Ex professionista, oggi Marco Baron fa l’assicuratore e l’opinionista in TV.

L'hockey su ghiaccio
riparte. Per davvero

L'INTERVISTA — Marco Baron, ex professionista e autorevole opinionista televisivo, analizza la stagione che sta per iniziare: in arrivo meno gol, ma una qualità di gioco più alta.

Le curve che esplodono, il ghiaccio che ribolle, l’adrenalina. Il conto alla rovescia è finito: il campionato svizzero di hockey su ghiaccio è pronto a ripartire. Ed è Marco Baron, ex portiere professionista e oggi autorevole commentatore televisivo, a fare il punto della situazione.

Baron, che torneo si aspetta?
Prevedo un salto di qualità, dovuto all’arrivo di molti stranieri di spessore. Vedremo un gioco più completo e più veloce. L’hockey su ghiaccio, a livello glo­­bale, sta cambiando.

A cosa porterà questo processo?
A partite più intense, più tirate. Ci saranno meno gol, ma saranno più belli e frutto del gioco di squadra, anziché di prodezze individuali. Rispetto al passato, oggi si lavora molto sugli aspetti difensivi, sul senso della posizione. Anche il pubblico è coinvolto in questa metamorfosi. Diventerà più esperto, capirà con maggiore facilità come mai si è segnato o si è subìto un gol. Ma ci sono anche altri aspetti che oggi hanno sempre più peso nel professionismo.

Per esempio?
L’alimentazione. Tanto è vero che diverse società vogliono che i giocatori mangino insieme, così è più facile seguirli. Ai miei tempi si era meno rigidi. Io, però, facevo attenzione a questo aspetto, il mio menu fisso era riso con pollo.

I numeri: Il pubblico ticinese  — La media stagionale

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L’hockey ha tifosi caldi e attaccati ai colori dei club. Una pista accogliente conta poco...»

Chi vincerà il titolo svizzero?
Sarà una bella bagarre. Ma io sparo due nomi: o Zurigo o Berna. Mi aspetto parecchio dagli orsi, che hanno voglia di rifarsi dopo la delusione della scorsa stagione.

E le ticinesi?
Le vedo entrambe nei playoff. Sul mercato si sono comportate bene, hanno riflettuto sul concetto di squadra, di grup­po. Perché quando si acquista un giocatore nuovo non bisogna pensare solo alla sua bravura sul ghiaccio, ma anche a ciò che può portare allo spogliatoio.

Se lei potesse cambiare qualcosa nella Lega Nazionale A, su cosa punterebbe?
Il campionato svizzero è da anni tra i migliori 5 in Europa, il livello è già ottimo. Potendo scegliere, comunque, ridurrei le squadre da 12 a 10 ed eliminerei la retrocessione. In Svizzera il punto dolente è rappresentato dalle finanze. Se un club è confrontato con l’incubo della relegazione, difficilmente farà giocare i giovani. Il sistema della lega chiusa allenterebbe la pressione su queste società e permetterebbe di coltivare più talenti.

Talenti che, un giorno, potrebbero arrivare in nazionale. Dopo l’incredibile medaglia d’argento ai mondiali del 2013, i rossocrociati sono tornati alla normalità. Perché?
Nell’hockey, per vincere, servono talento, preparazione e fortuna. Nel 2013 tutte  queste componenti erano presenti. Dopo quell’avventura, sono cambiati alcuni giocatori e, senza volerlo, certi equilibri si sono rotti. Ma non c’è nulla di negativo. La Svizzera resta una squadra rispettata.

Da quest’anno è tornata la Champions League. Cosa ne pensa?
Avere la possibilità di confrontarsi con squadre di altre nazioni è un’opportunità che può farci crescere.

E poi adesso c’è pure la Coppa Svizzera...
Per i piccoli club, che si ritroveranno a giocare contro una squadra di categoria superiore, sarà un’occasione di festa. Ma i professionisti la vivranno come una seccatura. Non la trovo una grande idea. L’hockey non è come il calcio, la differenza tra le varie categorie si fa sentire molto di più.

Chiudiamo parlando di pubblico. Quanto conta oggi avere una pista accogliente, a misura di spettatore?
Vado controcorrente: secondo me poco. L’hockey svizzero è conosciuto all’estero per avere tifosi caldi, attaccati ai colori dei rispettivi club. Insomma: se c’è passione, c’è quasi tutto.

Marco Baron

1959 — Baron nasce a Montréal (Canada) da genitori italiani.

1975 — Prima partita con gli juniori. Shutout davanti a 15mila  persone.

1980 — Esordio da titolare in NHL con la divisa del Boston.

1982 — È l’anno in cui nasce Enea, il primo dei quattro figli di Baron.

1985 — Approdo ad Ambrì. Con il primo derby col Lugano, vinto per 5 a 2.

www.swiss-icehockey.ch

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Testo: Patrick Mancini
Foto: Nicola Demaldi
Pubblicazione:
lunedì 08.09.2014, ore 00:00


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