Roger Federer: «Giocherò finché mi diverto e posso conciliare l’attività sportiva con la vita familiare». (Foto: Andreas W. Schmid)

King Roger: «Una volta ero vegetariano»

Roger Federer racconta a tutto campo la sua passione per il cibo, dalla mozzarella alle lumache, ma anche dei suoi gusti musicali, del ruolo della moglie Mirka e dei figli. Con il finale aperto sul suo futuro professionale. — ANDREAS SCHMID e ANDREAS EUGSTER

Roger Federer, eccoci qui per l’intervista di sabato mattina. Di solito appena sveglio è scorbutico o già pimpante?

Diciamo che ora va meglio. Okay, stamattina ero un po’ stanco, perché ieri sera siamo stati di nuovo a cena fuori e abbiamo fatto tardi. In più oggi dovevo anche fare la valigia.

Fa la valigia da solo?

(Ride). Mettiamola così: ci aiutiamo a vicenda. Mirka fa la maggior parte del lavoro e io supervisiono.

Va bene se per i prossimi 30 minuti parliamo soprattutto di cibo, bevande e cucina?

Se parliamo di cibo va benissimo, adoro mangiare. Se parliamo di cucina, soprattutto della mia abilità ai fornelli...ahia... sono un disastro. Forse perché, anche sotto questo punto di vista, sono sempre stato molto fortunato: Mirka è una cuoca fantastica. E anche ai tempi in cui dividevo l’appartamento con Yves Allegro, Sven Swinnen o Michi Lammer, facevo sempre da aiuto cuoco. In altre parole: dubito fortemente di poter parlare 30 minuti di fila di cucina. Temo che esaurirebbe presto tutte le domande.

Nell’ultimo periodo si è dedicato ad attività normali come andare a camminare o in piscina. Sarebbe quindi logico che iniziasse anche a cucinare!

In realtà mi piacerebbe, ma al momento non ne ho il tempo. Cucinare non deve essere uno stress. Quando mi ritirerò, non escludo di mettermi ai fornelli ogni tanto. Per me e Mirka prepararci del buon cibo rappresenta un’ottima occasione per poterci rilassare un po’ per una sera, quando i bambini sono già a letto. Per fortuna viaggiamo molto e abbiamo sempre l’opportunità di provare qualcosa di nuovo. Mi piace adeguarmi alle abitudini del posto, in Asia mangio asiatico, in Italia italiano e così via.

Allora mangia solo fish and chips quando resta per tre settimane a Wimbledon?

Faccio attenzione a variare. In Italia mangio volentieri la mozzarella di bufala, ma naturalmente non posso farlo ogni giorno. Altrimenti prima o poi potrei arrivare in campo rotolando. (Ride).

Deve stare attento alla linea?

Oggi sicuramente più di prima. Non mi alleno più tantissimo come in passato, anche perché non è necessario. La cosa più importante per tenermi in forma è allenarmi nel modo corretto.

Qual è la sua zona critica?

Forse la pancia? (fa cenno di no). Non saprei.

Quand’è stata l’ultima volta che è andato a fare la spesa?

Ormai tanto tempo fa. Peccato, perché mi piace andare al supermercato. Prima di andare a fare una camminata, prendiamo sempre qualcosa in negozio...

…Landjäger…

...No, piuttosto cervelas o cipollata, che piacciono molto ai bambini. Anche perché così possiamo trascorrere più tempo alla griglia.

Ha mai mangiato insetti?

No, insetti no, ricci di mare sì. Nei migliori ristoranti del mondo mi fido ad assaggiare qualsiasi cosa. In passato sarebbe stato più difficile, perché ero vegetariano.

Davvero? Non lo sapevamo.

Sì, sul serio. Nei tornei giovanili non sempre ti servono la carne migliore, per questo ne ho fatto volentieri a meno fino più o meno ai 16 anni. Nel 1998 fui convocato per la prima volta nella squadra svizzera della Coppa Davis. Era la partita contro la Repubblica ceca ed ero solo una riserva. Ci accomodammo in una steakhouse e io ordinai riso e insalata. Marc pensava che scherzassi: «Ehi, Roger, siamo in una steakhouse, non puoi mica mangiare solo verdura!» E ordinò per me dieci piccole porzioni di diversi tipi di carne, la metà delle quali mi piacque molto. Da allora mangio di nuovo la carne. Il pesce, invece, ho imparato ad apprezzarlo grazie a Mirka. All’inizio il sapore in sé non mi piaceva, ma poi aggiungendo le tante squisite salse disponibili, ho cambiato rapidamente idea.

