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Claudia Crivelli
ha scritto il 11.01.2017


L'estate addosso

Un pensiero che può aiutare nel momento di un figlio che parte di casa è quello dell’avventura.

Immedesimarsi nei suoi sentimenti, che sono di paura dell’ignoto, del grande mondo, e di attrazione grandissima verso le novità che lo aspettano: il percorso di studi, le nuove amicizie, la quotidianità, la lingua differente da imparare…qualche psicoanalista asserisce che imparare una lingua nuova sia l’unico modo per staccarsi dai luoghi comuni e dalle pastoie inevitabili della propria cultura di appartenenza: siamo tutti un po’ dei conformisti, diamo per scontate idee e opinioni sul mondo perché le abbiamo apprese in un dato modo: dare un nome alle cose è il modo che abbiamo a disposizione noi esseri umani per conoscerle, e trovare un modo nuovo per nominarle ci aiuta anche a percepirle in modo differente, più nostro. Io sono convinta che non sia necessaria una lingua straniera per farlo, perché il linguaggio è talmente ricco che si possono trovare parole nostre per dire cose che sapevamo solo con parole ormai quasi prive di significato, ma è indubbio che imparare una lingua diversa da quella materna sia un bell’esercizio mentale e dell’anima. Quindi, pensare all’avventura che sta per intraprendere un figlio che se ne va all’università o che parte per un lavoro in un paese lontano è un bell’aiuto, che potrebbe spronarci nelle nostre personali avventure: è arrivato il momento, miei cari, di sperimentare qualcosa di soltanto nostro, una bella avventura…per chi di voi è attaccato alle tradizioni e alla terra al par mio, la sola parola “avventura” fa venire la pelle d’oca, ma poi lo sappiamo che un po’ di novità sprona le nostre cellule grigie e anche quelle di altri colori! Suvvia, non sarà necessario compiere grandi rivoluzioni, nessuno ci impone di partire per un giro del mondo forzato, e non dobbiamo neppure sentirci obbligate a indossare panni non nostri e ad omologarci a quello che fanno tutti (le solite visite ai musei imperdibili, le iscrizioni coatte alle palestre di grido, i corsi di raku e via discorrendo): no, no…qualcosa che davvero ci piaccia, e che non serva a nessuno; qualcosa che facciamo per il puro piacere di farlo: è questo il bello della seconda parte della vita…meno dovere, e più piacere. Meno apparire, e più essere. Meno altri al primo posto, e più noi stesse al centro dell’attenzione. Che poi, già lo so: finiremo per adottare un nuovo cane o un bambino in affido (o un gatto, o una pianta, o un’attività di volontariato: ovunque c’è cura vi è gioia), e comunque a sobbalzare ad ogni messaggio sul telefonino sperando che si tratti della figliola lontana!

In foto: *L’estate addosso”, l’ultimo film di Gabriele Muccino, che proprio di partenze e di viaggi di iniziazione parla: molto bello!


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