Centauri sempre più in rosa

Lo dicono le cifre: le donne appassionate di moto sono in aumento. In viaggio con Elisa Suter e Francesca Frösch tra St. Moritz e il Ticino.

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«Da un certo punto di vista, andare in moto per una donna ha il sapore della conquista»»

Elisa Suter, 31enne osteopata

Elisa è in sella alla sua Honda, mentre sorseggia un goccio d’acqua in cima al Passo del San Bernardino, avvolto dalle nuvole. Accanto a lei c’è Francesca, a bordo di una Harley-Davidson. Entrambe locarnesi, stanno affrontando una tappa del


Grand Tour of Switzerland

il nuovo itinerario promosso da Svizzera Turismo:
da St. Moritz al Ticino con la cartina in mano.



LA MAPPA DEL TOUR

Il percorso principale del «Grand Tour of Switzerland», promosso da Svizzera Turismo, è lungo 1643 chilometri. Tre gli accessi possibili dall’estero:da Basilea a Neuchâtel (157 km), da Ginevra a St-George (53 km) e da Chiasso a Bellinzona (105 km).






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Quello dei bikers è un mondo prevalentemente al maschile. Da qualche tempo, però, le cose stanno cambiando. E io ne sono la prova.»

Francesca, 42 anni, assistente amministrativa


Sì, perché Francesca la patente per la moto l’ha in tasca solo da quattro anni.

«Ho iniziato tardi soprattutto perché non conoscevo nessuno che potesse indirizzarmi o darmi consigli. Ero frenata da dubbi e pregiudizi. Poi, dopo avere provato una moto a noleggio negli Stati Uniti, ho preso coraggio e mi sono lanciata. Oggi non potrei più farne a meno, mi sento motociclista dentro e anche nella quotidianità tendo a indossare vestiti e bigiotteria che mi rimandano alla mia passione. Ho influenzato anche i miei nipotini, a cui regalo magliette e cappellini da bikers».



L'Associazione She's Biker



La moto in Svizzera è sempre più in rosa. Lo dicono le cifre, e lo indicano le tendenze. «Anche a livello di gadget e di abbigliamento – spiega Chanty Persia, presidente dell’associazione She’s Biker che raggruppa un centinaio di donne ticinesi appassionate di moto –, si va dalle giacche ai bracciali. Le donne che prima stavano a guardare, magari per timidezza, adesso hanno voglia di mettersi alla prova, osano. Ogni settimana c’è almeno una donna in più che si iscrive al nostro club. È significativo, visto che l’associazione è nata solo nel 2013».


Chanty Persia, presidente dell’associazione She’s Biker.


Ma è anche la voce di chi lavora sul fronte della vendita a fornire indicazioni interessanti. «Se fino a una decina di anni fa – dice Roberto Sprugasci, responsabile della concessionaria Harley-Davidson Ticino a Lamone – si vendevano un paio di moto all’anno alle donne, adesso ne vendiamo una cinquantina. Notiamo che molte bikers desiderano sentirsi tali anche quando non guidano. E per questo alcuni marchi puntano parecchio sull’accessoristica». 

C’è una voglia matta di stare in sella tra le donne svizzere. Elisa ha iniziato a 16 anni con un semplice scooter.

«Poi, essendo figlia di un appassionato di moto, ho potuto conoscere anche altri modelli. Quando sono su due ruote respiro una sensazione di libertà e di indipendenza. Sono una tipa prudente, anche se la velocità mi piace. Il mio sogno sarebbe quello di correre su un circuito. Quando mi trovo in un posto bello come il Passo del San Bernardino, però, adoro ammirare i paesaggi. La moto ti consente di vivere a contatto diretto con tutto ciò che ti circonda». 

Per le donne, soprattutto quelle più gracili, non è evidente guidare una moto su una strada fatta di parecchi tornanti.



Donne insospettabili

«La donna soprattutto all’inizio fa un po’ più fatica nelle manovre. Il peso del veicolo c’è ed evidentemente si sente. Ma è questione di abitudine. Nell’immaginario collettivo si tende a pensare che le bikers siano donne grezze, aggressive. Invece non è così. Nel nostro universo si trovano anche persone in apparenza insospettabili, dalla tipa che lavora in banca alla casalinga».

