L'hockey con le rotelle

Simon Majek è uno degli artefici del miracolo Malcantone nell’inline hockey. Da bomber di razza, continua a stupire.

Gioca in serie A da quando aveva 16 anni. Non solo: di mestiere traduttore e giornalista, è la voce dell’inline hockey sui media ticinesi. Simon Majek, classe 1977, attaccante, è uno degli artefici del miracolo Malcantone, squadra sorprendentemente in testa al massimo campionato elvetico. «Vogliamo cercare di fare lo sgambetto al Bienne Seelanders, campione in carica. Sarà dura, ma intanto ci godiamo il momento d’oro». Una scintilla scattata sul piazzale delle scuole di Savosa. E poi una lunga carriera agonistica, con tre titoli svizzeri. Simon, che ha il passaporto austriaco ma nelle cui vene scorre anche sangue ceco-ungherese, rispolvera l’album dei ricordi: «I primi due trofei li ho vinti con i mitici Rangers di Pregassona. Erano gli anni ’90, avevamo uno squadrone. Il terzo è arrivato due anni fa con il Rossemaison, club di un villaggio giurassiano in cui si vive per l’inline hockey». Lo dice con amarezza, Simon. Perché a Sud delle Alpi il pubblico scarseggia. «Quando c’è il derby contro il Sayaluca di Cadempino c’è qualche spettatore in più. Ma la media è sempre bassa. Ed è un peccato, perché il nostro è uno sport spettacolare». Quattro rotelle in linea sotto i pattini. Tanto agonismo. Partite accese che si giocano spesso sul catrame. Anche quando piove. E Simon che segna un sacco di punti. «Ci sono diversi giovani interessanti che stanno crescendo in Svizzera. Io però non mi sento per nulla vecchio e ho sempre la stessa fame di gol».

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Testo: Patrick Mancini

Foto: Sandro Mahler

Pubblicazione:
lunedì 25.05.2015, ore 00:00


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