Mangia spesso fuori. Sicuramente capita che il cibo a volte non le piaccia. Fa chiamare lo chef?

No, no. Capita raramente che qualcosa non mi piaccia. Di solito ognuno tende ad ordinare ciò che preferisce. Quand’anche trovassi un capello nella minestra, non alzerei un polverone. Lo farei sparire con discrezione. Sarebbe imbarazzante per me mettermi a discutere.

Qual è la cosa più curiosa che le è capitato di mangiare?

È successo a Parigi, quando dissi di essere pronto ad assaggiare qualsiasi cosa. Persino cosce di rana e lumache. Non avrei mai pensato di ritrovarmi a mangiarle davvero. Le lumache mi ricordavano la strada per andare a scuola, ci giocavo spesso. E poi eccole lì mentre ribollivano nel mio piatto. Con le salse, però, sono riuscito a mangiarle: la salsa all’aglio, in particolare, ha un gusto molto forte e del sapore delle lumache non resta molto.

È già stato a New York nel ristorante dello svizzero Daniel Humm, il miglior chef del mondo?

Sì, conosco Daniel molto bene. Era diverso tempo che volevo andare a mangiare da lui nell’Eleven Madison Park. Non si tratta però di quel genere di pranzo per il quale ti basta un’oretta. C’è tutta un’organizzazione dietro. Quando ricevette la nostra chiamata, la receptionist pensava che si trattasse di uno scherzo. Essendo Daniel Humm un mio fan accanito, le sembrava impossibile che Federer in persona chiamasse per un tavolo. Quando arrivai al ristorante, Daniel sbirciò dalla cucina e ancora stentava a crederci. Poi iniziò con le portate: è stata un’esperienza fantastica. Dopo siamo rimasti a chiacchierare fino alle due del mattino. Ha anche un altro locale, il ristorante «NoMad», che frequento molto volentieri. È uno dei miei locali preferiti a New York.

Quante portate le ha servito Humm?

Penso che fossero sicuramente sette portate più tutti gli altri annessi e connessi, di certo non da meno. Di recente sono anche stato anche nel ristorante di Andreas Caminada, «Igniv», che ha aperto a St. Moritz. Anche quella è stata un’esperienza eccezionale.

Beve vino durante i pasti?

Sì, la maggior parte delle volte. È un elemento imprescindibile della buona tavola.

Chi assaggia il vino?

Mirka. Distingue benissimo i sapori e gli aromi e ne riconosce le particolarità. Ha un ottimo olfatto. Personalmente sono in grado di dire solo se mi piace o non mi piace.  Per questo sono felice quando è lei a controllare se il vino sa o meno di tappo. In casi di emergenza poteri farlo anch’io...ma la pressione di dover decidere per gli altri mi mette un po’ d’ansia.

Colleziona qualcosa oltre alle coppe?

Aha, sembra che abbia esaurito le domande sul cibo...(ride). In passato aiutavamo mio padre con la sua collezione di francobolli e di coperchi del cremino per caffè. A un certo punto ha venduto tutto. Per molto tempo ho collezionato i badge di accredito che indossavo durante i tornei. Oggi non ha più molto senso farlo, perché si usa una mia foto scaricata da Internet già diverso tempo prima. La foto quindi non c’entra quasi nulla con il mio reale aspetto al momento del torneo. In passato mi scattavano la foto per il badge sul posto, quindi era una vera e propria testimonianza storica; con la foto scaricata da Internet non è la stessa cosa. E oltre a questo...forse le scarpe, perché ne ho tantissime.

Fino al 2003 avevamo il suo numero di cellulare...

...e poi cos’è successo?

Poi purtroppo ha vinto Wimbledon.

Mi dispiace. (Ride). Spero che mi capisca. Oggi lo hanno forse circa 200 persone.

I suoi figli desiderano un animale domestico?

Le bambine ne sarebbero felici. Sanno però che non è possibile, finché gioco. Se a un certo punto saremo fissi in un posto, non lo escludo, perché avrei tempo di occuparmene. È di questo che ha bisogno un animale, non può essere considerato una semplice suppellettile.

Da bambino aveva un animale domestico?

Sì, l’ho sempre avuto. Nell’ordine porcellini d’India, conigli nani e poi gatti. Uno è stato con me per tutta la mia gioventù: Ginger è arrivato a compiere 15 anni.

