L'evoluzione di una posata

A TAVOLA — La forchetta, arrivata dopo il cucchiaio e il coltello, quando e dove è nata? E pensare che in passato era in mano ai servi…

Fate parte di quelli che appena vedono una coscia di pollo lanciano le posate? Oppure di quelli che, appena possono, ordinano i crostacei per dimostrare a tutti la propria dimestichezza con pinza e forchettina a due denti?

Qualunque sia la vostra vocazione, è innegabile che la forchetta sia uno degli utensili più usati della nostra società. Eppure è uno strumento relativamente giovane, almeno per ciò che riguarda il ruolo. In passato era in mano ai servi, nascosta in cucina. Era utile per tener ferma la carne durante il taglio: grande, diritta e con due soli rebbi.


Nella culla fiorentina
La forchetta da servizio era diffusa sia tra i romani sia tra i greci, che mangiavano con le mani. Difficile fare diversamente: i ricchi commensali erano sdraiati su un triclinio e i poveri non potevano permettersi le posate. Dove le mani non bastavano, ecco un cucchiaio per le zuppe e il coltello – turate le orecchie seguaci del galateo – da infilzare nei bocconi e portare alla bocca.

Nell’Alto Medioevo qualcosa mutò. Si mangiava normalmente seduti a un tavolo. Alla Corte di Bisanzio cominciò a forgiarsi la forchetta da portare elegantemente alla bocca e, nel 1003, una novella sposa lasciò di stucco gli ospiti imboccandosi con una forchettina d’oro a due punte: fu accusata di usare un instrumentum diaboli.

La Chiesa perseguì per secoli la copia in miniatura del forcone di Satana. Nel frattempo quell’arnese indemoniato e comunemente associato alla nobiltà femminile si diffuse nelle grandi città e a Firenze, nel 1483, Botticelli lo raffigurò in una delle sue opere.
Alla conquista dell’Europa.

Caterina de Medici, fiorentina sposata con Enrico II di Francia, portò la forchetta a Parigi, ma inizialmente non fu ben vista: per galateo, si considerava più elegante usare la punta di tre dita piuttosto di un bidente in metallo. Dal Seicento in poi, la forchetta apparì sempre meno sporadicamente: d’oro, d’argento, in legno o di stagno, a dipendenza del potere economico; quasi ben accetta in Italia e ancora disdegnata in Francia e Inghilterra.

Nel Settecento divenne più comune e si arricchì dell’incurvatura e di un dente. Cent’anni dopo, ecco anche il quarto. 

Galateo moderno
C’è voluto molto tempo prima che forchetta, coltello e cucchiaio riuscissero a convivere attorno a un piatto. Ora esistono addirittura forchette per dessert, da coquillage, auto-avvolgenti per arrotolare gli spaghetti… e vi sono regole ferree per il loro utilizzo.
Mangiare un pollo al cestello con le mani oggi non può essere che una riconquista dell’antica eleganza perduta, soprattutto se si usano solo le famose «tre punta di dita» dell’aristocrazia francese…


PAESE CHE VAI USANZE CHE TROVI

Giappone: non mettere le bacchette verticalmente nel riso, sono simbolo di morte.
Corea: non iniziare a mangiare prima che il più anziano l’abbia fatto; ricevere il cibo con entrambe le mani.
Thailandia: le forchette servono solo per mettere il cibo sul cucchiaio, non per imboccarsi.
Marocco, Somalia, India: mangiate solo con la mano destra, la sinistra è considerata impura.
Filippina, Cambogia e Egitto: lasciate qualche resto nel piatto, altrimenti significa che avete ancora fame.
India e Cina: rutto libero! Segno che avete gradito il pranzo.

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Testo: Elisa Pedrazzini
Foto: Alain Intraina
Pubblicazione:
lunedì 26.01.2015, ore 00:00


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