L'ex ingegnere diventato monaco

Giustino Pagnamenta ha iniziato il suo percorso di fede a 29 anni. Oggi è a capo della prestigiosa biblioteca monastica di Einsiedeln. — di RAFFAELA BRIGNONI

Si alza e raggiunge il computer per verificare l’esattezza della sua affermazione. «Siamo 52 monaci» ci conferma padre Giustino Pagnamenta, l’unico ticinese nell’abbazia di Einsiedeln. «Ho studiato a Zurigo e lavorato in Svizzera tedesca già prima di diventare monaco, quindi sono abituato alla realtà nordalpina. Ma è vero che se potessi, porterei qui un po’ più di cultura mediterranea, forse più aperta e meno rigida. Insomma un po’ più di italianità, magari anche in cucina» sorride.
Prima di approdare ad Einsiedeln nel 2004 e di essere ordinato prete nel 2011, padre Giustino ancora si chiamava Milo. Cresce a Sonvico, frequenta il liceo letterario e si iscrive alla facoltà di elettrotecnica al politecnico di Zurigo. «Il latino non era proprio la mia passione e pur avendo frequentato il liceo letterario ero più interessato alle materie scientifiche, mi piaceva la fisica». Terminati gli studi inizia una promettente carriera da ingegnere, qualche anno in Svizzera tedesca e due anni negli Stati Uniti, vicino a Boston. Una buona paga, un bel lavoro, tanti viaggi: America latina, Stati Uniti, Canada, Sud Africa e un po’ ovunque in Europa. Eppure Milo Pagnamenta non si sente completo. «Ero alla ricerca di qualcosa. Nel 1999, a 29 anni ho incontrato Padre Gabriel Bunge, un eremita in Capriasca. Mi aveva consigliato delle letture e da allora, io che non amavo leggere, ho iniziato il mio percorso di fede – spiega –. Non saprei spiegare che cosa mi abbia attratto, lo definirei un mistero». E di sorpresa ha colto un po’ anche la famiglia, che non si aspettava questo cambiamento, anche se un precedente già c’era: il fratello maggiore di padre Giustino è infatti pastore protestante nel canton Neuchâtel.



Scoperte di volumi preziosi
Scherzo del destino, da uomo laico poco interessato ai libri, Pagnamenta diventa il monaco responsabile della biblioteca monastica di Einsiedeln, una delle più importanti in Svizzera, con patrimoni inestimabili: circa 250mila volumi tra cui oltre 1.300 manoscritti. Legge parecchio «La sacra scrittura e letture spirituali. I romanzi non mi interessano» specifica. «Leggo soprattutto gli scritti dei Padri della Chiesa e quelli della Chiesa ortodossa. Mi sembra che nei libri della Chiesa ortodossa si trovi più nutrimento spirituale che nei nostri libri, dove, pur essendoci una grande attenzione all’aspetto scientifico, non c’è sempre quella profondità di pensiero e quell’attenzione alla tradizione che traspare dagli scritti ortodossi... ma forse è solo un questione di gusto» spiega il monaco. Dal suo ufficio si accede direttamente alla biblioteca, un gioiello barocco che suscita l’ammirazione dei visitatori, ammaliati dalla bellezza del luogo e dei testi esposti nelle vetrine. E qui il religioso ci coglie di sorpresa: «Non sono un bibliofilo, anzi, posso anche essere “crudele” con i libri. Se ce ne fossero di scarso valore e senza importanza per la nostra storia e il cui restauro necessitasse spese ingenti, non mi farei scrupoli a sbarazzarmene» ci stupisce il monaco, che per le sue letture si serve anche di un e-reader, «più comodo in viaggio». Nel monastero benedettino, anche se non aleggia tutta l’aria di mistero da Il Nome della Rosa, piccole e grandi scoperte di testi sono cose che succedono. «Proprio qualche tempo fa, un confratello che mi dà una mano, in un cassetto, tra alcune riviste e della carta da imballaggio, ha trovato un manoscritto medievale. Sarà rimasto tra le scartoffie per almeno cento anni» esclama il padre. Tra le altre curiosità, la biblioteca conserva anche dei libri manoscritti del XX secolo. «Si vede che a quei tempi i monaci non avevano abbastanza lavoro» ironizza il religioso. Ora invece le risorse sono minori: il monaco ha due collaboratori a tempo parziale, ma fondamentalmente lavora da solo: catalogare i libri, gestire il sistema informatico, rispondere a richieste di ogni genere, occuparsi delle fatture e di altri aspetti burocratici.
Ma non è tutto. Padre Giustino oltre alla sua attività nella biblioteca è anche uomo d’azione come responsabile del servizio pompieristico dell’abbazia. La struttura è tanto grande che questa è una necessità per scongiurare catastrofi e per preservare il ricco patrimonio culturale e artistico del luogo. Si sta avvicinando la preghiera serale, uno dei momenti che scandiscono la vita monastica e l’ora per noi di congedarci. Non senza un’ultima domanda. Il nostro monaco ha un sogno nel cassetto? «Mi piacerebbe fondare un monastero in Ticino – sorride – Ci porterei qualità svizzero-tedesche come la precisione e la serietà sul lavoro, la puntualità. Ma magari non i bratwurst!»

Foto: Pino Covino

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