Jimmy Smeraldi, una passione per calcio e spettacolo.

Jimmy Smeraldi «Il palco è
il mio habitat naturale»

Negli anni ‘90 anima le piazze ticinesi con il karaoke e conduce trasmissioni televisive. Poi la svolta. Ma non abbandona la scena.

Negli anni ’90 ha riempito le piazze della Svizzera italiana con il suo karaoke. Non solo. Ha condotto programmi in radio, in televisione, approdando addirittura a Mediaset. Da quel mondo, però, Jimmy “karaoke” Smeraldi se n’è andato con l’amaro in bocca. Classe 1962, questo singolare personaggio oggi cerca soprattutto la normalità. «Anche se poi – ammette –, la voglia di presentare eventi non mi è mai passata. Ora lo faccio solo per divertimento. Di quell’ambiente pieno di illusioni non ho nostalgia».  

Figlio di immigrati
Lo slang giovanile. Il pizzetto. La camminata all’americana. Nato a Stoke-On-Trent, in Inghilterra, e cresciuto in un quartiere di Londra, Jimmy vive a Locarno, da ormai una trentina d’anni. «I miei genitori erano siciliani immigrati. Mio papà lavorava nelle miniere di carbone inglesi, mia mamma si occupava di me e dei miei tre fratelli». A 14 anni, la svolta. «Mia sorella aveva conosciuto un ragazzo di Cannobio. I due si sposano. A un certo punto, lui ha un grave incidente e muore. La mia famiglia, per solidarietà, decide di trasferirsi in provincia del Verbano-Cusio-Ossola. E io, che fino a quel momento avevo sempre parlato solo inglese, scopro una realtà nuova». Smeraldi in seguito tornerà a Londra per seguire la formazione di sarto tagliatore. «All’epoca c’erano un sacco di fabbriche attorno alla capitale inglese. Avrei avuto un futuro sicuro». In estate, però, Jimmy va a trovare i parenti a Cannobio. Ed è proprio in una sera d’estate che, passeggiando per Locarno, conoscerà la sua futura moglie. «Mi sono innamorato di colpo. Ci siamo sposati quasi subito, avevo solo 20 anni. Dalla mia unione con lei sono nati Kevin (30) e Simon (27). La mia forza».

Il discepolo di Fiorello
Il matrimonio. Il Ticino che prende il posto dell’Inghilterra. Un cambio di prospettiva radicale per Jimmy. «In Ticino di posti come sarto non ce n’erano. Per tirare a campare, allora, mi improvviso agente pubblicitario per una radio privata. Nel frattempo, inizio a organizzare eventi mondani per una storica ex discoteca di Ascona, il Cincillà. Una sera, mentre presento un concorso di bellezza, accade qualcosa di impensabile. Durante la pausa, un tizio porta sul palco uno strano aggeggio che riproduce la musica e proietta le parole delle canzoni su uno schermo. Mi rendo conto che il pubblico si infiamma, e che dietro a quel marchingegno c’è un potenziale enorme». È così che Jimmy ha la grande intuizione. Fare cantare la gente nelle piazze. Un po’ come, nello stesso periodo, sta facendo un certo Fiorello in Italia. «Ero un incosciente. Non selezionavo i concorrenti e mettevo in scena tutto con un impianto audio scadente. Però la cosa funzionava». A un certo punto giornali e televisioni iniziano a parlare di Jimmy “karaoke” Smeraldi. E del fenomeno da lui creato. «E lì capisco che devo essere più professionale. Fare selezioni. Curare la parte artistica e audio degli show».

Vita mondana
In contemporanea arriva la televisione. «Ho condotto trasmissioni su Telecampione, ho fatto l’assistente di studio per i programmi prodotti da Polivideo per la Tsi». Fino a quel provino per Canale 5. «Mi prendono e mi sbattono in uno studio pieno di gente. “Ora datti da fare”, mi dicono. E io allora mi sbizzarrisco. Canto, ballo. E, con la complicità di mio nipote al telefono, mi invento pure un’intervista fittizia a Bryan Adams». Risultato? Provino superato a pieni voti. «Mi fanno lavorare con Teo Mammuccari, Valerio Staffelli. E lì mi rendo conto di quanto il successo in realtà sia un miraggio. I cachet da favola sono appannaggio dei big. Gli altri non guadagnano con la tivù, bensì con le serate, con le ospitate. A quel punto si presenta un problema etico. Io, sposato e padre di due figli, quella vita non la voglio fare. Mi rendo conto che quel sogno in realtà non è un sogno. E saluto senza rimpianti. Il karaoke, la tivù. Nulla aveva più senso. Non mi divertivo più».     

Col microfono in mano
Da una decina d’anni Jimmy lavora per un’azienda internazionale nel campo dell’educazione. Viaggia parecchio, in Cina, negli Stati Uniti, nell’Europa dell’est. «Il palco, però, resta il mio habitat naturale. Quest’estate, ad esempio, mi è capitato di presentare lo show del Concorso Ippico di Ascona. Le emo-zioni che vivo quando ho il microfono in mano sono ancora quelle di un tempo. Però oggi ho uno sguardo oggettivo sulla realtà. Ho visto ragazzine svendersi per poco, con le madri che le appoggiava-no. Manie di grandezza, persone all’inseguimento dell’effimero. Anche io sono stato un vanitoso, mi piaceva essere acclamato. Ho fatto un percorso spirituale che mi ha permesso di maturare. E ora sono convinto che la vita è altro. È la partitella di calcio con gli amici alla domenica. È una passeggiata in riva al lago. È l’abbraccio dei tuoi figli». 

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