J-AX: «Il bello di esser brutti»

VIDEOCLIP — Il titolo è un gioco di parole ma non solo. Perché rivela un lato privato di J-Ax, oggi famoso rapper e uomo di spettacolo, ieri adolescente snobbato dal gruppo

Il titolo, Il bello d’esser brutti, è un gioco di parole ma non solo. Perché rivela un lato privato di J-Ax, oggi famoso rapper e uomo di spettacolo, ieri adolescente snobbato dal gruppo. «A scuola venivo emarginato perché amavo i computer e i fumetti, invece che il calcio o il motorino», ricorda. Sempre un po’ fuori dal coro, quindi guardato con sospetto. Esperienze che l’hanno rinforzato, fino a farlo diventare un «perdente di successo». Il nuovo cd racconta questo (e molto altro) spaziando fra stili e generi e alternando atmosfere diverse. Il rap, anche duro e crudo, rimane il filo conduttore, ma abbondano contaminazioni rock, reggae, pop, dance, punk. C’è di tutto, pure troppo (il cd ha 20 brani e una scrematura non avrebbe guastato). Dalla solare Uno di quei giorni, con Nina Zilli, alla polemica Hai rotto il catso; dalla malinconica Un altro viaggio alla giocosa (e un po’ trash) Bimbiminkia4life assieme a Fedez. The Pub Song rimanda a Enzo Jannacci (con alterni risultati) mentre la conclusiva L’uomo col cappello è una riuscita autobiografia in chiave rap’n’roll.

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Testo: Diego Perugini

Foto: mad (messa a disposizione)

Pubblicazione:
martedì 17.02.2015, ore 00:00


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