempre in Sudafrica Giancarlo vedrà nascere i suoi due figli, Dino e Silvana. «Del Sudafrica amo tantissime cose. Il mare, le montagne, la vastità del territorio, i vigneti. Però c’è anche l’altra faccia della medaglia. La violenza, la malavita, la disoccupazione. E i problemi legati all’apartheid. Troppe le differenze tra bianchi e neri. E mi ponevo mille perché. A un certo punto ci siamo detti che in questo bellissimo Paese i nostri figli non potevano avere un futuro». E così Giancarlo torna in Ticino con la sua nuova famiglia, trova un lavoro presso il comune di Bellinzona e continua a pedalare. «Quando c’è da affrontare una nuova salita, io non mi tiro indietro. Ne ho fatti parecchi di chilometri. Sulle Dolomiti, sulle Alpi francesi… Da circa un anno e mezzo sono in pensione e ora pedalo più che mai».

La follia più grande Giancarlo la porta a termine nell’agosto del 2012, quando in sella alla sua bicicletta si reca fino a Londra. «Volevo andare da mia figlia che si trova in Inghilterra per lavoro. Ci ho messo 7 giorni ad arrivare, per 1.217 chilometri ho pedalato sotto una canicola cocente. Gli amici mi hanno accompagnato fino in cima al San Gottardo. Poi sono rimasto da solo con la mia bicicletta e con la mia bussola. Dormivo in albergo, ma senza pianificare nulla. Ogni tanto mi perdevo, più volte mi sono ritrovato in autostrada, altre volte invece vagavo per le campagne e chi mi incontrava restava a bocca aperta di fronte a ciò che stavo facendo».

Ma c’è un’altra piccola pazzia che Giancarlo rinnova di anno in anno e che in un certo senso mantiene vivo il suo rapporto con il Sudafrica. «Nel mese di marzo partecipo sempre al The Argus Cycle Tour, a Città del Capo. È la gara ciclistica più grande del mondo, con quasi 40mila partecipanti di ogni provenienza. Il più giovane ha 7 anni, il più vecchio ne ha 88. Praticamente si fa il giro della penisola, 110 chilometri con diverse salite. Una festa popolare che può essere affrontata con qualsiasi bicicletta, dal rampichino al tandem. Il mio sogno sarebbe quello di portare con me, almeno una volta, una decina di altri ticinesi. Chi ama il ciclismo, deve conoscere questa gara».

Ci mostra ritagli di giornale e classifiche; poi ancora decine di magliette da ciclista che regolarmente indossa durante le sue uscite. «Qualche tempo fa ho portato un mio amico fino in cima al Mottarone, in Piemonte. Era distrutto. Alcuni dicono che sono matto. Pedalando tutti i giorni, però, posso permettermi di mangiare di tutto. Ed è importante per una buona forchetta come me». Poi il «Pantani della Morobbia» si alza in piedi, apre la finestra e guarda verso l’alto. «Il cielo si è aperto. Andiamo, Carena ci aspetta. Non c’è un giorno da perdere, adesso che mi avete intervistato voglio puntare a quota 4.000».

In pillole

Giancarlo Ostini

Nasce il 24 agosto 1947 a Mendrisio. Cresciuto a Giubiasco, oggi vive a Bellinzona.
Sposato da 31 anni con Shui, ha due figli: Dino (29) e Silvana (27).
Professione: fabbro in pensione, ora si dedica al ciclismo. È socio dei Cicloamatori Ticino e della Cicloturistica Giubiasco.
Il rito: ogni giorno percorre in bicicletta la tratta tra Bellinzona e Carena, in valle Morobbia. Finora l’ha percorsa 3.500 volte. È soprannominato il «Pantani della Morobbia».
La follia: lo scorso anno si è recato da Bellinzona a Londra in bicicletta.    
La gara: ogni anno partecipa al The Argus Cycle Tour, a Città del Capo, la gara più grande del mondo.
La storia: nel 1975 emigra in Sudafrica, dove lavora per diversi cantieri navali, vi resterà per 22 anni.
L’abitudine: dal giorno in cui ha fatto la patente del camion, negli anni ‘80, si rade i capelli a zero.
Film preferito: «Il fuggitivo».
Il cantante: Zucchero




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Testo: Patrick Mancin
Foto: Nicola Demaldi

Pubblicazione:
venerdì 07.02.2014, ore 11:15


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