Ma quali sono i modelli di moto più adatti a un pubblico femminile?
Sprugasci non ha dubbi: «Quelli con il baricentro basso. In questo modo la donna, che solitamente non è tanto alta, può facilmente appoggiare i piedi per terra».

E intanto arriviamo nei pressi di Pian san Giacomo. Nuova sosta. Francesca fa un salto indietro nel tempo. «Mi ricordo il periodo in cui stavo facendo la patente. Ero molto diligente. Come se, essendo donna, dovessi dimostrare quel qualcosa in più. Ho comprato poi la moto più bella esteticamente».

«Quando mi gira, prendo e scappo via. Sui passi o comunque da qualche parte in mezzo alla natura. Preferisco guidare in solitaria piuttosto che in gruppo, è la massima espressione di libertà».


Chanty Persia, ovviamente, è di tutt’altro avviso. Del suo gruppo fanno parte decine di donne che guidano veicoli anche molto differenti tra loro. «Facciamo parecchie uscite insieme e partecipiamo pure a diversi raduni. Tra l’altro l’associazione conta succursali sparse in tutta Europa. Tutte donne unite dallo steso amore. Siamo spinte dalla voglia di divertirci, in noi non c’è alcun desiderio di rivalsa verso i maschi. Anzi, al contrario, a volte con noi vengono anche gli uomini. Il mondo delle moto deve unire, non dividere». 

Anche se poi le battutine non mancano mai. A rivelarlo è Elisa. «Soprattutto se sei alle prime armi, c’è sempre qualche maschietto che fa dell’umorismo».

«Nell’ultimo ventennio – sostiene Sprugascila donna è stata protagonista di un’emancipazione crescente in tutti gli ambiti. E il settore delle moto, anche se qualcuno magari se ne deve ancora rendere conto, non è immune da questa trasformazione sociale».  

Elisa, con ironia, pone poi l’accento su un altro aspetto curioso. «Se sei donna e stai guidando una moto, stai certa che i maschi si girano a guardarti, anche più di una volta».

Insomma l’abbinamento donne e motori colpisce sempre.

Si scende dalla Mesolcina. Le nuvole si diradano. Per Francesca ed Elisa il ritorno a casa è vicino. L’ultima nota è di Elisa. «Quando rientro dopo un’uscita, mi sento orgogliosa. Sapere tenere a bada una ‘bestia’ come questa per così tanti chilometri non è evidente. E poi, dentro di me, c’è sempre la voglia di ripartire, di riassaporare nuove emozioni».


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Verso il Pian san Giacomo, lungo il percorso del Grand Tour of Switzerland.

Sulla rampa del San Bernardino.

Consulto cartina: come si chiama la montagna davanti a noi?



L'Opinione dell'esperto





Lei è specializzato nella formazione di chi studia per ottenere la patente della moto. Percepisce l’impennata in rosa degli ultimi anni?
Certo. Cinque anni fa le donne rappresentavano il 20% dei miei allievi. Ora oltre il 50%. E i numeri sono destinati a crescere ancora.

Come spiega questo fenomeno?
Prima le poche donne che guidavano la moto lo facevano per amore, magari in modo da potere seguire il partner, oppure per fare un favore a qualcuno. Adesso invece si tratta di una scelta consapevole. Le donne si sono rese conto di potere guidare una moto senza problemi. E si è creato una sorta di effetto a catena.

Quali sono i modelli più diffusi tra le donne?
I chopper, le moto basse. Per ovvie ragioni di praticità. Sportive e grossi scooter, invece, non sono molto gettonati.   

È più facile insegnare a guidare la moto a una donna o a un uomo?
Non si può generalizzare. Però le donne sono dotate di una sensibilità impressionante, in generale si presentano alle lezioni con il desiderio di assimilare ogni singola informazione. Sono parecchio motivate anche per quanto riguarda i corsi di aggiornamento.

Donne al volante, pericolo costante. È un detto, ironico e maschilista, che può essere applicato anche al settore delle moto?
Assolutamente no. Le donne hanno un istinto di protezione e un senso della sicurezza molto alti, sono più prudenti rispetto all’uomo. Lo dimostrano anche le statistiche legate agli incidenti gravi, che raramente vedono donne coinvolte.

Testo: Patrick Mancini
Foto:
Massimo Pedrazzini

Pubblicazione:
martedì 14.07.2015, ore 00:00