Quante auto possiede?

Cinque. Non sono tutte mie, le condivido con Mirka.

Nel suo garage ci sono anche biciclette?

Sì, certo. Viviamo in montagna, non possiamo non avere una mountain bike. Vorrei comprarmi anche un’e-bike, così da poter pedalare tra le colline e le montagne senza tornare a casa totalmente distrutto. L’anno scorso, quando avevo più tempo, abbiamo testato un paio di modelli. È incredibile quanto si possa andare veloci con quegli affari!

I suoi figli sanno andare in bicicletta?

Le bambine, sì. Anni fa, a Wimbledon, abbiamo noleggiato delle bici e abbiamo gironzolato insieme intorno alla casa. È importante che i bambini siano capaci di andare in bicicletta.

È nel pieno della stagione su erba. Immagini se soffrisse di raffreddore da fieno...

A Stoccarda ho visto un doppista arrivare in spogliatoio con gli occhi rossi e visibilmente sofferente. Mi è dispiaciuto tantissimo. Sono fortunato a non soffrire di questi problemi!

Di cosa sa l’erba?

Adoro il suo profumo, mi ricorda il periodo in cui giocavo a calcio da ragazzino.

Le è capitato di mangiare l’erba come ha fatto Novak Djokovic dopo la vittoria di Wimbledon?

Letteralmente no. Ma di recente, al primo turno del torneo su erba di Stoccarda, mi è toccato invece mangiare la polvere...

Quante volte sua moglie Mirka le ha dato consigli tecnici o tattici sul tennis?

Tecnici poche volte, mi aiuta di più a livello mentale. Nota subito quando sono stressato, ma non per questo si risparmia nelle critiche costruttive. L’ambito in cui mi supporta di più è però quello organizzativo. Anche se devo dire che al momento Mirka si dedica più alla famiglia e ha dovuto mettere un po’ in secondo piano il lavoro, il che però è anche un bene.

Ogni tanto fate una partita a tennis tra di voi? Anche Mirka giocava nel circuito professionistico.

Circa cinque volte all’anno, per lo più durante le vacanze. Quando mi viene voglia di riprendere la racchetta, tocca a Mirka giocare con me.

E vince sempre un set contro di lei?

No, certo che no (ride). E comunque non giochiamo a punti.

Ha mai desiderato che Mirka non fosse stata una tennista? Essendo un’ex tennista professionista, sa perfettamente quando quello che dice è un scusa che non sta in piedi oppure no.

No, mai! Ne sono davvero felice. Sa esattamente di cosa ho bisogno per potermi preparare per un torneo nel modo migliore. Se non avesse mai avuto a che fare con il tennis, sarebbe stata molto meno comprensiva.

Nelle interviste parla molto dei suoi figli...

Mi si chiede anche spesso di parlare di loro...(ride).

C’è una cosa che ancora non abbiamo letto da nessuna parte: desiderate avere altri figli?

Sicuramente è un capitolo non ancora completamente chiuso, ma ne riparliamo quando mi sarò ritirato.

Quando pensa che arriverà il momento?

Non lo so neanch’io. Al momento va benissimo così. Tutti sono felici e rilassati, ci godiamo al massimo il tempo trascorso con i nostri quattro figli.

Nel circuito del tennis con chi ci si diverte di più fuori dal campo?

Quando mi diverto, faccio sul serio. Stan Wawrinka è sempre molto di compagnia e lo stesso vale per Seve Lüthi: quando è dell’umore giusto si butta a capofitto nel divertimento. Non saprei dire con certezza se gli altri giocatori siano dei festaioli. Ci si incontra più spesso sui campi da tennis che in discoteca.

Il giorno dopo una notte brava ha mai sofferto di un gran mal di testa in campo?

Proprio in campo no. Però, dopo aver vinto la finale degli US Open nel 2005, ho avuto qualche problemino di questo tipo per un paio di giorni. Non è stato proprio piacevole. Mi sono sentito nuovamente in forma solo il giovedì...

In quale film le sarebbe piaciuto recitare il ruolo del protagonista?

Non mi ci vedo nel ruolo di attore, anche se di tanto in tanto appaio negli spot pubblicitari. Bisogna essere consapevoli dei propri limiti e per me iniziano lì dove ci sono testi da imparare a memoria.

Sa suonare uno strumento musicale?

