Jack Savoretti ha trovato la sua strada musicale.

Jack Savoretti: «Il mio percorso è iniziato a Carona»

Di origini italo-inglesi, il cantautore ha vissuto dieci anni in Ticino prima di trasferirsi nel Regno Unito. Ma il successo non gli fa dimenticare le origini.  — di KERI GONZATO

Incontro Jack Savoretti nel cuore delle Alpi Svizzere,  a Zermatt. Siamo nel backstage della Alex Venue, che ha ospitato il concerto di chiusura di Zermatt Unplugged. L’accoglienza è calorosa, anche se abbiamo perso i contatti: conosco Jack da quando eravamo ragazzini. Abitavamo entrambi e Carona e, assieme agli altri ragazzi, ci si trovava ad un muretto proprio di fronte a casa sua per guardare le serate estive scivolare verso la notte… Da allora, quel ragazzino dal viso pulito che scriveva poesie al tavolo di casa ne ha fatta di strada. Di origini italo-inglesi, il cantautore trentaduenne vive in Inghilterra da molti anni ed ha pubblicato quattro studio album tra il 2007 ed il 2015. L’ultimo, Written in Scars, che significa scritto nelle cicatrici, ha marcato un punto di svolta nella sua carriera.


Lʼinizio della carriera musicale
La sua vita di un musicista è stata un’avventura, un percorso ad ostacoli, una lotta emozionante in nome dellʼautenticità… «Nel passato troppe volte sono stato spinto a lavorare con professionisti perché “erano i migliori in questo o in quell’ambito” ma non usciva mai una cosa genuina – ricorda Jack –. «Diventava calcolato e prevedibile, diventava come qualsiasi altro lavoro». Creare musica «a tavolino» non è quello che gli piace fare, Jack ha sempre avuto fame di contatti umani veri, relazioni artistiche istintive e sincere. Proprio quando era pronto a mollare, ha iniziato a scrivere nuova musica come se non ci fosse un domani… Le ferite e le frustrazioni si sono trasformate in carburante. «È nata così la musica migliore, più personale che avessi mai fatto – racconta –. Avevo imparato a scrivere, ad esprimere con chiarezza quello che mi accadeva dentro». Decide allora che vuole continuare a rischiare facendo musica, assicurandosi però di farla a modo suo. Seguendo questo impulso vitale ha rivoluzionato tutto e si è liberato delle modalità che non gli erano consone. «Si è creata una barca dove ognuno è altrettanto importante, nessuno può parlare con superiorità all’altro, si naviga assieme, ma – aggiunge ridendo –, se fai la cazzata te lo si dice, proprio come avviene tra amici». È stato un processo di crescita e di maturazione in cui ha definito più chiaramente la rotta del suo percorso artistico… Assieme ai suoi compagni di viaggio e musica, come il chitarrista Pedro Vito, di cui è amico da oltre 10 anni, ed il giovane bassista irlandese John Bird Jr., nasce Written in Scars prodotto da BMG Chrysalis UK. Con la stessa naturalezza è nato anche il pezzo Waste your time on me, uscito questa primavera nel nuovo album On di Elisa…«Elisa, con cui ho avuto la fortuna di salire sul palco tante volte, ha invitato a cena me e Pedro – racconta il cantautore –, ci ha fatto ascoltare il suo nuovo album che ci ha fatto impazzire, con tante canzoni in inglese e un cambio di stile e direzione secondo me molto bello». Tra un sorso di vino e un boccone, Jack e Pedro le propongono di inviarle un loro brano entro un paio di giorni, «lo ascolteresti?» le chiedono. Lei risponde di sì e da lì ad una settimana si ritrovano a registrare il pezzo. «Ci piace un sacco, come tutte le cose belle è nato in modo spontaneo!».


Unʼinfanzia felice
La primavera lo ha portato a suonare fino in Australia mentre quest’estate gira i palchi tra Italia, Inghilterra e… il 13 si agosto sarà di nuovo in Svizzera all’Heitere Festival di Zofingen. Sul palco, assieme ai suoi compagni di navigazione, è una bomba di energia. Non si risparmia, ti coinvolge. Nella sua voce e nella chitarra senti vibrare la passione per quello che fa. Nonostante la sua vita lo porti sempre in giro, non ha mai dimenticato gli anni vissuti in Ticino. «Vi ho passato 10 anni importanti, dai 7 ai 17 – spiega –. Tutto questo, il mio percorso musicale, è iniziato lì, quando scrivevo al tavolo della cucina mentre mia madre preparava la cena». Ancora oggi, come atterra in Svizzera si sente a casa… «In realtà, più che la Svizzera è Carona, con la sua atmosfera bohémienne, il posto che mi fa sentire bene, che mi fa sentire a casa – mi dice –. Quando vado a trovare mio padre, che vive a Lugano, la prima cosa che faccio è salire a Carona al Ristorante La Posta, uno dei miei tre ristoranti preferiti al mondo». Sorridendo, ricorda che da ragazzino giocava a calcio con il figlio dei proprietari del ristorante. Di quegli anni a Carona ha solo memorie stupende, per lui è stata un’infanzia ideale… «Sono grato a mia madre per avermi cresciuto così e adesso è una cosa che voglio dare ai miei due figli», aggiunge, «con mia moglie e i bambini, ci siamo spostati da Londra ad un paesino di campagna proprio per pote offrire loro questa vita». Un villaggio fuori Oxford che a Jack ricorda proprio Carona. «Con le sue stradine, i sentieri, l’odore dei camini e gli artisti, gente interessante, intellettuali, eccentrici…». È lì che torna ed è da lì che riparte, con la sua barca di musica, alla conquista di nuovi palchi.

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