Zdenek Zeman ha allenato grandi squadre come Lazio e Roma. (FOTO: SANDRO MAHLER)

Zdenek Zeman: «Divertiamoci»

Alla vigilia dell’inizio della Super League, il nuovo allenatore del Lugano ci parla del Ticino, della sua voglia di calcio pulito, del fumo e di Praga.– PATRICK MANCINI 

All’inizio è introverso, diffidente, scuro in volto. Poi, con il passare dei minuti, si scioglie, risultando simpatico e alla mano. Sonda il terreno, prima di aprire bocca, Zdenek Zeman. D’altra parte, il profeta del 4-3-3, neo allenatore del Lugano calcio, è abituato a ponderare ogni sua parola. A volte, risultando tagliente come una spada. Seduto a un tavolo di Parco Maraini, la sua nuova casa, e a pochi giorni dall’inizio della Super League, racconta il suo primo mese in bianconero.

Mister, come le sembra il Ticino?
Bellissimo. Però ho i minuti contati e non ho avuto tempo per girare. Sono stato tre volte a Losone a giocare a golf, questo sì.
 
Ha cambiato tante squadre in quasi 50 anni di carriera. Non le pesa stare sempre con la valigia in mano?
A me piace cambiare aria. La valigia me la prepara mia moglie Chiara. Sono abituato.  

Lei è molto ironico. Ma non ride mai. Perché?
Non è vero che non rido. Però sul lavoro non mi va di raccontare barzellette.

Sua moglie, da cui ha avuto due figli, ha anche lontane origini svizzere. Che rapporto ha Zdenek Zeman con la Confederazione?
Sono sempre stato di passaggio. Negli anni ’80 avrei potuto allenare il Bellinzona. Poi la trattativa sfumò. 

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«La mia paura più grande? Perdere una persona cara».»

Zdenek Zeman

Oggi ha 68 anni. Se si guarda alle spalle, qual è stato il periodo più bello della sua vita?
L’infanzia. Facevo un sacco di sport, li provavo tutti.

Che legame ha con Praga, la città in cui è nato?
Lì ho ancora sorella e nipote. Ho vissuto l’esilio dalla mia terra per oltre vent’anni. Accadde dopo la Primavera di Praga (1968). Ero in Italia in vacanza da mio zio Cestmir Vycpalek, allenatore di Juventus e Palermo, quando mi dissero che non avrei più avuto il permesso di rientrare in patria. All’inizio fu durissima.

Zeman è noto per le sue sparate al vetriolo contro i mali del calcio moderno. Si è mai pentito di avere rilasciato certe interviste?
Mai. Io continuo a sognare un calcio pulito. Fatto per divertire.  

Qual è la sua paura più grande?
Di perdere una persona cara. Ho sempre sofferto molto quando mi è morto qualcuno.  

Perché fuma così tanto?
Purtroppo perché mi piace. Ho iniziato a fumare in Italia. Fu mio zio a influenzarmi. So che fa male, ma credo di avere il fisico per reggere. Forse sarà per tutto lo sport che ho praticato in passato. Ai giovani, comunque, dico sempre di non imitarmi.  

Qual è il suo film preferito?
Qualcuno volò sul nido del cuculo. È affascinante.

Tra le sue passioni c’è l’hockey su ghiaccio. Andrà a vedere un derby ticinese?
Sì. Sono curioso.

Lei, da giovane, è stato anche insegnante di educazione fisica a Palermo. Che tipo di professore era?
Esigente, almeno stando alle lamentele dei genitori. Ma i ragazzi mi volevano bene.

E i suoi nuovi allievi, i giocatori del Lugano, si lamentano dei suoi metodi?
Si applicano, si impegnano. Li vedo faticare, ma è normale, non erano abituati a certi sistemi.

Tra pochi giorni ci sarà il vostro debutto nel campionato svizzero a San Gallo. La prima partita in casa la giocherete il 26 luglio, alle 13:45. Come giudica questo orario?
Non è logico. Bisognerebbe pensare alla salute dei giocatori e degli spettatori.
 
Il pubblico luganese si aspetta grandi cose da lei. Le pesa?
No. Però una cosa la voglio dire: nei posti in cui mi hanno dato il tempo di lavorare, i risultati sono sempre arrivati. Spero che accada anche a Lugano.

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