Ho iniziato con il flauto dolce e poi ho preso lezioni di pianoforte. Proprio ieri ho suonato qualcosa al piano per i bambini.

Suona ancora?

Conosco bene solo un brano. Mi sono esercitato troppo poco, purtroppo.

Qual è la sua musica preferita?

Sono cresciuto con la musica dello Street Parade. Grazie al mio ex allenatore, Peter Lundgren, mi sono poi avvicinato al rock, scoprendo gli AC/DC, i Metallica, Lenny Kravitz e altri. Tutti artisti che sono andato a vedere anche dal vivo. Al momento ascolto spesso la musica anni '90 quando sono a casa, mi tornano subito in mente i ricordi di quando ero bambino.

È a causa sua che il FC Basilea ha perso la finale di Coppa 0:3 nel 2015? Era andato a trovare la squadra negli spogliatoi prima e non dopo la partita.

Da allora non l’ho mai più fatto (ride). Anche prima non avevo mai avuto l’impressione di portare una gran fortuna. C’è stato un periodo in cui il FCB perdeva regolarmente quando ero in tribuna. Per fortuna ho assistito anche a tante partite in cui ha vinto.

Ora deve fare una scelta. Preferirebbe essere Justin Bieber o Lady Gaga?

Dato che non conosco benissimo Lady Gaga, dico Bieber.

«Titanic» o «Terminator»?

Praticamente da sempre non amo guardare quel genere di film sentimentali come «Titanic».  Poi però l’ho visto e devo ammettere che si tratta davvero di un film bellissimo e di grande effetto.

Ha pianto?

La scena in cui Leonardo DiCaprio scivola in acqua per non riemergere più è stata tutt’altro che divertente. Detto ciò, scelgo «Terminator». Pellicole come questa e «Rambo» sono leggendarie, non mi stanco mai di riguardarle.

Trump o Putin?

Sono stato seduto allo stesso tavolo con entrambi.

Quando?

Con Donald Trump sicuramente una decina d’anni fa. È stato a un party che Anna Wintour (n.d.r. caporedattrice di Vogue) aveva organizzato in mio onore a New York. Putin l’ho incontrato in occasione dei Laureus Sport Awards a San Pietroburgo, dove nel 2008 fui eletto sportivo dell’anno. Ero seduto allo stesso tavolo con Franz Beckenbauer, Boris Becker e Putin in persona. A un certo punto si alzò e fece il giro per brindare con ognuno di noi. Non ho però personalmente parlato con lui, quindi mi dispiace, non posso scegliere tra l’uno e l’altro

Una volta terminata la sua carriera, si vede a giocare nella categoria Seniores del circuito Interclub, ovvero il campionato a squadre svizzero? Come fanno ad esempio Marc Rosset o Jakob Hlasek?

È una cosa sulla quale mi è già capitato di riflettere. Perché invece non formare una squadra? Non sarebbe poi così strano. Già oggi potrei giocare nella categoria giovani Seniores...(ride).

Cosa dice a quei giornalisti che già nel 2009 parlavano di tramonto della sua carriera?

Li capisco. Dopo aver vinto tutti i tornei del Grande Slam, i giornalisti dovevano mettersi a caccia di novità. Le speculazioni sul mio ritiro possono sprecarsi, l’argomento si esaurirà solo quando diventerà realtà.

Sente di essere al tramonto della sua carriera o piuttosto all’alba della sua terza rinascita?

Terza rinascita suona decisamente meglio, ma vedremo per quanto ancora riuscirò a giocare. I miei fan sanno che mi piacerebbe continuare così, finché mi divertirò a giocare a tennis e potrò conciliare l'attività sportiva con la mia vita familiare. Qualsiasi altro successo lo considero una soddisfazione extra, a maggior ragione dopo che in pochi avrebbero scommesso sulla mia 18a vittoria di un torneo del Grande Slam.

 

 

 

 

 

Grazie al sostegno della Roger Federer Foundation, Cooperazione mette in palio una racchetta da tennis firmata dal “Maestro”. Inoltre, si possono vincere anche cappellini originali RF firmati e t-shirt. Per partecipare al concorso, inviate un SMS con la parola chiave WINLA, il vostro nome, cognome, indirizzo al n. 2667 (fr. 1.–) o comunicateli allo 0901 777 553 (fr. 1.– da rete fissa)

Temine d’invio: lunedì 3 luglio, ore 16:00.


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