Katie Melua al Murten Festival nel 2015. La giovane cantante si esibirà di nuovo in Svizzera in novembre.

Katie Melua: «Voglio crescere
come cantautrice»

Il nuovo album della giovane artista è un mix tra pop inglese e canto corale georgiano. La Svizzera per lei ha una «stimolante atmosfera unica». — PATRICK MOSER

Partiamo da una domanda tratta dalla sua nuova canzone: «Se tutti i suoi sogni dovessero bruciare, quale salverebbe?»
(Ride) È una domanda a cui dovrei rispondere d’istinto, ma non mi viene in mente niente.

Il concerto nello spazio che sognava?
Oh, no. Pensandoci bene ho soltanto un grande sogno: crescere come cantautrice.  

Qual è stato il suo contributo personale al nuovo album?
Le quattro composizioni inedite sono state tutte scritte da me e, in parte, in collaborazione con alcuni amici musicisti. Le canzoni in cui è presente il coro femminile sono tutte reinterpretazioni di brani tradizionali dell’Europa orientale. «The Little Swallow» faceva parte della colonna sonora del film «Mamma, ho perso l’aereo». Quando ho scoperto che era una canzone ucraina ho voluto assolutamente cantarla nella lingua originale. «All-Night Vigil – Nunc Dimittis» di Rachmaninov, invece, è uno dei più grandi capolavori della musica corale classica.



Il suo nuovo album è fortemente influenzato dalla musica classica e per la prima volta ha scelto di cantare nella sua lingua madre. Come è arrivata a questa decisione?
Quando ho fatto visita al «Gori Women’s Choir» in Georgia sono rimasta ipnotizzata dalla loro forza e dalla loro precisione: 24 voci femminili che sembrano una sola. Ma non sapevo ancora come integrarle nella mia musica. Tornata in Inghilterra con l’avvicinarsi dell’inverno mi sono resa conto che dovevo realizzare questo album perché io stessa volevo assolutamente ascoltarlo.

Si tratta di un album dai suoni più cupi e pesanti rispetto ai precedenti. Anche la sua cover di «River» di Joni Mitchells è meno limpida e leggera dell’originale.
La musica e l’arte georgiana sono di loro natura molto cupe e pesanti. Il paesaggio e le montagne creano atmosfere drammatiche, la lingua è gutturale. Siamo agli antipodi rispetto all’astuzia, alla raffinatezza e alla gentilezza inglesi. I miei album precedenti erano fortemente influenzati dal modo di pensare e dai sentimenti della cultura britannica. Il nuovo album, invece, è una specie di ibrido culturale.

È questo quello che i suoi fan si aspettano?
Cerco di non pensarci. In realtà le aspettative dei fan possono generare molta ansia.  Soltanto un robot potrebbe rimanere impassibile. Prima dell’uscita di ogni album, quindi, cerco sempre di immedesimarmi in un io fittizio che non deve prendere in considerazione né la carriera artistica e il suo evolversi né l’industria musicale. Questa volta penso di esserci riuscita bene.

Cosa avrebbe fatto se non avesse avuto successo come cantante?
Sicuramente avrei lavorato in un ambito collegato alla musica. Magari in un negozio di dischi. Sicuramente sarei entrata a far parte del coro del mio paese. Ma sa una cosa?
Si potrebbe pensare che se non mi fossi trasferita nel Regno Unito quando ero ancora una bambina, non avrei mai avuto la possibilità di trovare la mia strada come musicista. Ho sempre pensato che in Georgia la mia vita sarebbe stata limitata al ruolo di moglie, madre e casalinga. Lavorando al mio nuovo album, però, la mia visione in bianco e nero di questa «vita parallela» è stata distrutta. In Georgia le persone hanno un approccio completamente diverso all’arte e alla cultura. Per alcuni aspetti anche migliore rispetto a quello che ho sperimentato io in occidente.

