Una delle 87 «barrel-house» di Jack Danielʼs. Ciascuna ospita circa 264mila litri di whiskey in botti di legno. 

Jack Daniel’s: la grande storia
di un piccolo uomo

Good old Tennessee: per i cultori del whiskey, il Jack Daniel’s è un’istituzione. La sua è una delle storie di spirito imprenditoriale dell’America del XIX secolo.

La piccola contea di Moore è immersa nelle dolci colline dello stato americano del Tennessee. Il capoluogo è Lynchburg, un paesino di 400 anime e un unico semaforo. Ogni anno però la piccola cittadina richiama più di 275mila visitatori che vi si recano non certo per il malandato museo delle prigioni o il palazzo rosso del tribunale nel centro cittadino. No, a catalizzare le folle di turisti è la distilleria Jack Daniel’s, che sforna ogni anno circa 120 milioni di bottiglie di whiskey e gode del primato della distilleria registrata più antica d’America.
Ad accogliere i turisti c’è una statua la cui grandezza supera di molto le dimensioni naturali di chi lo raffigura. È la statua di Jasper Newton Daniel.
Mai sentito? Niente paura, in realtà è più conosciuto da tutti con il soprannome di Jack. Lo sguardo fiero di Mr. Jack sovrasta le teste dei visitatori e guarda lontano, verso l’orizzonte. Una vista della quale, Mr. Jack non avrà probabilmente mai goduto in vita, spiega il degustatore Jesse James (l’omonimia è pura coincidenza), dato che i suoi 1,58 metri d’altezza non lo facevano quel che si dice un gigante. 

Un tuffo nel mondo a soli sette anni
James ci porta nella capannina in legno con due stanze che fu il primo ufficio di Mr. Jack. Sotto gli occhi del ritratto del fondatore appeso alla parete, James ci dà qualche ragguaglio sulla vita di Mr. Jack: quando entrò nel business del whiskey Jack era ancora piccolo. Ultimogenito di dieci figli e insofferente alla vita famigliare, nel 1853, all’età di soli sette anni, il piccolo monello decide di abbandonare il focolare domestico.
Orfano di madre, morta subito dopo il parto, James non era mai andato d’accordo con la matrigna. Per questo, con la benedizione del padre, il piccolo Jack decise di cercare fortuna altrove, nel grande mondo. Anche se non arrivò tanto lontano: neanche il tempo di dire «ciao», Jack si ferma alla casa del pastore luterano Dan Call. Manco a farlo apposta, il pastore non era dedito solo agli affari «spirituali» dei suoi parrocchiani, ma anche a quelli «spiritosi» e si dà il caso fosse anche uno dei migliori produttori di whiskey della zona e avesse bisogno di un aiutante. Fu così che Jack apprende l’arte della distillazione.  
Di fronte al desiderio ogni giorno maggiore di salvare anime anziché ubriacarle, il pastore Call prese una decisione: dedicarsi unicamente alla sfera spirituale. Deciso a concentrare i suoi sforzi nell’attività religiosa, nel 1866 vendette a Jack la sua distilleria per 25 dollari. Nello stesso anno Jack ne costruì un’altra in una grotta vicina, all’interno della quale sgorgava una sorgente. L’acqua filtrata dal calcare era l’ideale per la produzione di whiskey e trova ancora oggi impiego nella distillazione di ogni goccia di Jack Daniel’s.

Da piccola distilleria a colosso

Per la produzione di whiskey, si sa, non basta solo l’acqua: occorre produrre un
mash composto per  l’80% di mais, il 12 di segale e l’8 di orzo e un po’ di lievito di birra che viene fermentato in recipienti metallici dai quali si ottiene il cosiddetto destiller’s beer, i cui vapori ci hanno quasi fatto lacrimare gli occhi. Il processo di distillazione vi estrae l’alcol e i vapori sono raccolti e condensati, ottenendo un distillato: il whiskey, per l’appunto.
E ora arriva la fase saliente che differenzia un Bourbon da un Tennessee Whiskey: prima di essere messo in botti per l’invecchiamento, Jack Daniel’s è sottoposto a un processo di filtrazione tra carboni vegetali. Lo scopo è ottenere un prodotto con caratteristiche di morbidezza e rotondità, privo di parti grasse indesiderate e di sostanze aromatiche amare. Al tempo stesso il whiskey si impregna dell’aroma del carbone. Al termine del processo, viene trasferito nelle botti, dove rimarrà tra quattro e sette anni. A seconda dello stato della barrelhouse, il whiskey sviluppa un altro sapore. «A differenza dello scotch o di un altro whiskey, per il nostro non è l’età che conta, ma il gusto», spiega Jesse James. «Proprio come accade con la frutta, raccogliamo il nostro whiskey solo quando è maturo». 
Il Tennessee Whiskey Old No. 7 nasce dall’assemblaggio di whisky provenienti da diversi barili miscelati fino a quando non raggiunge il sapore dolce e affumicato, lo stesso che sedusse Sinatra. È merito suo se, alla fine degli anni ’50, il piccolo brand spopola nell’intera America.
Oggi lo si vende in più di 160 paesi; solo nella sua contea d’origine non lo si trova nei negozi. Dagli anni del Proibizionismo, Moore è una contea dove vige il divieto di vendita di alcolici. Solo nel 1995, dopo tante lamentele da parte dei visitatori, la distilleria è riuscita a ottenere una licenza speciale per vendere i suoi prodotti. Così, anziché terminare con una limonata, concludiamo la visita con un brindisi.



Il carbone per la filtrazione è fatto con legno d’acero bagnato con whiskey. 

Alcune informazioni utili.

L’originale
Prodotto sin dal 1866, Jack Danielʼs Old No. 7, conosciuto anche con il nome Black Label o semplicemente Tennessee Whiskey, è la punta di diamante del brand. Presenta un sapore rotondo, dolciastro e leggermente affumicato. Fr. 29.95/70 cl.

Il gentleman 
Il Gentleman è prodotto dal 1988. Dopo lo stoccaggio in botti di legno è sottoposto a una seconda filtrazione nel carbone vegetale che lo rende quindi ancora un po’ più delicato e più leggero rispetto all’originale. Fr. 46.95/70  cl.   


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Testo: Michaela Schlegel

Foto: Erik S. Lesser, mad

Pubblicazione:
lunedì 07.12.2015, ore 00:00


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