Gilbert Gress è convinto che la Svizzera possa fare bene in Francia

«Macché Balkangraben... Gli svizzeri snobbano le amichevoli»

L'INTERVISTA - Con Gilbert Gress, ex allenatore della nazionale elvetica di calcio, parliamo delle possibilità della Svizzera agli Europei. E di come la Francia si presenterà al grande appuntamento.

Si avvicina il 12 dicembre, giorno in cui a Parigi si svolgerà il sorteggio dei vari gironi in vista del Campionato europeo di calcio, Euro 2016. Abbiamo incontrato Gilbert Gress, francese, ex allenatore della nazionale svizzera, che fa il punto sulla situazione a sei mesi dal calcio d’inizio. Un’analisi sportiva, ma con uno sguardo anche al clima di angoscia che sta avvolgendo da diverse settimane il Paese transalpino.

Iniziamo dagli aspetti sportivi: la nazionale di Petkovic non ha convinto nelle ultime amichevoli. C’è da preoccuparsi?No. Il giocatore svizzero, per natura, snobba le amichevoli. Quando ci sono punti in palio, invece, si trasforma. In Francia, la Svizzera se la può giocare con tutti.

Chi vede come squadra favorita per la vittoria finale? 
Il fattore casalingo sarà decisivo per la Francia. Contrariamente a quanto accaduto negli ultimi grandi eventi, non vedo però una nazionale schiacciasassi. Le stesse Germania e Spagna non sono più temibili come qualche anno fa. Inoltre c’è la solita Italia, capace del meglio come anche del peggio. 

Quale squadra potrebbe essere una possibile sorpresa?
L’Austria.

Le piace la formula allargata a 24 squadre?
No. Ci saranno troppe partite, a scapito della qualità.

Torniamo alla nazionale rossocrociata. Qualcuno parla di una presunta spaccatura all’interno dello spogliatoio, tra gli svizzeri doc e i calciatori di origine balcanica. Qual è la sua opinione al riguardo?
Ai miei tempi si parlava di «Röstigraben», adesso invece di «Balkangraben». Sono le solite storie. Io penso che chi gioca in nazionale lotti sempre per la maglia. E non stia a guardare queste cose.

«

La Francia saprà organizzare un Europeo sicuro»

Gilbert Gress

Molti giocatori della nazionale giocano in campionati esteri di prestigio, ma non hanno però il ruolo di titolare. È un problema?
No. Perché in quei club, comunque, imparano cosa significhi aver fame di vittoria. Ed è quello che serve in nazionale. L’epoca delle sconfitte onorevoli per la Svizzera è finita. 

Lei ha allenato la nazionale rossocrociata durante le qualificazioni a Euro 2000, appuntamento mancato per pochissimo. Che cosa si ricorda di quell’avventura?
Uscimmo per la differenza reti. Fu uno choc. Il match decisivo fu quello di Losanna, contro l’Italia. Terminò zero a zero, ma sciupammo diverse grosse occasioni. 

Oggi segue il campionato svizzero?
Seguo soprattutto Barcellona, Bayern Monaco e Arsenal. Si tratta di club in cui c’è una mentalità eccezionale. In Svizzera mi piace vedere le partite del Basilea e dello Zurigo. E mi rendo conto che per le squadre elvetiche è sempre più difficile trattenere i migliori giocatori. Trovo sia una vero miracolo che il Basilea continui a fare bene anche in Europa pur perdendo ogni anno gli elementi migliori. 

Euro 2016 si disputerà in Francia. Che cosa può dare questa nazione alla rassegna?
La Francia ha già dimostrato con l’organizzazione del Mondiale del 1998 di essere all’avanguardia. Quello francese è un popolo preciso, attento ai dettagli e cordiale. Prevedo grande entusiasmo e un’accoglienza eccezionale per i tifosi di tutte le squadre. 

Però c’è un’incognita non da poco: alcune settimane fa la Francia è stata bersagliata dal terrorismo. Quanto peserà questo fattore?
Spero davvero che da qui all’Europeo non accadano più disgrazie di questo genere. Perché in questo momento i francesi vivono nell’insicurezza. C’è tanta paura. 

Come si esce da questa situazione? 
Dopo gli atti terroristici sono state fatte fiaccolate, marce. Credo, tuttavia, che i francesi si siano resi conto che questi atti simbolici non bastano più. Adesso serve una reazione concreta. Basta con le parole. Urgono più controlli, maggiore prevenzione. I francesi sono orgogliosi. Non vogliono più subire. Ecco perché sono convinto che la sicurezza rappresenterà il punto forte di Euro 2016. Nulla, ma proprio nulla, sarà lasciato al caso. 


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Testo: Patrick Mancini

Foto: Sandro Mahler
Pubblicazione:
lunedì 30.11.2015, ore 02:00


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