Francesco De Gregori a Lugano

Nell'intervista il cantautore italiano racconta come sarà lo spettacolo in Ticino, del suo amore per il palco e della sua diffidenza verso i social network. Partecipa al concorso per vincere un biglietto del concerto. — DIEGO PERUGINI

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È uno dei cantautori “storici” della musica italiana, dalla carriera lunga e disseminata di titoli indimenticabili, dagli anni Settanta ad oggi. Qualche esempio? Alice, Generale, Titanic, La donna cannone, Rimmel e potremmo continuare a lungo. Brani in mirabile equilibrio fra folk, country, rock e melodia, con una vena poetica da fuoriclasse. Ma Francesco De Gregori è anche un artista curioso e instancabile, che non ha perso la voglia di suonare per il mondo con la sua band. Eccolo, allora, cimentarsi in una nuova avventura, un tour europeo con pochi musicisti e una scaletta speciale. Arriva anche in Ticino, il 25 ottobre al Palazzo dei Congressi di Lugano. E sarà una serata da non perdere, memorabile. Ci ha raccontato tutto ciò, e molto di più, in questa intervista esclusiva.

De Gregori, perché un’esperienza fuori dai confini italiani. Sarà anche a Zurigo e a Parigi…
Perché volevo fare qualcosa di diverso. In città diverse e con un pubblico diverso. Confesso di aver avuto, non dico paura, ma un po’ di titubanza per la lingua, magari non avrebbero capito i testi. Ma tanto lo so che in sala ci saranno molti italiani, magari di seconda generazione. E si scatenerà un po’ quel senso di nostalgia, di appartenenza, di amore verso la propria terra.

A Lugano “gioca in casa”, di fan ne troverà tanti…
E ne sono lieto. Conosco abbastanza la Svizzera, ho degli amici che ogni tanto vado a trovare. E ci ho suonato spesso, in Ticino ma non solo. Ricordo una volta, anni fa, in una specie di birreria a Lucerna: mi esibivo mentre la gente mangiava e beveva, un’atmosfera molto bella. Della Svizzera apprezzo la grande attenzione per le arti e la cultura in generale. E per la musica italiana in particolare.

Che concerto proporrà?
Suoneremo con una formazione strana, senza batteria, ma con basso, piano, chitarre, pedal steel guitar e mandolino. Dopo anni con la batteria, avevo voglia di ritrovare una dimensione meno violenta e riportare le canzoni vicine al momento in cui le ho scritte, voce e pianoforte. E sarà un concerto semplice, senza megaschermi ed effetti speciali che distraggono gli occhi. Mi piace il contatto diretto col pubblico. E la gente che sta in piedi a sentirti.

Qualche anticipazione sulla scaletta?
Ci sto lavorando, diciamo che non mancheranno i miei brani più famosi, perché sono belle canzoni e mi piace cantarle. Ma ci saranno anche delle sorprese, dei pezzi meno noti, magari perché poco radiofonici. Ma io non seguo ciò che piace alle radio, quindi…

Lei è sulla scena da tanti anni, ma non sa stare lontano dal palco. Cosa la spinge?
Non certo il denaro. Suonare è quello che so e mi piace fare, altrimenti m’annoio e mi deprimo. Mi mancano il pubblico, la band, il rapporto quotidiano con la musica e il canto. Una storia che va avanti da quarant’anni e, per esempio, ora mi porta all’estero.

A quando un nuovo disco d’inediti? I fan scalpitano…
Intanto, fino a novembre sarò in tour, e farò anche due date negli Usa. A gennaio, però, vorrei pensare a un nuovo disco, ma uso il condizionale perché dipenderà come sempre dall’ispirazione. Se arriva, bene. Altrimenti non ho fretta, né bisogno.


Lei ha fama di essere un po’ riluttante alla tecnologia: come vive in questo mondo tutto social?
Fisso ancora le idee su pezzi di carta, sul taccuino. Un tempo, poi, le mettevo in bella copia con la macchina da scrivere, perché gli errori sono più difficili da correggere e così ci pensi di più. Ma ora c’è il computer, molto comodo. Inutile negarlo, la tecnologia ti avvantaggia. Però, non capisco la mania dei social, quelli che postano di tutto. Sono al ristorante e non resistono a dirlo al mondo. Mi verrebbe da rispondere: e chi se ne frega!

Ultima domanda: cosa si augura per il suo futuro?
Vorrei imparare a suonare e cantare meglio. Ma, soprattutto, spero di continuare a farlo col divertimento e la passione che ho sempre dentro. Ancora oggi, quando salgo sul palco, succede qualcosa. Non è paura né ansia, ma qualcosa che tocca la mia parte emotiva.

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