Può farci qualche esempio?
La cultura e la musica inglesi sono un punto di riferimento in tutto il mondo. In base alla mia esperienza, però, si usa troppo poco la logica e la creatività per affrontare i problemi artistici. Si pensa che il talento sia un dono divino e non qualcosa per cui è necessario lavorare sodo. In Georgia non si ha una visione romantica del talento: esiste un solo modo per arrivare al successo e tutto parte dalla disciplina. Questo approccio offre una speranza e una luce di cui io non ho mai potuto godere durante la mia attività creativa.

Suo padre era un cardiochirurgo. Lei con la sua musica in un certo senso è in grado di guarire i cuori spezzati. Aveva mai pensato a questo collegamento?
È molto bello. Ma le voglio raccontare un aneddoto. Quando avevo tredici anni abitavamo a Belfast e in occasione della giornata padre-figlia mio padre mi portò con lui in ospedale e mi fece assistere a un’operazione di bypass a cuore aperto. Non è stato affatto bello e tutt’altro che romantico.

Cambiando argomento: a lei piace assaggiare le specialità locali. Cosa le è piaciuto della cucina svizzera?
Sarebbe bello riuscire sempre a sperimentare. Quello che mi è piaciuto però della Svizzera è questa stimolante atmosfera unica. Me ne sono resa conto leggendo la biografia di Rachmaninov. Nato da una famiglia benestante russa, quando nel 1917 la rivoluzione d’ottobre sconvolge il Paese, la sua famiglia fugge su una slitta e, dopo aver attraversato la Scandinavia, giunge in America. Qui, però, Sergej Rachmaninov cade in depressione e non riesce più a scrivere. Solo dopo il suo trasferimento in Svizzera ritrova la sua musa. Anche il poeta Rilke ha scritto alcune delle sue opere migliori in Svizzera. Ma quali specialità mi consiglierebbe quindi?

Beh, so che è un’amante dei formaggi, per lei la Svizzera dovrebbe essere un paradiso.
Oh, sì, il formaggio mi piace davvero molto.

Quando era bambina il suo idolo era l’attrice Sigourney Weaver, soprattutto per il suo ruolo nel classico film horror di fantascienza «Alien». Sapeva che il mostro del film era stato disegnato dall’artista svizzero morto nel 2014 H. R. Giger?
Davvero? Wow, non lo sapevo... Di questo film mi affascina soprattutto il ruolo di Sigourney Weaver. Interpreta il ruolo di una femminista incredibilmente forte che riesce a uccidere la madre degli Alien e tutti i suoi piccoli. È un simbolo molto forte per la rivoluzione femminile del XX secolo.

Se incontrasse un extraterres­tre, magari più socievole di quelli del film, come gli descriverebbe la sua musica?
Sicuramente farei fatica anche solo a spiegargli cosa è la musica in generale. Credo che la musica sia qualcosa in grado di farci tornare bambini per tre minuti e mezzo. La musica stimola la fantasia. È un gioco tra se stessi e la canzone che si ascolta, in cui non viene posto alcun limite alla fantasia. O almeno, questo è quello che cerco di ottenere con la mia musica.

Pratica ancora attività estreme come lo skydiving o il bungee jumping?
No, ormai sono passati quei tempi. Quando avevo 20 anni ho fatto spesso cose di questo tipo. Ma ora ho 32 anni...

… non è più un’adrenalina-dipendente?
Beh, sono ancora abbastanza dipendente dall’adrenalina da salire sul palco durante i concerti.

Katie Melua ha venduto oltre dieci milioni di album e oltre un milione di biglietti per i suoi concerti. La cantante inglese di 32 anni sta per arrivare in Svizzera per due concerti: il 19 novembre suonerà al Musical-Theater di Basilea e il 20 novembre presso il Kongresshaus di Zurigo. Con se porterà il suo settimo album «In Winter», con il quale ha esplorato nuovi percorsi musicali ed è tornata alle proprie radici georgiane.

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