Per Carmine Garzia, un consumatore informato saprà decidere meglio.

Carmine Garzia: dettagli

L'INTERVISTA —  Uno studio dell’Universita della Svizzera italiana mette a fuoco la vitale importanza del commercio al dettaglio per l’intera economia del canton Ticino.

Oltre 5.400 aziende, 15mila collaboratori, oltre 4 miliardi di cifra d’affari, un gettito fiscale di 38 milioni di franchi, un gettito Iva di 263 milioni. Cifre che emergono dal recente studio commissionato dai Distributori Ticinesi (Disti) all’Università della Svizzera italiana. Numeri che consentono di quantificare le dimensioni della vendita al dettaglio e il suo ruolo nell’economia ticinese. A coordinare il progetto di ricerca, portato avanti nel secondo semestre del 2014, il professor Carmine Garzia. 

Professore, qual è il dato che più l’ha colpita in questo studio?

Iniziamo dal forte legame che il settore del commercio al dettaglio ha con il proprio territorio. Se consideriamo gli investimenti pubblicitari che ammontano a oltre 44 milioni di franchi, le spese per la costruzione e la manutenzione degli stabili che superano i 130 milioni di franchi all’anno, la volontà di avere nel proprio assortimento molti prodotti a chilometro zero, il sostegno ad attività culturali, ci rendiamo conto di come gli operatori del commercio lascino in Ticino una parte importante di ricchezza. 

Sembra che la grande distribuzione abbia una sorta di senso del dovere verso il territorio. È così?

Sì, il commercio non è un mondo isolato, ma è collegato ad altri settori. Se un negozio ha bisogno di riparare le tubature, si rivolgerà verosimilmente a un idraulico nelle vicinanze. Indirettamente si fa girare l’economia anche in altri ambiti.

Dalla ricerca emerge anche la stretta connessione tra commercio e turismo… 

Sì. Se una regione offre negozi belli e interessanti, risulta anche più attrattiva. Lo shopping rappresenta un lato cruciale del turismo. Ci sono diversi dati che confermano che i turisti spendono cifre notevoli per lo shopping. Questo dipende dalla qualità dell’offerta e dal servizio, fattori che non mancano in Ticino.

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«Il commercio al dettaglio offre una formazione ai giovani».»

Carmine Garzia

Qual è il messaggio che il vostro studio dovrebbe portare ai ticinesi?

Un messaggio di consapevolezza. Non possiamo dare un giudizio negativo o positivo verso chi va a fare la spesa in Italia. Perché viviamo in un mondo libero e ognuno fa la spesa dove vuole. Però si può rendere il consumatore consapevole di un aspetto importante. 

Vale a dire?

Il settore del commercio al dettaglio è, come detto, strettamente legato al territorio. Se i consumatori fanno la spesa fuori, il settore vede diminuire i clienti e la propria cifra d’affari. Quindi non potrà più sostenere certi investimenti e mettere in atto determinate politiche. E, magari, a lungo andare non riuscirà più a stare in piedi. Con le possibili conseguenze negative per una fetta rilevante dell’economia ticinese. 

Nel commercio al dettaglio sono impiegati 505 apprendisti. Come valuta questo dato?

In Svizzera, e in Ticino, questo settore offre una formazione a dei giovani. In altri Paesi non è così, ti mettono allo scaffale e ti fanno lavorare. Qui invece c’è un valore aggiunto. Nei negozi e nei supermercati ti insegnano una professione, ti danno una certa cultura. Quello svizzero è un sistema unico.

Guardando al futuro, c’è qualche aspetto che può preoccupare il settore del commercio al dettaglio nella Svizzera italiana?

Nel medio periodo, il cambio con l’euro è destinato a rimanere attorno ai valori attuali. Questo genererà notevoli pressioni sul sistema del commercio locale. È chiaro che un consumatore informato, pur decidendo liberamente dove andare a fare la spesa, sarà consapevole degli effetti che producono le sue scelte, e quindi agirà di conseguenza.



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Testo: Patrick Mancini
Foto: Massimo Pedrazzini/ MAD
Pubblicazione:
martedì 10.03.2015, ore 00:00


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